U2 in concerto (ph Danny North)
in foto: U2 in concerto (ph Danny North)

Alzi la mano chi ha mai visto la bandiera dell’Unione Europea sventolare a un concerto rock? Succede solo a un concerto degli U2 che, dopo le campagne contro la povertà in Africa e la fame nel mondo, aggiungono anche la malandata Europa alle cause da promuovere. Ma c’è soprattutto la musica nella prima delle quattro date milanesi dell’eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour che i “quattro ragazzi irlandesi” – come Bono ama chiamare sé e i suoi compagno di vita – portano in giro nei palazzetti, dopo il 2017 di tributo al trentennale di the “Joshua Tree", i cui pezzi rimangono però fuori dalla scaletta del tour.

Il monologo di Charlie Chaplin

A rompere il ghiaccio il monologo de “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin e le immagini che ricordano le città europee bombardate durante la Seconda guerra mondiale: c’è anche Milano, ma soprattutto Berlino, perché dalla capitale tedesca passa il momento più incredibile della carriera degli U2, a cui il concerto lascia la parte più intensa della scaletta, mettendo in fila il trittico “Zoo Station”, “Stay” e “Who’s gonna ride your wild horses” che compendiano il biennio 1991-93, in cui la band in stato di grazia confezionava “Achtung Baby” e il suo derivato “Zooropa”.

Uno show politico

È soprattutto il pezzo prestato al capolavoro di Wim Wenders “Il cielo sopra Berlino” a sorprendere i fan, come pure “Acrobat”, mai suonata dal vivo. Prima è invece furore anni 80 con “I will follow” e “Gloria”, col la band che sfrutta tutta la mega produzione del palco, con un muro di led di 31 metri che divide in due il forum di Assago e una piccola isola che si avvicina alle tribune dove i quattro in formazione compatta danno vita alla parte più politica della show, mentre sui teleschermi arrivano le immagini dei migranti che attraversano il mare, della Siria in macerie e delle manifestazioni per la pace. Bono prende il megafono, rimane da solo sul piccolo palco mentre il resto della band fa partire Pride (in the name of love) per la gioia dei diecimila del Forum.

Il ringraziamento all'Italia

Tra un’elogio al genio italico – da Leonardo da Vinci a Giorgio Armani – al buon cuore italiano – Bono ringrazia sentitamente l’Italia per quanto fatto sull’accoglienza migranti, glissando però sulla recente svolta politica – e a Emma Marrone (ringraziata da Bono alla fine di "Women of the world" , nell'ambito della campagna di ONE "Poverty is Sexist movement"), la scaletta mette in fila un ideale best of che culmina con One, “il pezzo che ci ha fatto ritrovare”, prima di affidare la chiusura, un po’ sommessa, a “Love Is Bigger Than Anything in Its Way” e “13 there is a light”, quando parte del fedelissimo pubblico di Bono e soci ha già iniziato a defluire, forse un po’ deluso per non aver ascoltato almeno un brano da The Joshua Tree.