Paul McCartney (Photo by Gustavo Caballero/Getty Images)
in foto: Paul McCartney (Photo by Gustavo Caballero/Getty Images)

"Parlo per me e non per la categoria tutta", ribadisce più volte Mimmo D'Alessandro, fondatore della D'Alessandro e Galli, una delle principali agenzie italiane di concerti. La D'Alessandro e Galli, in questi giorni complessi a causa della pandemia di Civd-19, per cui sono saltati numerosi eventi estivi, deve rispondere ai fan di Paul McCartney che protestano per il voucher che rimborsa il biglietto speso per le date dell'ex Beatles che erano previste a Lucca e Napoli. Alcuni dei fan dell'artista inglese e alcune associazioni di consumatori infatti lamentano che non è stata prevista l'opzione del rimborso completo del biglietto in soldi. Insomma, il punto è che non è detto che se ho speso 200 euro per vedere Paul McCartney voglia usarli per vedere qualcun altro – anche blasonato -, soprattutto a seguito di una forte crisi economica che potrebbe portarmi a usare quei soldi in un altro modo. La questione è complessa, e vede schierarsi da una parte il cliente che chiede di poter tornare in possesso dei propri soldi e dall'altra un'azienda che si muove nei confini stabiliti dal legislatore e chiede al pubblico di comprendere la situazione in cui tutti si sono trovati a seguito della pandemia. E promette di fare di tutto perché l'ex Beatles torni in Italia entro i famosi 18 mesi in cui è possibile utilizzare il voucher.

D'Alessandro, partiamo da una questione generale: cosa ne pensi delle nuove disposizioni del Governo contenute nel nuovo decreto?

Per quanto riguarda la disposizione del massimo di mille persone all'aperto e di duecento al chiuso la trovo una cosa orribile, perché si possono fare concerti con 1000 persone solo se mantenuti con i soldi pubblici, per un privato è complesso: 1000 posti compresi gli addetti ai lavori, vuol dire che puoi venderne di meno e con il ricavato non paghi neanche il palco, le sedie etc. In più non puoi contare su cibo e bevande, quindi come fa a mantenersi uno show? Può lavorare solo chi lo fa con soldi pubblici o sponsor, ma gli sponsor in questo periodo non sono facili da trovare, quindi…

Può essere un momento per rivedere alcune cose: c'è un problema di gonfiamento di cachet e produzioni e poi c'è la questione cibo e bevande.

Sì, ma questo ormai è un mondo drogato, come il calcio. La questione food and beverage è molto importante per i festival, non per il mio, in particolare, perché io faccio un festival da 23 anni in un centro storico dove ci sono bar etc quindi non ho quell'aiuto, però per i festival è una voce importantissima. Per quanto riguarda cachet e produzioni negli anni sono cresciuti un po' troppo e forse è il momento di tornare a ridimensionare un po' tutto.

In questo momento, poi, voi vivete una crisi nella crisi per la questione voucher per i concerti annullati di Paul McCartney…

Un problema enorme per me, perché erano cinque anni che lavoravo per portare Paul McCartney. Essendo così legato a Napoli, mi sto battendo per far rientrare Napoli nel grande circuito, ho fatto Gilmour a Pompei, Elton John al Plebiscito, e per far suonare McCartney al Plebiscito era il sogno della mia vita, l'ho toccato, c'eravamo quasi ed è rimasto lì, quindi puoi immaginare la frustrazione che ho e quanto male mi ha fatto. Però chi mi conosce sa che non mi arrendo mai e non voglio che questo sogno rimanga irrealizzato e per questo ci stiamo battendo perché quando tutto tornerà alla normalità possiamo rifarlo.

Come mai pensa che il caso sia scoppiato proprio su McCartney?

Perché è l'artista più grosso che c'è e poi i biglietti costavano di più, quindi ha fatto più rumore, e a questo si aggiunge che c'è tanta gente che fomenta. La maggioranza è silenziosa e non fa rumore, poi ci sono quelli che hanno comprato più biglietti etc e infine ci sono gli odiatori sociali.

Sappiamo come funziona il voucher, però il problema si crea per chi è un fan accanito di un artista in particolare. Insomma, c'è chi spende un tot per McCartney ma non li spenderebbe per altri e ora si trova a dover scegliere artisti per cui probabilmente non avrebbe investito tanto. Come si risolve la cosa?

La questione dell'affezione all'artista è vera, però non bisogna dimenticare che è una pandemia, noi stiamo lavorando da anni, qualcuno ci ha obbligato a fermarci, non è stato un problema di cattiva gestione nostra o tipo il sogno irrealizzabile, anzi, eravamo pronti, abbiamo fatto sopralluoghi, controlli e tutto quello che c'era da fare, poi  però siamo stati obbligati a fermarci. Però chi vuole andare a vedere McCartney ama la musica e chi ama la musica deve aiutarci. Chi conosce la nostra storia sa che abbiamo nel roster artisti del calibro di Eric Clapton, Elton John, Roger Waters, David Gilmour, quindi con il voucher hai comunque un parco macchine incredibile e puoi andare a vedere qualsiasi cosa.

Ma la speranza di rivedere McCartney in Italia c'è?

Certo, non è detto che McCartney non torni, in 18 mesi possono succedere tante cose. Però, intanto, tu non perdi i soldi.

Qual è il problema principale di una società che deve far fronte eventualmente a un rimborso del genere?

Le società possono pure fallire, non tutte possono reggere il colpo, per fortuna non è il nostro caso, noi abbiamo una struttura con 30 persone e non voglio licenziare nessuno, stiamo pagando da noi la Cassa integrazione, non abbiamo aiuti e stiamo facendo sacrifici incredibili: se domani mattina, però, tutti vanno a chiedere i soldi in banca, le banche falliscono, la filiera musicale conta migliaia di persone, quindi se ami la musica puoi anche andare a vedere un altro concerto di quel livello.

Da una parte quindi c'è un pubblico che anche per motivi economici vorrebbe indietro i soldi e un'azienda che usa gli strumenti che ha per non fallire. Ti chiedo: ci si può venire incontro, anche con l'aiuto del Governo e trovare una soluzione a questa cosa?

Secondo me il Governo nei nostri confronti si è comportato bene, noi non gli avevamo chiesto nulla, è stato il legislatore a decidere questa cosa dei voucher, che sono una boccata d'ossigeno. Voglio chiarire per bene, però, che quei soldi lì noi non li tocchiamo, sono soldi di chi ha acquistato il biglietto, non è che li andiamo a spendere soldi in altre cose, ci facciamo le vacanze. Quando organizzerò un altro concerto, tu che hai il voucher non mi ripaghi, insomma cerchiamo di tenere la filiera in piedi. Io faccio concerti in tutta Italia e lavoro con tantissimi professionisti, stiamo cercando di tenere in piedi tutto, perché se non ripartiamo, i professionisti con cui lavoriamo non li troviamo più e questo è un problema. L'anticipo che hai dato alle aziende non è che gliele chiedi indietro, dobbiamo fare in modo che restino in piedi perché il mondo della musica deve ripartire. Noi vogliamo dare risposte a tutti, non ci nascondiamo dietro a un dito.

Ma chi ha comprato il biglietto a Napoli può sperare di restare a Napoli per vedere altro, almeno?

Assolutamente, noi stiamo cercando di proteggere questa cosa, di non obbligare le persone ad andare fuori a spendere il voucher.

Quindi cosa puoi dire a coloro che si stanno lamentando?

Che devono avere fiducia, che loro non perdono niente, non perdono un centesimo, che chi ama la musica deve aver fiducia nella musica e noi faremo tutto il possibile per fare in modo che McCartney torni, in alternativa stiamo già lavorando per riproporre altri artisti dello stesso calibro, benché nessuno può essere uguale a McCartney.

Ovviamente sai bene che c'è chi vi dirà che si poteva comunque rimborsare il biglietto e non sfruttare l'opzione voucher, vero?

Però noi non stiamo facendo una violenza, ci stiamo comportando a norma di legge. Una legge fatta da un Legislatore, non l'ho fatta io.

All'estero hanno trovato altre formule, penso a chi ha aumentato il valore nominale del voucher, per esempio, anche del 50%, in altri Paesi lo rimborsano…

In Germania e altri Paesi danno voucher, in America, invece, non essendo legge danno questo incentivo. Però anche noi rimborsiamo tutto, anche prevendita, insomma, a chi ha pagato torna tutto: se ha pagato 150, può spendere 150.

All'artista è arrivato all'orecchio quello che sta succedendo?

Certo, prima che mi chiamassi ero al telefono con il management dell'artista, perché questa cosa è mondiale, lui aveva tanti concerti in Europa, i biglietti che sono stati venduti per l'Italia, poi, sono stati venduti in tutto il mondo. Gli dispiace però capisce.

Questo, in effetti, è un altro problema: gli inglesi, per dire, come lo risolvono questo problema?

Lo risolvono con la cultura della musica, con la speranza di tornare: in fondo avrebbero potuto andarlo a vedere a Londra o in altri posti, invece avevano trovato l'occasione per venire a Napoli e dobbiamo fare in modo che questa cosa succeda di nuovo a Napoli e che si torni a Napoli, che chi ha il voucher lo spenda a Napoli, sperando di rifarla in Piazza del Plebiscito. Ma sarà possibile farlo ancora in quella Piazza?

Boh, bisogna chiederlo al Sindaco De Magistris, mi sa…

Lui è stato molto vicino a questa cosa, ci teneva tantissimo a questo concerto, poi è arrivata la pandemia mondiale. Speriamo di poterlo rifare al Plebiscito.