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24 Settembre 2014
13:30

Chi è Danjlo Turco, la mente dietro le musiche dei The JackaL

Danjlo è la mente dietro le musiche dei The JackaL, ma è anche uno dei musicisti più eclettici e talentuosi che Napoli possa esprimere in questo momento. Abbiamo fatto due chiacchiere e ci ha parlato dei JackaL, della sua musica e del talento.
A cura di Francesco Raiola
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Danjlo-Turco- JackaL
Danjlo Turco dei The JackaL

Vi siete emozionati guardando "Napoli in 4k"? Siete rimasti incollati allo schermo mentre guardavate "The Parker"? Avete pensato: "Bellissimo l'audio di "Gay ingenui"? Ecco, probabilmente il merito è in parte dovuto anche alla colonna sonora che accompagna i prodotti dei The JackaL, il gruppo di videomaker napoletani che ormai tutta Italia ha imparato a conoscere. Sono tantissimi quelli che conoscono loro e il loro lavoro, fanno la fila per le foto, li condividono sui social etc, ma probabilmente non sanno che dietro quel lavoro c'è lo stesso sudore che ci mette chi prepara le musiche per tutti i loro prodotti. Lontano dai riflettori, ma nelle orecchie di tutti quelli che ridono e si commuovono coi video della combo napoletana, c'è Danjlo Turco, 24enne che del gruppo è compositore e ingegnere del suono, ma che fuori dal gruppo sta portando avanti un'attività musicale e di produzione che lo include senza dubbi tra "Quelli da tenere sott'occhio" o, per usare un inglesismo, una delle "Next Big Thing" che usciranno da quell'enorme fucina creativa che è Napoli.

Sul suo SoundCloud Danjlo carica remix (l'ultimo è quello di "Where Have You Been" di Rihanna), e alterna composizioni pop, songwriting ed elettronica ma al momento non rappresenta "quello che pubblicherei domani" ci dice, spiegandoci, poi, come lo studio sia una parte fondamentale del suo lavoro: "La verità è che io amo capire come funziona la musica, perché una cosa mi fa piangere? Perché un’altra mi fa sorridere o mi crea malinconia?". Intanto, probabilmente, a breve lo vedremo con gli Almamegretta, e sicuramente con Il Cielo di Bagdad, dove è entrato in occasione del prossimo disco in uscita fra qualche mese. E, ovviamente, nel prossimo video dei The Jackal. Insomma, "stay tuned".

Ci fai capire chi è Danjlo e come sei arrivato a collaborare coi JackaL?

Ho conosciuto Ciro in uno studio. Lui era un amico della produzione e ogni tanto suonavamo assieme, io ero li come autore esterno, mi occupavo dei testi e dei canti per un disco. Capisci? Mi occupavo dei testi! Diventammo subito amici, e non abbiamo mai più smesso di ridere. Poco tempo dopo mi presentò i ragazzi e "Lost In Google", la più grande svolta della mia vita. The Jackal ha creato su di me un brand prestigioso che porta il mio nome, mi ha dato la possibilità di dimostrare le mie capacità ad un network più vasto, molto più vasto.

Come nascono i tuoi pezzi?

Provo a descrivere un metodo: ascolto una ventina di dischi a settimana, una grande fetta di questi è di tendenza, cioè sono come la nuova collezione Gucci o Versace. Cerco sempre di identificare il periodo sociale rappresentato in un disco, quindi foto, vestiti suoni, movimenti, questo comportamento non mi fa mai perdere di vista la tendenza musicale, senza questa curiosità, farei di sicuro “della musica”, ma non “bella musica”.

Un album poi, è un contenitore di idee potenzialmente inesauribile. Ancora oggi riscopro segreti nelle chitarre in Nevermind, o nelle voci in Abbey Road. La verità è che io amo capire come funziona la musica, perché una cosa mi fa piangere? Perché un’altra mi fa sorridere o mi crea malinconia? Ormai il mio studio è fondato solo su questi argomenti, visto che studiare tecnica non mi è servito a nulla. Inoltre sento di essere una spugna, ascolto un brano, mi emoziono, lo scompongo, ci gioco, lo ricompongo diversamente, cerco di emozionarmi di nuovo, e valuto i cambiamenti.

Questo il mio metodo, e ormai accade tutto in pochi secondi. Insomma i brani nascono in automatico, perché se oggi ascolto un bel disco e lo assorbo, avrò più o meno una decina di idee con le quali vorrò giocare. Solitamente mi soffermo su uno strumento, tiro fuori un bel suono, e improvvisamente arriva un canto, probabile riassunto di tutto quello che ascolto. Registro una take di prova, e ci costruisco l'arrangiamento, in definitiva dovrei ricantarlo, ma non è mai accaduto.

A parte il lavoro coi The JackaL cosa fai? Ad esempio, sappiamo che collabori con gli Almamegretta, tra le altre cose…

Ho realizzato "Cosmopolitan" con Paolo (Polcari, ndr) degli Alma l’anno scorso, è nata una sinergia che non mi sarei mai aspettato, sebbene le nostre età e metodi di lavoro siano completamente differenti, abbiamo imparato moltissimo l’uno dall’altro, inoltre abitando letteralmente a due passi abbiamo cominciato a lavorare a moltissime cose assieme, tra le tante sto avendo l’onore di  aiutarlo per il nuovo disco degli Almamegretta che è la sua band da quando io non ero nemmeno nato.

Alterni cose più elettroniche a pezzi di songwriting. Su cosa ti piace lavorare maggiormente?

Temo di non aver mai sentito la necessità di orientarmi verso qualcosa, la verità che sto riscoprendo è che faccio musica per gioco, non devo dire o dimostrare niente a nessuno, le cose che realizzo sono descrizioni di momenti storici, sociali, che la musica attraversa, sono rappresentazioni di ambienti e di stati d’animo. Io non soffro e non sono nemmeno felice, ma adoro suscitare sofferenza e felicità.

Ad esempio, hai mai provato a suonare un accordo su un pianoforte scordato? Le tue porte emozionali si aprono, sei proiettato verso un mondo di sensazioni diverse, sconosciute. Non tutti conoscono le architetture delle macchine che usano. Molti musicisti, o ancora peggio i produttori, si limitano ad usare quello che hanno in modo canonico, senza capire che l'errore potrebbe generare sensazioni nuove.

Chiudendo, mi piace lavorare maggiormente sulle cose che non conosco, acustiche o elettroniche, non fa differenza, cerco costantemente di lavorare sull’innovazione emozionale, capire come funziona lo strumento, la macchina che sto utilizzando, per cosa è stata progettata, e per cosa non lo è stata.

A quando un album a nome tuo?

Un disco a nome mio non l’ho mai realizzato, o meglio ho un Soundcloud ricco di idee ma non rappresentano quello che pubblicherei domani. Ho realizzato un disco con Il Cielo di Bagdad, sono entrato nella band come producer e voce. I ragazzi sono miei amici da più di dieci anni, e fare un disco con loro è stato un gran bell’esperimento.  Ho subito notato che le mie influenze, le mie sonorità, si sposano perfettamente con quelle di una band. Quest’anno mi dedicherò a questo progetto, suonerò quello che mi piace dal vivo. Sono pezzi stupendi, è un disco molto introspettivo ed emozionale, mi sono cucito parecchi concetti addosso. A novembre uscirà il primo singolo.

Cosa (o chi) non può mancare quando componi?

Acqua, ne bevo continuamente. Pretendo la solitudine, nella produzione e nella vita in generale. Raramente compongo in compagnia, se c’è una persona in studio con me, deve essere qualcuno di cui mi fido particolarmente, che mi ispira tranquillità, cioè io. Ad ogni modo la prima idea pretendo di realizzarla da solo. Per quanto riguarda la strumentazione non so che dire, vorrei che ci fosse tutto. Ultimamente sto utilizzando un Juno 106, un Microkorg, e ho riscoperto il Polysix.

Come ci si approccia a un pezzo come Napoli in 4k? Insomma, non deve essere facile confrontarsi con la propria città, che tra l'altro è, per antonomasia, una delle patrie della musica.

Non ne parlo mai di fretta, Naples per me è stata una produzione molto naturale, perché si sono uniti vari aspetti della mia vita molto significativi. Ho suonato quell’arpeggio per la prima volta quando avevo 17 anni, con una Telecaster che mi regalò il mio papà in un momento molto particolare della sua vita, quindi per me quella chitarra ha un valore e una storia fatta di sofferenza e paura. Ho avuto modo di registrare quell’arpeggio per "Napoli in 4k" sette anni dopo, ho percepito in modo naturale il momento giusto, l’ho fatto con la stessa chitarra. Sono convinto che gli strumenti col tempo assimilino storie e stati d’animo, non è un caso che Naples sia così emozionante già nei primi secondi.

Credo che attualmente Napoli in 4k sia il prodotto che meglio descrive la città più musicale che esiste. La signora delle sigarette di contrabbando è rock ‘n roll, il saluto fraterno che ti fanno quando entri per la seconda volta in un posto è dub, club, gli insulti finti degli amici, le promesse sono hiphop, Napoli è una città realizzata in analogico, che suona loudness.

La musica a Napoli è in crisi. La musica a Napoli è più viva che mai. La musica a Napoli è rap. La musica a Napoli è elettronica. Danjlo, senti, com'è la situazione della musica suonata a Napoli?

Osservo molto la situazione a Napoli. Il problema evidente è la totale assenza di un'etichetta indipendente di qualità. Sottolineo di qualità poiché qualcuno potrebbe dire che a Napoli ci sono tante etichette, purtroppo temo però che nessuna sfiori la qualità indie che vedo in Europa. Tutti suonano, ma in pochissimi hanno qualcosa da dire, non c'è qualità sentimentale. Temo che Napoli non sia piena di artisti, di sicuro, come ti dicevo, ha una popolazione predisposta all'attività artistica, cioè farebbe di tutto per non lavorare, nulla di più.

Basterebbe un solo gruppo editoriale che imponesse quei pochi talenti che ci sono (cioè "ascolta solo la nostra roba perché è oggettivamente bella e ascoltabile, di qualità"). L'altro problema che vedo è la pigrizia d'ascolto, le persone non ascoltano i dischi e non hanno che idee datate, vecchie e inutili. Di talenti veri ce ne sono davvero pochi in giro, due o tre, me compreso.

Non suoneresti se non avessi mai ascoltato…

"In Utero" dei Nirvana.

Cosa ascolti solitamente e cosa stai ascoltando in questo periodo?

La musica afro in questo periodo mi sta dando parecchi spunti, soprattutto sui canti ha un potenziale nella forma e nello sviluppo molto più alto rispetto al blues americano. In pratica mi sto affezionando al blues reale, e non quello trapiantato in America.

Ultime uscite che mi piacciono sono: FKA Twigs, Jungle – Jungle.

Qual è la cosa più sbagliata che possa fare un musicista?

Suonare e conoscere esclusivamente il proprio strumento.

Senti, ma il fatto che tu faccia musica ma siano loro le rockstar, quanto ti rode?

Ho provato a sabotarli in tutti i modi, bucce di banana, trappole, bombe, veleni, ma è evidente che alla fine funziona quello che vedi, Ciro, Simone e Proxy meritano di essere rockstar.

Dove possiamo ascoltarti?

Quest'inverno suonerò e canterò col Cielo in tutta Italia e nord Europa. Inoltre sto scrivendo uno spettacolo molto interessante in cui spiego come la musica agisce sui nostri stati d'animo , ovviamente lo spiego a modo mio. È una cosa che preparo da tempo, e mi hanno data la possibilità di farlo qui a Napoli a novembre, e a Berlino a gennaio.

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