C'è il Big Beat, quello che vide protagonisti, a inizio degli anni 90, i Prodigy, ma c'è anche il rap, genere che i Fuera, band di Nola, provincia di Napoli, aveva abbracciato fino a qualche anno fa. Ma cercare di inquadrare in un genere questa band formata da Same e Diak (al secolo, Michele De Sena e Antonio Genovese) e Jxmmyvis (Luigi Visconti) sarebbe irrispettoso verso una continua ricerca di suono che stanno portando i tre a tentare una strada alternativa al classico album. I Fuera, infatti, che oggi presentano il nuovo singolo "Centoquaranta" come i BPM del pezzo, hanno creato una playlist in fieri su Spotify, in cui caricheranno tutti i singoli che rientreranno in questo progetto, qualcosa che gli darà la possibilità di spaziare e non avere troppi vincoli, sia temporali che di creatività. In questi ultimi anni il pop è cambiato, mutato e soprattutto ha ampliato i propri confini, per questo un artista come Cosmo ha potuto ottenere il successo che ha ottenuto e nonostante le differenze col musicista di Ivrea, si può dire che la strada della band campana potrebbe muoversi verso quel mood, con la techno che si mescola al rap che si mescola al pop in una continua ricerca che trova la sua forma in un Nuovo Vintage, cercando di mantenersi umani e "non rimanere robotici".

Partiamo da lontano: chi sono i Fuera?

I Fuera sono la musica che fanno. Siamo tre giovani individui che stanno capendo chi sono oggi e chi vorrebbero essere domani, la nostra produzione artistica cresce e cambia ogni giorno insieme a noi e ci racconta meglio di quanto non possa fare questa risposta.

Mettiamo nelle orecchie “Centoquaranta” e abbiamo un concentrato di quello che è il progetto Fuera: c’è il rap, big beat, ma è anche pop. Lasciando stare le categorie, qual è la vostra idea musicale?

Noi partiamo dal presupposto che qualunque cosa immaginiamo sia possibile. Esistono un’infinità di modi di esprimersi, ma al tempo stesso sono davvero poche le emozioni che arrivano dirette a chi le ascolta. Il sentimento primario di questo brano è la rabbia e per il nostro gusto non c’è niente di meglio di un beat in cassa dritta e acido per sfogare tutta la frustrazione.

Ascoltando Nuovo Vintage si nota la voglia di abbracciare un certo suono che in qualche punto usciva anche da Black Racism. Cosa è cambiato rispetto a quel momento della vostra vita artistica?

The Black Racism è stato il nostro primo esperimento musicale, prodotto in circa due anni in cui eravamo alla ricerca di un nostro stile. In quel periodo volevamo proporre un album di rottura che racchiudesse tutte le nostre influenze, musicali e non. È un progetto che abbiamo portato a termine senza pensarci troppo, seguendo solo il nostro gusto e il flusso di quel periodo: ora, con Nuovo Vintage, ci piace pensare che agiamo con più razionalità e ci sentiamo più a fuoco.

Siete napoletani ma solo di nascita, molto internazionali come sound: avete notato interesse fuori dai confini nazionali?

Se vale come interesse internazionale, possiamo dirti che brani come Hero e Mandarino sono stati molto ascoltati in Francia, è stata una grande sorpresa scoprire che Parigi era tra le 5 città in cui avevamo più ascoltatori su Spotify. Purtroppo la barriera della lingua è abbastanza insormontabile, ma siamo contenti se riconoscono e apprezzano il sound.

Con Cosmo, in particolare negli ultimi anni, alcuni suoni (quelli meno “estremi”, forse) sono stati sdoganati. Quali sono i modelli dei Fuera?

Nessuno di noi ha mai ascoltato particolarmente Cosmo prima del suo ultimo album che è una bella bomba, lui è riuscito ad essere “pop” mantenendo delle atmosfere da festa. I nostri modelli lo sono più dal punto di vista dell’attitudine e della creatività che da quello prettamente musicale: da Kanye West ai Massive Attack, con in mezzo un bel po’ di Prodigy, Pink Floyd e Daft Punk.

Tornando alla Campania, però, possiamo dire che alcuni dei mondi in cui vi muovete sono da sempre quei pochi che hanno un seguito e anche un’influenza: la dance e il rap. Esiste un legame, a parte quello natale, con la vostra terra?

Il legame che ci lega alla nostra terra, in particolare a Nola, è quell’amore-odio comune a moltissimi nostri coetanei nei confronti di una provincia stagnante, incapace di offrire prospettive, piatta ma pur sempre bella, pur sempre casa tua. Musicalmente siamo invece molto legati a Napoli per la scena techno più che per quella rap, la musica elettronica suona fortissimo nei club partenopei da anni e noi li abbiamo decisamente frequentati.

Mi parlate di Nuovo Vintage? Come nasce l’idea di un album in fieri?

L’idea di fare una playlist in continuo aggiornamento è nata innanzitutto dalla consapevolezza che la soglia di attenzione sia calata vertiginosamente. Pubblicare dei singoli in grado di stimolare continuamente chi ascolta e racchiuderli in un unico “contenitore”, ci permette di mantenere viva l’idea di album. Inoltre noi stessi siamo in continuo cambiamento e questa playlist in cui tutto è in divenire, è in grado di raccontarlo meglio di una pubblicazione “una tantum”, che avrebbe limitato anche le nostre scelte stilistiche.

Cos’è il Nuovo Vintage?

Nuovo Vintage è uno slogan che racchiude un po’ la nostra filosofia: accettare le infinite contraddizioni che la vita ci pone davanti ogni giorno e farsene una ragione esistenziale, per non rimanere robotici.