"Controcultura" di Fabri Fibra, uscito 10 anni fa, può essere definito l'anello di congiunzione tra la dimensione degli anni 2000 del rap italiano e il nuovo mercato musicale mainstream. Un lavoro in grado di definire nuovi caratteri dell'hip hop nostrano, in alcune parti adattandosi alla corrente pop e dance per ampliare gli ascoltatori di riferimento. Dall'altra parte, un'occasione per il grande pubblico di sperimentare l'ascolto di un nuovo linguaggio, un diverso emisfero tematico, in cui Fabri Fibra si immerge esponendosi a 360 gradi. "Controcultura" è la definizione stessa dell'evoluzione di Fibra, prima contro se stesso per il rifacimento pop di alcuni singoli, poi contro il mercato musicale italiano nella cruda esposizione dei problemi sociali. Politica, droga, violenza e misoginia, il tutto lavato pubblicamente dai singoli "Le donne" e "Tranne Te": "Controcultura" era l'unico tentativo che avrebbe potuto portare il rap al grande pubblico nel 2010, senza far perdere credibilità al genere.

Il disco

"Controcultura" è il sesto album in studio di Fabri Fibra e contiene diciotto tracce inedite: all'interno ritroviamo le collaborazioni di Marracash, Dargen D'Amico, Entics, Simona Barbieri, DJ Double S. Alle produzioni due grandi firme del panorama musicale italiano: da una parte Big Fish, ex componente dei Sottotono, e Marco Zangirolami, producer storico del rapper marchigiano. La copertina dell'album, diventata iconica per una visual giudicata troppo violenta, rappresenta la testa di Fibra aperta, con il cervello che viene tagliato con coltello e forchetta per essere mangiato dal potente di turno. La stessa copertina venne sottoposta a censura nella sua versione sigillata, incollando un adesivo col titolo dell'album sopra la testa aperta del rapper.

I singoli e le versioni censurate

L'uscita del disco venne anticipata da "Vip in Trip": il singolo originale divenne un successo anche grazie al video girato, dove apparivano i sosia di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Piero Marrazzo, citati nel testo. La versione radiofonica, anch'essa di successo, invece censurò i nomi dell'attrice Laura Chiatti e del politico Piero Marrazzo, coinvolti nelle rime del rapper marchigiano per gli scandali vissuti da entrambi. "Vip in trip", insieme ai singoli "Tranne te", accompagnato da vari video ufficiali e remix dance, e "Qualcuno normale" con la collaborazione di Marracash rappresentano le tracce più radiofoniche dell'album, ed insieme anche quelle con maggior contaminazioni musicali. Per "Tranne te" Fibra ottenne una collaborazione francese per la produzione musicale del singolo, mentre per "Le donne" il beat arrivò direttamente dagli Stati Uniti, come ammise lo stesso rapper. Fibra ha successivamente parlato dell'album durante l'intervista doppia con Marracash a Basement Cafè, dove in maniera provocatoria ha affermato: "Quell'album non mi ha impegnato parecchio sotto il punto di vista della scrittura, almeno non come ‘Tradimento' e ‘Bugiardo', ma al contrario di quello che pensavo, ha avuto più successo".

L'importanza dell'album per il rap italiano

"Controcultura" diventa un perno fondamentale attorno a cui gira il mercato musicale rap nei primi anni 10, una chiave di volta in grado di aprire la porta mainstream ad artisti giovani come Emis Killa, Fedez e Salmo. Il primo decennio degli anni 2000 del rap italiano aveva creato le basi, anche geografiche, di ciò che sarebbe poi diventato il genere. Fabri Fibra è stato anche il primo artista a firmare per un'etichetta discografica major nel 2006, aprendo poi la strada a Marracash e solo più tardi ai Club Dogo. Il mercato di massa stava incominciando a digerire per la prima volta l'hip hop italiano, nei suoi linguaggi crudi, nella sua immagine multidimensionale, rispetto ai canoni del pop italiano. "Controcultura" grazie ai singoli diventa l'album di riferimento, ma non si sarebbe arrivati a questo senza l'uscita di altri album fondamentali come "Marracash" di Marracash con il singolo "Badaboom cha cha", iconico per il video ufficiale in cui venne utilizzato un elefante a Barona, quartiere di nascita del rapper milanese. Non si sarebbe arrivato a questo risultato senza "Guilty" di Noyz Narcos e "Vita Bona" dei Cosang, in grado di porre dei punti di riferimento in una scena hip hop, come quella romana e napoletana, allora quasi inesistente a livello mainstream. Infine non si sarebbe arrivato a questo senza "Che bello essere noi", disco del 2010 dei Club Dogo, un album in grado di racchiudere un linguaggio nuovo del rap italiano, finalmente distante dallo scimmiottare lo slang americano.