Una delle caratteristiche fondamentali per chi fa il lavoro di giornalista musicale, e quindi ha a che fare con tanti artisti – molti dei quali talvolta sono anche al di fuori del proprio gusto personale – è la curiosità. Cercare di approcciare tutti gli artisti con cui ci si confronta con curiosità serve a non annoiarsi, ma soprattutto a tirare il meglio che si può da un'intervista e col tempo si impara che è proprio da questa curiosità che nascono alcuni incontri importanti. Vivere senza pregiudizio e interessati alle varie forme artistiche, insomma, serve a fare quanto meglio possibile il proprio lavoro. Questo preambolo serve perché tante volte quando si parla di alcuni artisti esiste in un certo mondo un pregiudizio (occhio, non parliamo del giudizio critico negativo, ma proprio del giudizio dato da fattori esterni) e Benji & Fede lo vivono spesso. La loro musica, che allieta tanti ragazzi, non è quella che definirei la mia tazza di tè, così come il libro che hanno scritto, "Naked" (Mondadori Electa, collana Webstar), in cui ripercorrono la propria carriera, breve, per ora, ma piena di soddisfazioni e numeri importanti, non rimarrà un caposaldo della Letteratura (come, per dire, può essere una biografia come "Open" di Andrè Agassi, libro di formazione che va oltre la curiosità spicciola). Eppure in "Naked" c'è il racconto, a volte ingenuo, altre più ragionato, di cosa significa diventare famosi all'improvviso, soprattutto quando da giovanissimi si comincia a portare sulle spalle la responsabilità di milioni (sic) di persone che ti ascoltano, ti seguono sui social e si interessano a qualsiasi cosa tu faccia.

Non è una novità, ovviamente, in tanti si sono mossi, per esempio, nel campo semantico carcerario per descrivere la fama (la popolarità come prigione, per esempio), però, ecco, le esperienze sono sempre diverse. Benjamin Mascolo e Federico Rossi sono due ragazzi che giovanissimi si sono incrociati, un po' per caso, un po' perché le cose devono avvenire e in pochissimo tempo sono diventati quelle che si definiscono popstar. Da un giorno all'altro sono passati da piccoli locali in cui suonavano per qualche amico a suonare davanti a migliaia di persone, interessate alla loro musica ma anche alle fidanzate, agli amici, a tutto ciò che facevano, con tutto lo stress e anche qualche bicchiere di troppo che questo comporta. Un giorno, insomma, esci per strada e vai a berti un bicchiere con gli amici e l'altro devi entrare da porte secondarie e usare privé, se vuoi evitare che una serata tranquilla si trasformi in un instore fatto di foto e autografi. "È il prezzo della fama" dice qualcuno. No. Non è proprio così, perché per dirlo come lo dicono loro: "Bisogna trattare un personaggio famoso per quello che è, ovvero un essere umano". Insomma, non vi aspettate nulla a livello letterario, ma se siete curiosi di capire cosa vuol dire crescere in queste condizioni per due ragazzi a cavallo dei 20 anni, potete perdere un paio di ore a sbirciare tra aneddoti, lutti, eccessi e amori di due giovani di successo.

"Benji & Fede, certo: prendi due ragazzi carini qualsiasi e mettili a suonare, dicono. Ottimo, provate a farlo". Vorrei partire da questa provocazione, perché immagino vi segua spesso.

Benjamin: È una provocazione, un modo per dire: ‘Secondo voi basta avere un bel visino per arrivare qua?'.

Federico: È una risposta a tutte le provocazioni che fanno le persone che pensano che basti il bel visino e le canzoni preparate a tavolino per sfondare. In realtà penso che per noi sia stato tutt'altro, senza negare che il fatto di essere carini sia servito. L'immagine conta tanto, però per noi è valsa molto il rapporto empatico e di comunicazione che abbiamo avuto con le persone che mano a mano decidevano di seguirci.  stato quasi un rapporto di famiglia, come se avessimo una famiglia allargata, il rapporto quotidiano, costante coi fan, è servito per amalgamare questo rapporto affinché questo percorso potesse durare più tempo possibile

Leggendo il libro, ho avuto l'impressione che per Federico la sfida sia stata un po' più complessa, vero?

B: Abbiamo condiviso lo stesso percorso, ma abbiamo reagito in maniera diversa ad alcune cose. Fede ha avuto anche grossi shock nella sua vita che io non ho avuto. Ha subito due lutti importanti nel pieno della nostra carriera, cosa che io non ho vissuto se non come amico. Questo ha influito a metterlo in difficoltà in alcuni momenti. La mia, di difficoltà, è stata meno basata su un evento grosso che mi ha colpito, ma più su una serie di scelte quotidiane, come il perdere la privacy, una cosa che mi ha logorato col tempo.

F: Hai usato le parole giuste, io ho subito due lutti importanti [Fede ha perso il padre e la nonna in pochi mesi, ndr]. Ma c'è da dire che se non ci fosse stata la nostra carriera, il rapporto tra noi due, li avrei vissuti in maniera più drastica, il che non significa che non li abbia sentiti in maniera forte, ma che la musica e l'essere nel clou della carriera è servito ad affrontarli meglio. La mia frustrazione verso la vita, i miei continui perché di tutto questo, sono stati alleviati dal fatto che avevo una vita talmente tanto stimolante e che mi piaceva talmente tanto che mi ha aiutato a trasformare tutto in energia positiva. Poi però succede che quando la macchina rallenta, ti presenta tutto il conto, quindi ci sono stati alti e bassi in questi anni.

Un'altra cosa che mi ha colpito è la responsabilità della fama che da una parte ti rende privilegiato e dall'altra ti fa sentire prigioniero. A volte pare che questa cosa di traduca in "Siete famosi e non rompete le scatole"…

B: Sì questa cosa rappresenta molto l'idea generale, specie sui social. Diciamo che essere famosi è un'arma a doppio taglio. Spesso ci si dimentica dell'umanità, del fatto che dietro la persona c'è un essere umano con delle emozioni, la difficoltà è vivere una vita crescendo sotto i riflettori perché non è concesso sbagliare. La nostra più grande difficoltà è far capire che facciamo errori e cavolate, anche perché siamo ragazzi di 22 anni, ma spesso questo viene dimenticato. La cosa che ci separa dal prima della fama è che una volta potevi sbagliare senza essere giudicato da tutti, adesso se sbagli vieni giudicato da milioni di persone e questo è un peso, una grossa responsabilità. La responsabilità di dover dare ancora di più il buon esempio ed essere la migliore persona possibile, certo devi farlo a prescindere, ma questo è un motivo in più.

F: Per quanto ci riguarda tutto è avvenuto in maniera abbastanza naturale, non ci siamo dovuti sforzare di cercare di mantenere le radici ben salde nella famiglia, i parenti, questo ci è servito tantissimo a poter vivere la fama nella maniera più naturale possibile. Anche non prendere strade nuove, che potevano portarci verso porti non sicuri non è successo perché siamo stati molto stabili da quel lato lì, quindi ci tengo a dire – visto che pare sia tutto negativo – che nel nostro caso la fama ha dato più di quello che ha tolto.

Infatti a un certo punto consigliate di "trattare un personaggio famoso per quello che è: un essere umano"…

B: Perché poi può capitare pure che ci fai amicizia con questa persona. I nostri fan ci vogliono un bene dell'anima quando ci incontrano ma c'è il rischio che ci confondano per dei trofei, quindi dimenticano di salutarci, di chiederci come stiamo e vanno direttamente al selfie. È una cosa piccola – fossero questi i problemi della vita! – però è un consiglio che do alle persone: quando vedete una persona che stimate – e questa cosa l'ho imparata sulla mia pelle – guardatela negli occhi, stringetegli la mano e ringraziatelo se vi ha migliorato la vita.

Tutto il libro è un diario personale alternato fino alla fine quando spiegate che a un certo punto bisogna cambiare. So che bisogna dire che la scelta è di entrambi etc, però c'è uno da cui è partita l'idea di separarvi, giusto?

B: È inutile girarci intorno, sono io il colpevole [ride, ndr]

Sì, esattamente, l'idea è che sia stato tu a dirsi che bisognava prendersi una pausa. Voglio capire una cosa: vi fermate e basta o ci sarà qualcos'altro? Le carriere soliste non vi rigetterebbero comunque nella situazione stressante di Benji & Fede?

B: Sono stato io il primo a porre la questione, perché arrivavo da due anni di stress totale in cui non ero neanche in grado di rapportarmi in maniera sana con le persone, ero teso, chiuso in me stesso, evitavo contatti, vivevo male la situazione e i motivi erano vari, come scrivo nel libro. Questa cosa la stavo vivendo anche a livello fisico, in un anno mi sono ammalato 12 volte, poi mi sono reso conto che era una cosa mentale, avevo livelli di stress altissimi, per quello sono stato il primo a dire che bisognava rallentare e cambiare qualcosa. In verità anche Fede ne aveva bisogno ma se ne rendeva meno conto e adesso mi sta ringraziando di avergli fatto notare di doverci fermare un attimo. Se torneremo a far musica da soli rischiamo di ricascarci, anzi, quando ci ricaschi e se lo fai da solo è ancora più difficile perché non hai un compagno a fianco, però in questo momento non stiamo pensando al futuro per carriere solista, non abbiamo nulla di preciso. Stiamo scrivendo musica entrambi perché amiamo scrivere musica, forse un giorno faremo qualcosa ma non c'è nulla di programmato, in più ora che c'è questa pandemia non abbiamo neanche la possibilità di parlarne. In generale, però, nasce dalla volontà, che alla fine è stata di entrambi, di tentare qualcosa di nuovo, di prenderci un po' di tempo per noi e sperimentare qualcosa.

Avete mai pensato di andare via dall'Italia?

F: No, no, io ho sempre voluto vivere in Italia e pensare alla nostra carriera e alla nostra vita qui. Sono meno internazionale rispetto a lui, farei fatica a lasciare l'Italia, lo farei per un po', per progetti musicali, ma alla fine tornerei sempre.

Sì, certo, però a proposito della questione stress forse trasferirvi avrebbe potuto sembrare una soluzione, per allontanarsi dalla gabbia…

F: Sì, ma sai cosa? In realtà per quanto riguarda lo stress, nel momento in cui capisci che sei tu e non il posto e la situazione che vivi, non puoi scappare da te stesso. Quindi potevamo emigrare anche in Australia, ma sarebbe stato lo stesso.

B: Per quanto mi riguarda, invece, l'Italia resterà sempre casa mia, perché sono nato e cresciuto qua – pur avendo per metà sangue australiano, anche se culturalmente sono italiano – però mi sento più cittadino del mondo. Io sono sempre aperto, a un passo dal prendere una decisione che potrebbe cambiarmi la vita, voglio vivere con l'idea che se domani cambiassi idea e volessi fare una carriera completamente diversa, voglio permettermi di farlo, se decidessi di andare a vivere in un continente diverso, voglio permettermi di farlo perché questa è la mia libertà che per fortuna ho ed è il dono più bello. Soprattutto perché non ho ancora una famiglia e dei figli, è ovvio che quando hai una famiglia e figli la cosa è diversa.

Che ruolo hanno avuto Bella Thorne e Paola Di Benedetto – con tutte le differenze delle vostre situazioni – in questa scelta?

F: In realtà il loro ruolo è sempre stato molto di supporto in quello che facciamo, e la decisione di interrompere questo percorso la mia ragazza non l'ha vissuto perché era all'interno di un programma televisivo (Paola Di Benedetto è stata tra le protagoniste dell'ultima edizione del Grande Fratello Vip, ndr), quindi lo ha saputo quando è uscita ed è rimasta abbastanza scioccata, poi le ho spiegato la situazione ed è tornata fiduciosa perché sanno che siamo due persone intelligenti che non fanno le cose a caso e cercheremo di trovare la nostra strada.

B: Per quanto mi riguarda ti dico che la cosa più bella delle persone che ci vogliono bene è che ci supportano nello stesso modo in cui l'hanno fatto i nostri genitori, ovvero qualsiasi sia la tua scelta io ti supporterò. Quando ho detto a Bella che eravamo pronti a fare questo passo lei mi ha consigliato – essendo molto legata al mondo dell'intrattenimento e del business – di non farlo, mi ha chiesto come avrei fatto anche a livello economico visto che non ci sarebbero state entrate… A quel punto le ho spiegato che è un rischio che ci stiamo prendendo entrambi, abbandonare un porto sicuro, quello di Benji & Fede, ma che lo stavamo facendo per il nostro benessere e quando l'ha capito ha detto: ‘Qualsiasi sia la tua scelta, ti supporto perché ti amo'. All'epoca furono i nostri genitori a farlo, quando decidemmo di non fare l'università e ci dissero: "Ok, volete fare musica? Dimostrateci che vi state impegnando e se è la vostra scelta vi supporteremo'.

Qual è stata l'esperienza più bella che avete fatto grazie a Benji & Fede?

B: Penso di poter dire che siamo entrambi d'accordo sul fatto che sono state le prime volte: la prima canzone, il primo disco, il primo grande concerto al Forum, le prime volte che abbiamo vissuto. Ricordo benissimo il primo disco d'oro, meno gli altri, perché fu una sensazione nuova.

F: Le prime volte in generale, certo, l'uscita del nostro primo singolo, "Tutto d'un fiato" che ha dato il la a un sogno che vedevamo lontano. La prima volta che siamo andati in tv e abbiamo visto tutte quelle persone supportarci e col senno di poi ti dico la prima canzone che abbiamo fatto quando Benji è tornato dall'Australia nel 2011.

La paura del futuro è una delle cose di cui parlate spesso. Vi chiedo se avete paura del futuro adesso e quanto l'esperienza che avete affrontato vi rende più tranquilli.

B: Io vedo il futuro in maniera positiva. Un po' fa paura, ma è quella paura che ti aiuta a fare meglio, perché è normale avere paura di ciò che è ignoto ma va usata come leva per impegnarsi di più. La paura è positiva, una persona coraggiosa non è quella che non ha paura ma quella che affronta il lato scuro. Sono e direi che siamo pronti ad affrontare il futuro in maniera positiva.

Il punto quando lo metterete, visto che non potete fare il concerto all'Arena di Verona?

F: il punto per adesso non lo metteremo, ma il concerto all'Arena, a prescindere da quando sarà lo faremo e sarà una grandissima festa.