22 Ottobre 2021
13:05

Dal fumetto al disco, come Baronciani e Nuccini hanno musicato Quando tutto diventò blu

Se mettete insieme uno dei disegnatori più bravi e amati del Paese e uno dei musicisti che di questo Paese ha scritto pagine fondamentali della storia musicale il risultato rischia di essere un gioiello. È successo proprio questo quando Alessandro Baronciani e Corrado Nuccini hanno deciso di fare del fumetto del primo “Quando tutto diventò blu” (pubblicato da Bao) un album.
A cura di Francesco Raiola

Se mettete insieme uno dei disegnatori più bravi e amati del Paese e uno dei musicisti che di questo Paese ha scritto pagine fondamentali della storia musicale il risultato rischia di essere un gioiello. È successo proprio questo quando Alessandro Baronciani e Corrado Nuccini (Giardini di Mirò) hanno deciso di fare del fumetto del primo "Quando tutto diventò blu" (pubblicato da Bao) un album. I due artisti, quindi, hanno cercato (con successo, possiamo dire ex post) di trasformare le immagini del racconto – un racconto in cui al centro ci sono le crisi di panico -, in musica, creando uno spettacolo con cui hanno girato l'Italia nel 2020 e che successivamente si è trasformato anche in un disco in cui si sono fatti accompagnare dalle voci rarefatte, ipnotiche, evocative di Her Skin, Verano e Ilariuni dei Gomma. E anche in questo 2021 al fumetto e all'album hanno affiancato un lungo tour disegnato che si chiude il 22 ottobre a Modena, in occasione del Màt festival.

Quando avete capito che il progetto poteva prendere seriamente anche una forma discografica? "Non è mai successo che un fumetto diventasse musica” non sono riuscito a controllarla per bene, ma diciamo che se non unico è raro…

Nuccini: È una cosa che Baronciani fa sempre, dice che è sempre la prima volta, sono falsi storici (ride)

Baronciani: Però, pensandoci, l'unico che ha fatto cose simili è Davide Toffolo, che dal libro su Pasolini aveva fatto dei concerti dei Tre Allegri ragazzi morti, era molto performativo, con Enrico con la camicia bianca e Davide che gli disegnava dentro. Però facevano pezzi dei TARM.

Giuro che non volevo fare un reale factchecking…

N: No, ma è curioso, perché fare un film da un libro è molto più semplice che trasporre un fumetto in un disco, per questo quando anche con Daniela (Mazza, ufficio stampa di Bao Publishing, ndr), che ci cura l'ufficio stampa, abbiamo pensato con quale chiave comunicare una cosa difficile e complessa, nel modo in cui abbiamo eseguito il progetto, avevamo pensato che la cosa più facile fosse fare un fumetto che diventa un disco. Secondo me sono quelle chiavi di lettura che cercano di risolvere in comunicazione una cosa che è molto complessa: a quel punto io e Corrado abbiamo preso in mano questo progetto, abbiamo chiamato altri musicisti, e tutte cantanti donne per dare la voce alla protagonista, ne abbiamo tratto uno spettacolo tratto da un fumetto, in cui io disegnavo, parlavo, Corrado sul palco suonava con ospiti che ogni volta entravano a far parte dello spettacolo e facevano l'alter ego del personaggio principale. Conte che tutto, poi, era il racconto di attacchi di panico, quindi una cosa delicatissima.

Come si trasforma materialmente il progetto in musica?

N: È stato tutto molto naif, ma di un naif bello che è andato a ricercare anche una certa fragilità. Per esempio, con Alessandro abbiamo pensato spesso di aver preso una strada sbagliata, sai, riuscire a rimettersi in gioco con una cosa particolare, difficile, che è un po' come quei cibi che non sembrano complicati ma se sbagli un ingrediente si rovina tutto, per questo abbiamo lavorato su un pezzo alla volta. Il passaggio dal finire la cover dei Joy Division e i due tre pezzi che ha cantato Ilaria è stato fondamentale, in quel momento abbiamo cominciato a vedere tutto un mondo sonoro e dopo l'abbiamo seguito. Ale è stato molto bravo nella sua visione delle cose, penso alla scaletta; io pensavo partisse troppo piano, poi accellerasse troppo sul finale, ma Alessandro ha una grande qualità che è la grossa visione nelle cose che fa, perché è un artista a 360 gradi,  è un artista visivo, e il legame tra visione e suono è più vicino di quello che si crede.

B: Effettivamente quella cosa che diceva Corrado sul fatto che fosse tutto precario è stata anche la cifra del disco. Quando parli di attacchi di panico non sei super deciso e ogni decisione sembra quella sbagliata, come se vivessi in un limbo blu in cui fai fatica a decifrare le emozioni per quello che sono. Le prime volte ci siamo visti io, Corrado e Daniele Rossi, buttavo giù delle idee che spesso non entravano col mood degli altri. Ricordo che una cosa su cui ci eravamo impuntati era la cover di Karen è bionda – sul Viking express, perché io pensavo che fosse una cosa bellissima, poi ci siamo arenati, perché farla col piano dava quel modo troppo classico di interpretare le cose, farla col violoncello la faceva diventare un'altra cosa, io che parlavo diventava stucchevole, quindi rimanevano frammenti. È vero che c'era una visione, alla fine, ma per esempio molte delle forzature che ha fatto Corrado alla fine per fortuna si sono rivelate giuste.

È un lavoro da colonna sonora, come avete lavorato per trovare coerenza con le immagini?

N: Su questo abbiamo la fortuna che entrambi abbiamo un background sonoro comune. Tutto questo ha una sceneggiatura complessa ma una realizzazione semplice. Ti dico una cosa, negli ultimi anni sono diventato genitore, e quando scrivevo le musica per Quattro Quartetti con Emidio Clementi veniva mio figlio e mi chiedeva di smetterla perché si inquietava, invece, questa volta, sentivo mio figlio che cantava "Sospeso", e mi piace scrivere anche questo tipo di musica, Alessandro è stato un passpartout per quella adolescenza che non credo di avere mai avuto.

B: A proposito della fruibilità e della complessità della musica, mi è capitato di leggere un'intervista di Iosonouncane sul fatto che la società sta cercando sempre di più di semplificare i concetti per cui lui ha cercato di rivoluzionare la canzone in una sorta di complessità di esecuzione, mentre Quando tutto diventò blu, la complessità è tutta poggiata sul messaggio che volevamo dare, la musica è la parte fondamentale con cui abbiamo veicolato tutte le informazioni, ma le info erano tantissime: facciamo uno spettacolo, mettiamo solo voce femminile sul palco, io vado in platea perché voglio essere la voce che la gente ascolta da dietro, che viene dal proprio io, dal subconscio e questo non fa altro che aumentare la complessità del discorso. Il complimento più bello è stato quando durante un concerto una persona mi ha detto: "Mi sono divertito perché mi hai fatto lavorare tutta la sera". Gli ho chiesto in che senso ed effettivamente i concerti disegnati sono una cosa come se tu fossi al cinema, il concerto ti mette in una condizione di aprire di più i tuoi vasi comunicanti e accettare le sensazioni che ti arrivano dal palco.

Con voi sul palco ci sono state tante artiste, la scelta delle tre da mettere nell'album com'è arrivata?

B: Abbiamo fatto le prime prove con Her Skin, poi è venuta Ilaria. Io sono un fan dei Gomma, e inizialmente non credevo che Ilariuni potesse cantare in queste modalità, dopo la prima prova che era venuta a fare con noi ci siamo guardati e ci siamo detti che era la voce del disco: ha un timbro forte è una voce autorevole che riconosce, però, che esistono delle sfumature e questa cosa era perfetta. La voce di Verano, poi, mi piace tantissimo, già quando parla pare di ascoltare un disco degli Slowdive, dei My Bloody Valentine.

Parlatemi di creatività, cos'è per voi?

B: È un modo con cui si cerca di scappare dalle cose che non vuoi affrontare, il modo in cui giri attorno a un problema, un modo per risolvere il problema quando il problema è irrisolvibile. La creatività è il modo che ti spinge a cercare una soluzione: non possiamo far questo? Ok, possiamo fare quest'altro. È attraverso la creatività di Corrado che ho dato dei pezzi, Daniela che veniva alle prove, Her Skin che cantava i suoi brani, Ilaria che si è buttata a capofitto in questo progetto con gente che non conosceva…

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