Il nome di Boss Doms e quello di Achille Lauro sono stati legati indissolubilmente negli ultimi 6 anni. Anni in cui i due hanno costruito una scalata che li ha portati dall'essere fenomeno trap per giovanissimi al Festival di Sanremo, ma soprattutto un cambiamento di messaggio, dal momento che in questi ultimi anni si sono fatti promotori di un'idea di libertà di genere come pochi nel mondo dello Spettacolo e della Musica a quei livelli di popolarità. Da qualche settimana le loro strade si sono divise e Boss Doms ha pubblicato il suo primo singolo solista "I want more" che indaga un terreno più techno, cercando di portarlo sempre più verso lidi pop. Sarà difficile considerarlo radiofonico, ma la ricerca di Edoardo Manozzi continuerà anche nei prossimi anni, in cui, come spiega a Fanpage.it, si concentrerà soprattutto su questo lavoro accantonando quanto più possibile progetti esterni e poco aderenti alla sua idea.

Edoardo, praticamente hai fatto, musicalmente, una scelta controcorrente rispetto ai tuoi colleghi, ce ne parli?

L'esigenza di muoversi in questo modo c'è sempre stata più o meno, in questo momento sto andando doppiamente controcorrente: sia rispetto al mio percorso con Achille Lauro, sia rispetto all'andamento generale italiano, radiofonico in generale. Mi annoia terribilmente sentire sempre la stessa roba, sempre lo stesso sound. Per me la sfida è portare qualcosa di nuovo, che piaccia e che sia però diverso da tutto quello che senti in questo momento.

Come la immagini, quindi la musica pop del futuro?

Non so cosa aspettarmi dagli altri perché ovviamente non parlo a nome degli altri, però sicuramente quello che porterò io sarà sempre qualcosa di differente, che ascoltato in un mucchio di musica, spicchi al di fuori di tutto il resto. Non c'è qualcuno che decide le regole di quello che va o che non va, le basi le gettiamo noi.

Vedi già un pubblico pronto?

Se il pubblico è pronto o no a questa cosa non lo posso sapere, però è proprio sul rischio e sui questo salto nel vuoto che a me piace giocare.

Ho letto che hai trattato questo singolo come se fosse un album, in che senso?

Innanzitutto ci sono più di sei mesi di lavoro sopra, è stato lavorato proprio per tirare fuori un nuovo sound. Queste sono sempre cose che si fanno su un disco, invece qui è stato concentrato tutto su un'unica canzone: 15/16 prove di master differenti, ho passato ogni singolo suono dentro macchine analogiche, ho fatto session con dei produttori, session con songwriter, è stato un lavoro monumentale per una sola canzone.

Ma quindi c'è spazio per altri progetti?

Devo concentrarmi al 100% solo su questo progetto, perché se vuoi portare un progetto all'eccellenza devi dedicartici al 100%. Qualora ci saranno altri artisti, italiani e non solo, che andranno a combaciare con la visione del progetto ovviamente ben venga, io sono un produttore e continuerò a fare questo per sempre.

Tu e Achille Lauro avete messo un freno, dopo anni, al sodalizio, vi mancate un po'?

È ovvio che, dopo aver passato 5/6 anni che vedevo più lui di mia madre, è normale che un po' ci manchiamo, però è pure bello perché stiamo crescendo autonomamente entrambi. In realtà non ci siamo mai separati io e Lauro, a me piace vedere la cosa come un viaggio e quindi quando torneremo a fare musica insieme sarà nuovo ancora.

Vi siete evoluti molto in questi anni e vi siete beccati anche molte critiche, come hai vissuto questa cosa?

Sicuramente quando fai qualcosa di forte hai anche una risposta forte, quindi avere critiche, anche pesanti, fa parte del gioco. Ci siamo presi anche molti insulti, di tutto, però fa parte del gioco, l'abbiamo sempre presa con filosofia, anche fregandocene, perché se uno crede in qualcosa deve andare dritto finché non sbatte la testa contro il muro.

E pensi che in questo mondo ci sia spazio per questa libertà? Voi l'avete portata anche a Sanremo…

In realtà lo spazio non c'è mai, sei sempre tu che ti devi ritagliare la tua fetta di spazio. Io penso che se porti un progetto impeccabile, che non ha falle, c'è poco da commentare, discutere o bloccare. Se parliamo di farlo dal palco di Sanremo che è, diciamo, anche un po' conservatore, è proprio lì il punto giusto per mandare un messaggio di rivoluzione.

Dove stai guardando per costruire il tuo futuro?

Tu non devi fare musica per un target, tu devi trovare il target per la tua musica, devi fare quello che ti piace, devi seguire le tue idee e il tuo istinto musicale. Quello che io dico sempre è: "Non voglio essere il migliore, voglio essere l'unico", voglio essere quello che porta qualcosa che ancora non c'è, un tocco, un colore, un sound che è il mio, che se vuoi sentire devi andare da Boss Doms, perché è lui che fa quella roba lì.

Cosa vedi se ti giri a guardare questi ultimi 5/6 anni?

Sei anni fa già stavo 10/15 ore davanti al computer a suonare no stop, avevo già una preparazione musicale molto avanzata, se il me di sei anni fa avesse incontrato il me di oggi, me sarei fatto fare un autografo. Sei anni fa sognavo un decimo di quello che sto facendo oggi, vedere i progressi fatti in questi ultimi anni mi fa pensare che io stesso, da più piccolo, mi sarei visto come un ‘king'.