Detto Mariano (LaPResse)
in foto: Detto Mariano (LaPResse)

È morto nella notte Detto Mariano, paroliere, arrangiatore, musicista che ha collaborato con alcuni dei più grandi artisti della musica italiana. L'uomo, 82 anni, è morto a seguito del peggioramento delle sue condizioni dopo che aveva contratto il Coronavirus, stando a quanto comunicato dalle agenzie di stampa. L'artista è stato un nome importante per la musica italiana, anche se il suo nome non rientra forse tra i più popolari all'orecchio del pubblico. Eppure a lui si devono centinaia di canzoni tra scrittura, produzione e arrangiamento, contribuendo alle canzoni di artisti come Adriano Celentano, Mina, Lucio Battisti, Al Bano, i Camaleonti.

La collaborazione con Celentano

A darne l'annuncio su Facebook è stato il musicista Gianni Dell'Aglio che, come lo stesso Mariano faceva parte del Clan Celentano: "La notte scorsa DETTO MARIANO ci ha lasciato… Resterà nella storia della musica italiana e nel cuore di tutti i suoi amici". Detto Mariano – all'anagrafe Mariano Detto – nacque il 27 luglio 1937 e cominciò a fare musica alla fine degli anni '60 ma la svolta avvenne quando fece il Servizio Militare. Lì, infatti, conobbe un giovane e non ancora famosissimo Adriano Celentano, che lo invitò a entrare ne I Ribelli come pianista e compositore e poi fu la volta del Clan, per cui diventò arrangiatore di molti dei dischi dei suoi autori, da Ricky Gianco a Don Backy (per cui scrisse "L'immensità").

Mariano collaborò anche con Battisti e Mina

Grazie al contratto con la Ricordi arrivò a lavorare con Bobby Solo, Milva, Equipe 84, Al Bano ed Edoardo Bennato, prima di rientrare nel Clan in tempo per arrangiare un successo mondiale come "Prisencòlinensinàinciùsol" e far partire anche una carriera da compositore di colonne sonore ("Yuppie Du", "Il bisbetico domato", "Culo e camicia", "Il ragazzo di campagna" e "Grandi magazzini" tra gli altri). Un altro incontro fondamentale fu quello con Lucio Battisti con cui lavorò a un album come "Emozioni" ma collaborò anche con Mina e Raffaella carrà