Protesta dei lavoratori dello Spettacolo a Milano (LaPResse)
in foto: Protesta dei lavoratori dello Spettacolo a Milano (LaPResse)

Il presidente di Assomusica, l'Associazione degli Organizzatori e Produttori di Spettacoli di Musica dal Vivo, Vincenzo Spera non usa mezze parole, siamo all'anno zero anche per la Musica, e il calo di fatturato del 97% del comparto lo dimostra. Dalla fine di febbraio a oggi praticamente, a parte poche cose più piccole organizzate in estate, il comparto è rimasto fermo e come spiega Spera mentre altri settori colpiti duramente dalla crisi hanno comunque portato a casa un quarto del fatturato dello scorso anno, per la musica live i numeri sono impetuosi e il futuro è grigio. C'è da capire, infatti, cosa si può materialmente fare per far sì che nel 2021 le cose migliorino, anche a fronte di una crisi di cui nessuno conosce le tempistiche. Il nuovo Dpcm mette fine anche a quelle poche cose che si potevano progettare, ma già da quello precedente, che confermava i 1000 spettatori pr gli spettacoli all'aperto e i 200 per quelli al chiuso, aveva tagliato le gambe (chi organizza uno spettacolo all'aperto d'inverno?).

Presidente Spera, può darmi qualche numero del settore?

In Italia è quasi tutto fermo, posso dirle che siamo tra il 93 e il 97% del calo dei fatturati. Non è che ci sono tanti altri settori messi così e quelli che sono messi peggio, il loro 25-30% l'hanno fatto.

Possiamo dire che siamo all'anno zero, senza scadere in retorica?

Ma assolutamente, siamo all'anno zero, tanti dicono che non sarà più come prima e in questo deserto bisognerà trovare delle oasi.

In più, di nuovo la situazione non è delle migliori…

Non lo è mai stata dal 28 febbraio, c'era un po' di speranza che a questo punto viene a mancare.

Le chiedo qual è la situazione oggi, con molti lavoratori dello spettacolo che non vedono uno stipendio da mesi.

Ecco qual è il punto, il primo problema italiano è quello che non c'è una tracciabilità di tutti i lavoratori di questo settore, all'Inps se ne contano 327 mila, ma c'è molto sommerso. La tracciabilità e la conoscenza reale del comparto è il primo problema che crea difficoltà in maniera trasversale, ognuno al suo livello ha i suoi problemi, ma ovviamente chi fa il tecnico di palco e contava su 100 giorni all'anno di lavoro ora non ne ha avuto manco uno.

Era prevedibile questa cosa?

La situazione attuale poteva essere anche prevedibile, certo, solo che noi italiani non ci poniamo mai il problema finché non sbattiamo contro il muro.

Anche per la Musica vale la stessa critica fatta al Governo da altri settori, ovvero non aver fatto tutto il necessario nei mesi di relativa tranquillità?

Attenzione, non bisogna dare sempre la colpa a qualcun altro, bisogna saper fare anche autocritica e qui tocchiamo i punti su cui sto lavorando. Il Governo è il Governo, ma questo si affida a una macchina che deve far funzionare le cose: qualsiasi cosa faccia il Governo, la macchina scoppietta, va piano etc. È chiaro che stare dietro al coronavirus è un impegno quotidiano e quando uno fa un lavoro che lo prende totalmente non ha tanto tempo per ragionare e pensare nei termini giusti. Ora siamo al punto in cui non si può più aspettare, quindi bisogna che il Governo o i Ministri o chi per loro si dotino di strutture parallele che lavorino sulla ricostruzione, come quando c'è un terremoto. Ricostruire le anime, l'humus culturale etc l'aggregazione, dopo 8 mesi di distanziamento sociale, però, è molto più complesso, anche perché tutte le componenti del mondo dello Spettacolo non hanno fatto niente per proporre qualcosa: non si può aspettare solo che qualcuno ci venga in soccorso, ma avere anche la capacità per guardare al futuro.

E cosa avreste dovuto fare, quindi?

Innanzitutto avere delle idee su cosa poter fare, a cominciare dal chiedere i soldi giusti per sopravvivere fino a maggio. Quello che chiediamo ora è l'instaurazione di un tavolo permanente di confronto dove ci venga dato ascolto, soprattutto alla luce del fatto che chi deve decidere per noi non conosce la realtà del settore, che è molto frastagliata. L'individualismo di questo settore non ha fatto altro che aumentare la disparità, la disaggregazione perché ognuno ha pensato di andare a recuperare quello che poteva per sé o per le proprie categorie, senza sinergia con gli altri. Questo ora sta venendo fuori e ognuno cerca di aggregarsi a qualcun altro, sono nate aggregazioni spontanee…

Sì, ma mi faccia capire bene di cosa o chi stiamo parlando…

Se il governo o chi per lui non capisce qual è la nostra attività, dobbiamo spiegarglielo, dobbiamo sapere anche dire che da questa data a quest'altra stiamo fermi e tu ci devi dare questo, ma poi da qui a là noi proponiamo di fare questo. Chiediamo questo, questo e questo, poi dall'estate del 2021 pensiamo e programmiamo una nuova modalità e ci devi dare queste cose, dopodiché tra un anno ci sarà un altro step e insomma guarderemo alla lunga distanza.

Quindi ora che bisogna fare?

Capita che quando dici delle cose in tempi non sospetti poi non vieni ascoltato, testimonianza è che c'è una proposta approvata nella finanziaria 2017 che ancora giace lì perché è caduto un governo, poi ne è venuto un altro etc e quella legge conteneva anche proposte attuali come quelle dei riconoscimenti professionali di categorie che non esistono in questo mondo, una serie di punti focali per cui andavano fatti decreti attuativi. Ma proprio perché c'è crisi e più consapevolezza è il momento di sfruttare per proporre cose lungimiranti che guardino ai prossimi 10 anni, per proporre progetti che siano dedicati a questo settore, sui finanziamenti delle next generation, fondi che mette a disposizione il programma Europa Creativa, cioè gli strumenti che la Comunità europea indica agli stati membri, che poi lo stato membro non ne voglia tenere conto è un'altra cosa, ma il problema è che ad oggi nessuno ne ha parlato. Nel futuro sarà un altro mondo, non possiamo pensare che tutto sarà come prima, bisognerà sapere inventare nuove forme di spettacolo, saper fare sinergia, interazione tra generi. Sono tutti pezzi di un tassello su cui bisogna lavorare, ma bisogna che ci lavorino le categorie e chi fa quel tipo di lavoro lì. Ma lei mi dica chi ha fatto qualche proposta?

Beh, c'è chi ne ha fatte, penso a La musica che gira, per dire…

Ma La musica che gira fa richieste, non c'è una progettualità, ma una richiesta di sostegno sulle cose attuali.

No, no, c'erano proposte, penso ai codici ATECO, per dirne una. Comunque, mii chiedo, quali sono le soluzioni sul tavolo, in questo momento?

Io credo che non ci sia una capacità tecnica che possa lavorare sulle prospettive, quindi va costruita e tutti dobbiamo interfacciarci con questa struttura tecnica che tirerà fuori da noi le progettualità migliori per il futuro.

Da quello che ho capito è che non c'è granché da fare, non c'è prospettiva, quindi…

C'è da fare, perché ognuno di noi deve ragionare in maniera diversa, se è vero che ci saranno dei fondi e la comunità europea dice che almeno il 2% deve essere dato alla cultura ognuno di noi deve attivarsi coi territori, deve fare delle progettualità e farsele finanziare.

Beh, ma tra il dire e il fare, come lei sa bene…

Eh, ma se non nuoti affoghi.

Sì, infatti il punto è proprio che tante famiglie stanno affogando.

Scindiamo le cose, se andiamo sui lavoratori, beh loro sono dipendenti di qualcuno: se c'è qualcuno che deve lavorare ci deve essere qualcuno che gli offre il lavoro, se non c'è chi gli offre il lavoro è inevitabile che resta disoccupato. Per far sì che qualcuno offra lavoro ci deve essere un progetto, un'iniziativa, una prospettiva, questo può darsi che non possa farlo il lavoratore, ma chi deve creare lavoro deve avere una prospettiva, altrimenti finisce anche chi dà il lavoro. E il problema, sia chiaro, non si risolve con un bonus ogni tanto.

In questi mesi sono arrivate anche proposte singole, private, come quella di Fedez, secondo lei hanno senso?

Hanno assolutamente senso e in tutta franchezza penso che gli artisti, fino a questo momento, sono stati protagonisti a differenza nostra che siamo allo sbaraglio.