Cosa vuol dire, oggi, in questi giorni di isolamento, pensare a video musicali da girare? Le tecniche di videomaking sono in continuo aggiornamento, anche grazie alle possibilità tecnologiche che mutano continuamente. L'avvento dei social, di Instagram, in particolare, ha dato un'ulteriore carta nelle mani degli artisti e dei registi, ma come muta il lavoro del videomaker musicale oggi che è impossibile muoversi di casa? Abbiamo chiesto a Giacomo Triglia, uno dei registi più stimati dell'ambiente (ha lavorato con artisti come Ligabue, Brunori Sas, Colapesce, Levante, J-Ax, Fabrizio Moro, tra gli altri), di spiegarci, appunto, come si sta muovendo in questi giorni. Triglia ha da poco montato e diretto il videoclip di Francesca Michielin "Stato di Natura", dovendo far fronte all'isolamento da coronavirus, appunto.

Ciao Giacomo, cosa vuol dire girare un video oggi senza poter uscire di casa?

Prima di questa domanda non ci avevo fatto caso, ma per me è come essere tornati agli inizi della mia attività, quando da giovane mi ingegnavo a realizzare video musicali per artisti indie utilizzando tutto tranne che riprese di situazioni reali (per risparmiare ovviamente). Videogiochi modificati ad esempio, come nel caso della videorubrica in onda sul All Music con Albertino e Prezioso del 2009, dove ho utilizzato i Sims alterando alcune cose nel codice sorgente per caricare visi e indumenti personalizzati (qui una puntata: https://youtu.be/w2MfXMKHxg8), la cosa stupenda era che potevo ricreare gli ambienti, i movimenti di camera, le azioni, quasi come fosse un set reale, tutto comodamente da casa. Oppure utilizzando uno stop motion primordiale nel 2008, altri li ho realizzati raccogliendo in rete bug del videogioco di calcio Fifa (questo video per altro, finì non so come, su Vice America all'interno di un articolo dedicato allo scandalo che coinvolse il presidente della Fifa in quegli anni), cose da nerd come l'utilizzo del Kinect della Xbox per ricreare effetti super psichedelici come in quello che ho realizzato per il cantautore Dimartino, o in 3d “saccheggiando” la Marvel e infrangendo qualsiasi tipo di copyright come in quello fatto per gli Omosumo. Insomma mi hai fatto fare un bel tuffo nei ricordi prima che gli esseri umani entrassero a far parte dei miei lavori. Al di là di questo credo sia molto stimolante provare a inventare “video alternativi”, che non siano la classica diretta social, di sicuro mi manca il set reale, sarei ipocrita a non ammetterlo, parecchi video ai quali dovevo lavorare sono saltati o rinviati a tempi migliori, ma devo dire che la sfida che sto affrontando mi diverte e sopratutto mi tiene impegnato, cosa fondamentale adesso, merito anche della “gavetta” da filmmaker indie.

Ultimamente hai lavorato a quello di Francesca Michielin, come avete lavorato per questo?

Quello che vedete online rientra nel classico esempio di “video alternativo” figlio di questo triste e delicato momento che noi tutti stiamo purtroppo vivendo. A pochi giorni dalle riprese della sceneggiatura originale, totalmente diversa ovviamente dall'attuale, e prima ancora del decreto “chiudi Italia”, ci siamo resi conto che la realizzazione era praticamente impossibile per le troppe restrizioni logistiche, l'alternativa era un lyric video (che personalmente odio), poi però, scambiando idee in chat con artista, management e Sony, l'etichetta della Michielin, ho proposto a Francesca di auto riprendersi con il proprio cellulare, in varie situazioni a suo piacimento, dando solo poche istruzioni tecniche su come effettuare le riprese, e devo dire che è stata bravissima! Poi ho montato e post prodotto tutto con un effetto vhs, da me tanto amato ma che mai avevo utilizzato per un video mainstream, e devo dire che il risultato è piaciuto molto a tutti.

Come nasce questo rapporto tra te e Francesca?

Per Francesca ho realizzato undici videoclip. Nel 2005 una mia amica, che lavora tuttora in Sony, mi propose di scrivere un trattamento per una nuova artista che stavano per produrre, “nuova” fino a un certo punto considerato che aveva già alle spalle la vittoria a X-Factor e un brano nella colonna sonora di Spiderman. Accettai e girammo da me in Calabria, quasi tutto nel mio home-studio (giusto per rimanere in tema Io Resto a Casa), quel video fece il botto, il brano era ovunque, tutt'ora mi diverte pensare che un video da sessanta milioni di views sia stato quasi interamente girato dove adesso ho la libreria con i vinili. La cosa bella dell'aver lavorato tanto con lei è che abbiamo fatto sempre video diversi l'uno dall'altro, questa cosa mi ha permesso di sperimentare e confrontarmi con diversi stili, dal cinematografico all'animazione, dall'emozionale allo sperimentale, e per questo ringrazio tanto Francesca per l'estrema libertà che mi ha concesso in questi anni, sempre attenta alle nuove tendenze e soprattutto aperta e disponibile a “giocare” con me. Tra i tanti fatti insieme i miei preferiti sono “Vulcano”, girato on the road a Berlino dal tramonto all'alba, entrando e uscendo da una miriade di situazioni cittadine notturne e per il quale ho svolto lì un notevole lavoro preparatorio a base di birra e giri notturni in bicicletta insieme ad amici, e “Io non Abito al Mare”, che mi ha permesso di girare all'interno di una delle opere di land art più importanti al mondo, il Cretto di Burri, da me tanto amato durante gli studio accademici.

Non è una novità girare con nuove modalità, con video verticali etc, ma cosa potrebbe rimanere di questo periodo?

Di sicuro non è una novità, hai pienamente ragione, io stesso pochissimo tempo fa ne ho realizzato un altro interamente con gli iPhone, secondo me quello che rimarrà sono dei video più “umani”, più “intimi”, dove le distanze tra fruitore ed artista sono quasi azzerate, vedi ad esempio quello realizzato da Ghali mentre interagisce con i suoi fan durante varie dirette Instagram. Gli artisti sono costretti dagli eventi drammatici in cui ci troviamo a vivere le stesse situazioni degli spettatori, chiusi in casa, un'esperienza completamente nuova ed estraniante (mai termine fu così adatto credo), e questo fa sì che il fan si possa sentire più “vicino” al suo amato beniamino e viceversa, mi piace vederci questo.

Ghali ha usato direttamente le dirette Instagram, appunto, ma anche J-Ax si è adattato, oltre a Francesca Michiein, per citarne alcuni. Tu stai lavorando ad altri video del genere?

Ho visti entrambi, quello di J-Ax è stato interamente realizzato dall'artista sfruttando uno schema simile, quello delle dirette social, e conoscendolo, dopo averci lavorato insieme di recente, so che si sarà divertito tantissimo a dirigerlo e montarlo perché lui ama seguire tutti gli aspetti di ripresa e montaggio dei suoi videoclip come nel caso di “Timberland Pro” che ho diretto per lui. Anche io sto lavorando a dei nuovi video a “distanza” figli di questo periodo, uno per altro sempre per la Michielin, del quale però non posso svelare nulla ma che presto vedrete in rete.

In un periodo di crisi enorme, a te cosa sta succedendo? Il settore è fermo, anche i video sono stati bloccati o comunque si cercano, appunto, alternative?

Come accennavo, sono tanti i video slittati/saltati che avevo in programma per marzo, Brunori Sas, quello per l'anniversario del disco di Lucio Dalla, Mario Biondi, e confrontandomi con altri colleghi, la situazione è uguale per tutti purtroppo. Alcuni artisti cercano delle alternative, molti hanno rinviato le uscite dei dischi e quindi di conseguenza i video musicali, quello che vedo però è un gran fermento di dirette social da parte degli artisti al di là di sfruttarle o meno per i propri videoclip, e il loro mettersi “a nudo”, la condivisione della propria vita privata in auto-isolamento in qualche modo li fa avvicinare ancor di più al loro pubblico che ha la possibilità di “interagire” in diretta quasi quotidianamente, vedi ad esempio il “Jova House Party” di Jovanotti, grande artista e grande comunicatore da sempre attento a percorrere nuove vie. Credo che questa pandemia, quando spero presto giungerà a conclusione, oltre a cambiare molto probabilmente le normali abitudini della nostra vita, cambierà anche il modo di comunicare del prossimo futuro.

Senti, immagino che il tuo lavoro sia costantemente in rinnovamento, com’è cambiato in questi ultimi anni in cui è tornato prepotentemente protagonista nella vita artistica dei cantanti?

In dieci anni circa di video mainstream l'evoluzione per me è stata tanta, soprattutto relativamente all'aspetto tecnico e organizzativo, ho iniziato girando con reflex e troupe super ridotte, adesso utilizziamo quasi sempre macchine da presa professionali “prestate” dal mondo del cinema, come le Arri ad esempio, con vere e proprie squadre di professionisti, direttori della fotografia, elettricisti, macchinisti etc., trattando tutto come fosse un piccolo film. Anche il lato produttivo è notevolmente cambiato, adesso affido l'aspetto organizzativo dei miei lavori quasi sempre a case di produzioni specializzate in questo, coinvolgendo location manager, set designer, stylist etc., questo mi permette di seguire contemporaneamente più lavori, cosa impensabile prima, riuscendo a stare dietro all'aumento esponenziale del numero di videoclip che gli artisti realizzano, anni fa infatti difficilmente per un album i singoli in uscita erano più di due, e di conseguenza il numero di videoclip, adesso spesso si arriva addirittura a quattro, cinque singoli, probabilmente a causa della velocità di dati a cui siamo abituati a fruire in rete, e al metodo stesso di fruizione sempre più “virtuale”. Quello che non è mai cambiato per me è la passione che nutro per questo lavoro, la voglia di “sporcarmi” le mani sul set con la macchina da presa come agli inizi, la curiosità di andare a scovare e studiare ovunque tecniche e stili, la metodologia di scrittura delle sceneggiature, e le fase di montaggio e post produzione soprattutto, che seguo sempre personalmente perché le considero parti integranti della regia, spesso infatti, in fase di editing ho idee e soluzioni a cui non pensavo durante lo shooting nonostante tutto sia super dettagliato sullo storyboard, ed è per questo che amo così tanto questo step del mio lavoro.