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Capovilla in tour da solista: “La buona musica cambia il mondo” (INTERVISTA)

Il frontman de Il Teatro degli Orrori pubblica il primo album da solista dopo vent’anni di carriera e, in partenza per il tour, evoca e spera in una musica italiana che sappia divincolarsi dal macigno ideologico per il quale “Non racconta un bel nulla”. Ecco la sua intervista a Fanpage.
A cura di Andrea Parrella
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Una cosa completamente nuova, da absolute beginner, citando un Bowie in impermeabile. E' così che Pierpaolo Capovilla definisce l'esperienza di un musicista più che maturo, che dopo un ventennio di carriera si affaccia per la prima volta da solista sul panorama discografico italiano. Lo fa da alternativo quale è, in barba alle logiche del mainstream che ha sempre evitato con destrezza. Il frontman de Il Teatro degli Orrori porta in tour il suo Obtorto Collo, album uscito nel maggio 2014, una carovana di musicisti di altissima levatura (Stefano Giusti alla batteria, Francesco Lobina al basso, Alberto Turra alla chitarra, Kole Laca alle tastiere, Guglielmo Pagnozzi al sax) lo accompagnerà in questa esperienza destinata a nascere e svilupparsi sul palco, senza perdere dunque la cifra stilistica abituale, la consueta teatralità. Le sonorità, al contrario, seguono percorsi differenti: lontano dal rock, Capovilla realizza un disco dalle armonie prevalentemente cantautorali, strutture jazzistiche, contenuti marcatamente politici e sociali.

Obtorto Collo è una locuzione latina che ho scelto apposta perché noi oggi viviamo malvolentieri, o alla giornata, in questo sempiterno e reiterato presente, dimentichi del passato di cui non ci importa niente e indifferenti nei confronti del futuro. Viviamo in questo stato di inerzia sotto costrizione, un sentimento che può allo stesso tempo indurre alcuni ad un moto di ribellione, di lotta, di emancipazione.

Questa la sintesi tracciata, nell'intervista a Fanpage, da Pierpaolo Capovilla. E lo stato di costrizione non è casuale, perché il medesimo che ha portato al concepimento di una delle colonne portanti dell'album, ovvero "Ottantadue ore", pezzo dedicato alla vicenda di Francesco Mastrogiovanni, maestro elementare cilentano morto nel 2009 dopo alcuni giorni di Trattamento Sanitario Obbligatorio e, per Capovilla, letteralmente sottoposto ad uno stato di tortura che divenne, tragicamente, un omicidio: "Se questa cosa fosse successa negli anni '70, le piazze si sarebbero riempite di manifestanti, sarebbe successo un casino, perché non c'era questo stato di indifferenza imposto dai media, dalla politica, dalle circostanze sociali". L'album si impone, dunque, anche come una discussione sul ruolo che il cantautore, e la musica in primis, dovrebbe avere:

Credo che la musica leggera debba parlare delle ingiustizie, delle contraddizioni del mondo, altrimenti a cosa serve la musica?

La buona musica, appunto, quella che "Salva il mondo". Quella che in Italia, per Pierpaolo Capovilla, di fatto è stata quasi soppressa dalle dinamiche del nostro tempo, che ha completamente perso la sua vena narrativa, la volontà di raccontare qualcosa. Il giudizio è tranchant: "La musica leggera italiana non racconta un bel niente. Non ce l'ho con le persone in particolare, ce l'ho con l'ideologia di fondo. Il desiderio di narrazione rinasce nella musica alternativa, indipendente da questa ideologia contemporanea. Non importa se fai un disco con una major come nel mio caso (Universal, ndr) o se la fai con un'etichetta indipendente. Il problema è l'ideologia di fondo che soggiace a ciò che fai. Essere indipendenti e alternativi vuol dire esserlo rispetto a questo stato di cose"

Non resta che assistere alle esibizioni di Capovilla e i musicisti che lo accompagnano. Il tour è partito il 29 ottobre da Genova e toccherà, da ora sino a gennaio, prevalentemente al centro-nord, in attesa di un ampliamento del tour, questo lo aggiungiamo noi, anche al meridione, cosa che Capovilla non vede l'ora di fare. Sulla pagina Facebook ufficiale tutti gli aggiornamenti sulle date dei concerti.

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