Conosciamo Beppe Vessicchio per essere il direttore d'orchestra più amato e "pop" del Festival di Sanremo. Del resto, lui è una icona e quando un conduttore parte con la presentazione del brano arrivando a quel "dirige l'orchestra Beppe Vessicchio", il sorriso parte spontaneo per ogni telespettatore. Adesso, dopo la grande popolarità televisiva, finalmente Vessicchio può tornare alle origini dirigendo "Sopra un partimento di Francesco Durante", un omaggio alla grande scuola napoletana settecentesca a Como, durante l'happening dei 100 Cellos di Giovanni Sollima. Il direttore d'orchestra si racconta al Corriere della Sera: "Corono un sogno!".

Il sogno di Beppe Vessicchio

Beppe Vessicchio dirige il partimento con cui Francesco Durante saggiava i suoi allievi: "Un sogno di 40 anni che finalmente si realizza". Due sere fa, invece, al Teatro Antico di Taormina, è stato eseguito Ashram, sua opera per orchestra d'archi. Comporre è stata la prima vocazione del maestro, si legge sul CorSera: "Ho frequentato il conservatorio da abusivo, sono diventato direttore d’orchestra per campare, ma il pallino è sempre stato scrivere musica. L’ho fatto per tutta la vita, ma sempre per gli altri". E infatti ha scritto musiche per Zucchero, Elio e Le Storie Tese, Eros Ramazzotti, Ornella Vanoni, Andrea Bocelli, gli Avion Travel, Fiorella Mannoia: "La parola “arrangiatore” non mi è mai piaciuta. Per uno nato a Napoli non suona bene. Preferisco “elaboratore di materiali”, più in sintonia con la tradizione della mia città. È un modo di comporre stimolante, devi reinventare un canto, una melodia. Come Stravinskij fa con Pulcinella, attinge da Pergolesi, lo modifica, lo riorchestra".

I maestri trasversali di Beppe Vessicchio

Bach e Beethoven, Verdi e Rossini. E poi Gino Paoli, Francesco De Gregori e Lucio Battisti, a riprova della grande versatilità di un artista dalle vedute molto ampie, in posizioni lontanissime dai conservatori classici:

La musica leggera mi ha insegnato il senso della velocità, a imbastire un brano in tempi brevi. È un nostro patrimonio disconosciuto, disprezzato dai Conservatori, dove si fanno corsi di pop ma non di musica leggera. Quasi ci si vergognasse di un aggettivo proprio di geni quali Calvino e Mozart. La leggerezza è temibile, rende accessibile l’arte a tutti, ma richiede gran talento.