in foto: I Coma_Cose

Prima qualche video su Youtube che pian piano cominciano a macinare visite e interesse, grazie anche alla loro attitudine urban, che unisce la melodia alla ricerca semantica che caratterizza i propri testi – in cui la caduta di una doppia o il cambio di un accento modificano il significato della frase -, poi Francesca (alias California) e Fausto Lama, ovvero i Coma_Cose, hanno deciso di riunire tre inediti in un Ep chiamato "Inverno Ticinese" che racchiude in due parole sia la malinconia che pervade alcune delle loro atmosfere, sia quella Milano che li ha cresciuti e che spesso citano nelle loro canzoni. Etichettarli, per dare un'idea di cosa stiamo parlando, non è semplice, con l'urban che si unisce al rap e al cantautorato, la cui impronta è forte, come dimostra "Anima Lattina" che cita una delle canzoni (e degli album) più belli di Battisti – e che ritornano per un motivo o un altro in alcune canzoni -, e che dà il la a un album completato da "French Fries" e "Pakistan" che i due definiscono "tre sfumature della stessa canzone".

Ciao, partiamo dal generale: da dove escono i Coma_Cose?

Da un appartamento condiviso con un terzo inquilino, sul naviglio pavese.

Avete pubblicato una serie di singoli, nei mesi scorsi. Come mai avete deciso di interrompere il flusso e raccogliere tre inediti in un Ep?

In realtà se ci si approccia a questo EP con una visione un po’ più ampia si può capire che sono tre sfumature della stessa canzone. Quindi il flusso non è interrotto, ma leggermente deviato. Sfocerà in un mare?… chi lo sa!

La domanda ve la faccio perché ho notato uno scollamento tra generazioni (e anche “generi”) in questi ultimi mesi: da una parte, i giovanissimi che se ne fregano un po’ dell’idea “album” e quelli più grandi che, invece, credono abbia ancora un senso guardare una serie di composizioni assieme e soffersi. Voi da che parte siete?

Siamo dalla parte che ‘la musica la fai quando hai qualcosa da dire’. Un album è semplicemente la necessità di raccontare più stati d’animo in un dato momento di vita altrimenti è solo un esercizio di stile commerciale.

“Anima Lattina” è un riferimento abbastanza esplicito, tra l’altro Battisti è citato anche nel testo. Da dove nasce quella ispirazione e cosa e in che modo vi ha ispirato?

Battisti come altri mostri sacri è: la musica italiana, noi anche se partiamo da un linguaggio più urbano abbiamo ben consolidato quel tipo di repertorio nel nostro DNA. Anima Lattina è insieme gioco, scommessa e passione, è arrivata per caso e non abbiamo fatto altro che fissarla in musica.

Oggi “Anima Latina” è considerato uno dei capolavori della musica italiana, ma quando uscì non fu capito. Cosa sono per voi quell’album e quella canzone in particolare?

Van Gogh morì povero.

Chi vi conosce sa che i riferimenti a grandi classici della musica leggera e cantautorale italiana non cominciano qua: in “Deserto” cantate “Il mio artista rap preferito è De Gregori”, ad esempio…

Il Loop perde il pelo ma non il vizio.

Pakistan, Jugoslavia, Golgota, Deserto, senza contare Milano, presente in tanti versi: mi parlate di questa geografia che caratterizza testi e titoli della vostra musica?

I nostri testi e la nostra geografia sono semplicemente ciò che viviamo, Milano Sud è la zona che abitiamo ormai da qualche anno, ed è quel senso di precaria non appartenenza che ci ispira e ci fa amare questa città.

“Coma_Cose nuovi Prozac +”? Me la spiegate: è uno degli accostamenti che vi fanno più spesso o cosa?

Mah sai, questo è un accostamento che più che altro ci diverte. In realtà sarebbe un sogno fare un pezzo feat. con loro… piccolo particolare, si sono sciolti dieci anni fa. Ma mai dire mai!

Per analizzare i testi ci vorrebbero ore: è una scrittura che gioca molto con le parole. È una caratteristica precipua del rap, ovviamente, ma voi, in particolare, oltre che col mondo che vi circonda, giocate anche molto con lo spostamento di accenti e lettere o con i doppi sensi. Come nascono i testi e quanto ci lavorate? 

Per fare i nostri testi serve la nostra testa.

Le canzoni si piazzano in testa subito, grazie anche alle melodie che danno, almeno è la mia impressione, un senso di malinconia, che va di pari passo anche con la nostalgia che trapela da alcuni testi. È una cosa su cui vi soffermate o lo lasciate nel campo della libertà interpretativa di chi ascolta?

Malinconia e nostalgia fanno sicuramente parte della nostra semantica, gli anni e l’esperienza nel fare musica in Coma_Cose si incontrano con una voglia Punk di sabotare ogni schema prefatto. Non c’è mai una finalità nelle nostre canzoni, tutto è molto spontaneo. In realtà le due parole chiave sono: divertimento e libertà.

Che coordinate volevate dare al pubblico con questo pugno di canzoni? E quali sono i passi futuri?

La cosa bella è che ci stanno arrivando tanta stima e affetto da un pubblico molto variegato. Si va da ragazzini molto giovani alle mamme dei nostri amici che ci mandano messaggi di incoraggiamento.

Volevo farvi una domanda sull’allargamento delle maglie del pop (che, secondo me, ormai comprende progetti vari come il vostro, quello di Carl Brave x Franco126, Coez o Ghali), poi, però, ci ho pensato e unendo i puntini ho visto che nelle vostre canzoni quello musicale – del pop, del cantautorato, dischi d’oro e capacità di farla la musica – è un tema che avete trattato spesso (penso a “Cannibalismo”, “Jugoslavia” o “French Fries”, per dire). Cos’è che vi interessa indagare dell’argomento?

È un discorso molto lungo quello che imbocchi con questa domanda… siamo nell’epoca dei social, della lamentela da piattaforma cybernauta, del tutti che giudicano tutto. Noi ci annoiamo molto, ma in qualche modo questi flussi mediatici non ci scivolano addosso e sfoghiamo la critica sociale con le parole e le note. Nei nostri testi se vuoi capire capisci, di cosa e di chi stiamo parlando. Per noi l’amore è un concetto molto ampio, non è solo fisico ma è anche ‘un fatto di cultura’.

Rap, cantautorato, urban etc: quanto vi stanno strette le maglie che i giornalisti sono obbligati a cucirvi addosso per far capire quello che fate a chi non vi ha ancora ascoltato?

Molto, la S ci va stretta. Sarebbe meglio una XXL!