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Biagio Antonacci assolto dalle accuse di evasione fiscale

Cadono le accuse di evasione fiscale per il cantante Biagio Antonacci che oggi è stato dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano.
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Biagio Antonacci (LaPresse)
Biagio Antonacci (LaPresse)

Biagio Antonacci è stato assolto dalle accuse di evasione fiscale dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano presieduta dal giudice Luigi Varanelli perché ‘il fatto non è più previsto dalla legge come reato'. Nei giorni scorsi, infatti, era emersa la notizia che il cantante avrebbe evaso il Fisco per una somma totale di circa 3,5 milioni di euro che sarebbe avvenuta, secondo l'accusa, tramite l'interposizione di tre società, di cui due italiane (Iris e Basta edizioni musicali) e una estera (Forum Vision con base a Londra) che gestiscono i diritti legati ai brani musicali e quelli per i suoi concerti e lo sfruttamento dell'immagine. Accuse che il cantante aveva rispedito al mittente tramite l'avvocato che aveva spiegato che il fatto non sussisteva o, comunque, non costituiva reato.

Le accuse di evasione

Il cantante era accusato a causa delle sue dichiarazioni fiscali tra il 2004 e il 2008 nelle quali, sempre secondo l'accusa, sarebbero stati dichiarati ‘elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo' ma come aveva spiegato il difensore di Antonacci le società non erano state utilizzate per un'interposizione fittizia ma ‘questo è invece un caso chiarissimo di interposizione reale' dal momento che Iris, Basta edizioni e Forum Vision ‘erano società reali, che producevano reddito'.

La soddisfazione dell'avvocato

L'avvocato Alessio Lanzi, inoltre aveva anche contestato il valore totale dell'evasione che, nel caso fosse stata accertata non sarebbe stata di 3 milioni e mezzo di euro ma di 90 mila, cifra inferiore ai 150 mila per cui cominciano a scattare le sanzioni. Oggi Lanzi si è dichiarato soddisfatto: ‘Siamo soddisfatti, è una sentenza giusta anche considerato l'esito degli accertamenti dai quali si deduceva che la presunta evasione era comunque sotto la soglia prevista dalla legge', rammaricandosi solo ‘per il fatto che "non e' stato applicato il principio del ‘ne bis in idem' stabilendo che un cittadino gia' condannato in sede amministrativa non possa essere condannato in sede penale. E' un principio applicato nella giurisprudenza europea, in Italia non ancora'

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