Si chiama semplicemente Mina Fossati il nuovo album, appunto, di Mina e Ivano Fossati. Un lavoro che come dice il cantante è un album che parla del presente, dell'hic et nunc. Ma la particolarità è che non è un album che cerca di strizzare l'occhio al presente musicale inteso come moda, non troverete alcun tipo di approccio giovanilistico, quel suono messo lì per tentare (inutilmente, come spesso accade) di ritrarsi al passo con la contemporaneità. In quest'album ci sono due dei più grandi artisti italiani che fanno quello che sanno fare meglio. Dopo Celentano, Mina ha scelto che era Ivano Fossati la persona perfetta per tornare a pubblicare un album a due, rimettendo in piedi un discorso che nel tempo aveva avuto alcuni momenti importanti, ma che per la prima volta ha un afflato più a lungo termine.

La sfida di Fossati e Mina

E la sfida era quella di convincere Fossati a rimettersi in ballo e ballare, lui che aveva deciso di fermarsi e che è tornato solo perché non poteva dire no alla richiesta di Mina ("Altrimenti mia moglie ha minacciato di lasciarmi" ha detto presentando l'album). Riascoltare due delle voci più importanti, sentire la vocalità di Mina cantare le canzoni scritte da quello che è senza dubbio uno dei massimi autori che l'Italia abbia mai visto era qualcosa che siamo contenti di poter raccontare e ascoltare. Non vi è alcun cedimento alla grandezza dei due protagonisti, benché talvolta è complesso affrontare con obiettività un progetto del genere, eppure questa volta l'impressione è che la grandezza di questo album sia proprio nella sua mancanza di sorpresa.

I giochi di voce di Mina

È un album in cui si mescolano le varie anime dei due, sia a livello vocale che musicale. La scelta di lanciare l'album con "Tex Mex" è forse dovuta a una volontà di accompagnare l'orecchio con qualcosa che ricordasse un momento importante della carriera di Fossati, ovvero "Panama", con questo blues rock in cui la voce di Mina riesce a trovare il suo spazio, ad accomodarcisi, dando anche un po' l'impressione di quello che saranno le varie sfumature. Perché la cantante riuscirà a cambiare registro più volte in Mina Fossati, alternando le ballad ai giochi di voce a mo' di filastrocche a cui ci ha abituato nella sua lunghissima carriera.

La scrittura di Fossati

È stupefacente rendersi conto di come Fossati resti ancora e sempre un gigante della scrittura. Un disco sul presente che, però, ha nel tempo un macrotema che lo attraversa in tutte le sue declinazioni (assieme a quello del viaggio, del movimento): "L'ultima volta che ti ho scritto era settembre, eppure il tempo è andato via" scrive ne "L'infinito di stelle" in cui l'orchestra accompagna questo esordio, "È passato il Novecento con tutte le bandiere, il mio cuore muto è rimasto a vedere" canta Fossati in un pezzo giocoso vestito addosso alla compagna di viaggio, c'è il tempo che dovrebbe guarire le ferite d'amore in "Ladro", "C'è tanto da dire, tanto da vivere, da raccontare, in questo tempo che non smette di passare" in uno dei pezzi più belli dell'album, "La guerra fredda".

La produzione di Massimiliano Pani e le orchestrazioni di Celso Valli

C'è una classe sopraffina in quest'album che è coerente co quello che sono Ivano Fossati e Mina. Coerente con quello che è il loro cammino, il loro percorso, quello che uno poteva aspettarsi da questa unione, sia a livello testuale che sonoro, con un'alternanza che non è mai sopra le righe, con l'orchestra protagonista ("L'infinito di stelle" e "Luna diamante") ma sempre utile al progetto anche grazie alla sapienza di Celso Valli e alla produzione di Massimiliano Pani che riesce a dosare bene le varie anime dell'album. "Proprio mentre scrivo queste righe il disco viene pubblicato – scrive Fossati sul Corriere della Sera -. Né Mina, né io, pensiamo a come andrà; nel farlo c’è stato tutto l’entusiasmo che c’era da aspettarsi, tutta la sorpresa e la meraviglia. Scrivere canzoni e interpretarle insieme a lei è appunto una fonte di meraviglia continua. Uno spostamento attraverso intuizioni diverse. Mina non è solo la grandissima cantante che conosciamo ma è pura intelligenza musicale".