Con l'Arena di Verona Coez ha senza dubbio coronato un sogno, ma ha anche messo un punto a una carriera che in questi ultimi anni è stata splendente. Sì, perché, gli ultimi tre anni sono stati speciali per il cantante romano che ha rimodellato un po' il pop nostrano, prima con "Faccio un casino", album che anche grazie al singolo omonimo e soprattutto a "La musica non c'è" è diventato un vero e proprio fenomeno discografico e poi con l'ultimo "È sempre bello" che contiene anche i singoli "Domenica" e "La tua canzone". Coez è l'esempio di come questi anni di cambiamento abbiano portato una rivoluzione nel pop italiano; lui è uno dei primi che ha colto quei venti e ne ha anche indirizzato il verso. Oggi il rapper – il cui vero nome è Silvano Albanese – riempie i palazzetti e uno dei tempi della musica italiana, ma non dimentica quello che succedeva solo qualche anno fa, quando era un rapper amato e rispettato ma con qualche numero in meno.

Silvano, oggi possiamo dire che sei un artista affermato, ma se guardi indietro cosa vedi?

Vedo tantissima fatica, tanti momenti anche duri in cui non dico che ho pensato di mollare, ma ci sono stati momenti duri, il botto poi è arrivato nel momento in cui mi ero fatto dei calcoli, mi ero ridimensionato, ero tornato indipendente, ho pensato che avrei potuto continuare a fare dischi autoprodotti, perché c'era attenzione, per carità, ma mai troppa. E invece proprio in quel momento è arrivato il botto che mi ha fatto conoscere a tutti.

Sì, un cambiamento totale, inaspettato e improvviso…

Sono uno di quegli artisti che con un album, o forse con una canzone, ha avuto indietro quello che aveva fatto in quattro. La cosa bella è che poi le canzoni precedenti sono state scoperte e ancora oggi vengono scoperte. Se mi volto indietro, insomma, vedo una persona – un ragazzo ai tempi – che seguiva solo il suo istinto e poi alla fine ha sculato e gli è andata bene.

E se guardi avanti?

Se guardo avanti è abbastanza tosta, non so, quella frase di Andy Warhol mi gira sempre in testa, quella dei 15 minuti di notorietà, una frase che comincia a prendere sempre più senso, perché prima gli artisti che ce la facevano erano pochissimi e duravano tanto, adesso sono molti di più e chissà se dureranno o no e mi ci metto anche io in mezzo, chiaramente ognuno deve avere un minimo di presunzione di essere uno di quelli che poi riesce a durare.

E tu sei durato…

Io, dopo cinque dischi, ho ancora cose da dire, penso che ne avrò per molto, però resta comunque un punto interrogativo ed è il bello di questo mestiere; la musica non è una scienza esatta, è una spugna di quello che succede in giro, però penso che ho avuto mille vestiti, spero di riuscire a trovare sempre quello giusto.

Il pubblico, invece, come è cambiato?

Penso che il pubblico quest'anno sarà un po' diverso, vabbè, io poi ho sempre avuto, nei concerti grandi, un sacco di gente adulta, mentre nei piccoli no perché i più giovani sono sempre i primi a comprare i biglietti e se fai un sold out si vede proprio.

In che senso?

Quando mi è capitato di fare tre date in un posto, ho notato che la prima sera erano piccolissimi, la seconda l'età era media e nella terza cominciava a esserci gente più grande, quindi ho visto una tipologia di pubblico vasta e ho la percezione che quest'album sia arrivato a gente ancora più grande, anche oltre i trent'anni, forse anche grazie alle radio o al tipo di canzone: un pezzo come "Domenica" è un po' meno da sedicenne ventenne.

Il tour di Coez proseguirà il 12 ottobre a Torino (Palaalpitour), il 20 ottobre ad Ancona (Palaprometeo), il 27 ottobre a Milano (Mediolanum Forum), il 4 novembre a Livorno (Modigliani Forum), il 7 novembre a Firenze (Nelson Mandela Forum), il 16 novembre a Bologna (Unipol Arena), il 26 novembre a Milano (Mediolanum Forum), il 7 dicembre ad Acireale (Pal'Art), 12 dicembre Napoli (Palapartenope) e il 22 dicembre a Bari (Palaflorio).