Renato Zero, Fiorella Mannoia con il marito Carlo Di Francesco, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Diodato, Manuel Agnelli, Daniele Silvestri, Max Gazzè e tanti altri grandi artisti italiani scesi in piazza del Popolo a Roma per sostenere i lavoratori dello spettacolo scesi con oltre mille bauli per far sentire il loro grido disperato. Si chiedono fondi e tutele per i mondi della musica, del cinema e del teatro, fermi da un anno a causa della pandemia di Covid.

Le richieste degli organizzatori dei bauli in piazza

Otre mille i bauli disposti in Piazza del Popolo sotto alla salita del Pincio per manifestare e richiedere chiarezza, perché il presente dello spettacolo italiano è sempre più fumoso e il futuro è ormai materia di studio, con live rimandati al 2022 e una stagione estiva 2021 ancora in alto mare. "Il tempo della farsa è finito e anche la nostra pazienza", hanno spiegato gli organizzatori, "Chiediamo immediata istituzione di un fondo da erogare in soluzioni mensili a tutte le lavoratrici e lavoratori, immediato sostegno economico per le imprese della filiera, un tavolo interministeriale che, su parametri prestabiliti, imposti modelli graduali di ripartenza del settore".

Una legge per il lavoro dello spettacolo, "attività sacrificabile"

Renato Zero ci ha tenuto a salutare i presenti e a far sentire tutto il suo sostegno: "Ciao ragazzi Sono Renato, sono qui con voi per dimostrare che non abbiamo paura di salire su quel palco. La musica ha sempre guarito i cuori di tutti". Emma Marrone ha affidato a Instagram il suo pensiero dopo essersi spesa tutto il giorno al loro fianco: "Che giornata incredibile! È fondamentale sostenere tutti gli operatori dello spettacolo nella loro battaglia affinché vengano ascoltati! Grazie a tutti". Altrettanto ha fatto Alessandra Amoroso: "Con voi e al vostro fianco!!! La mia voce insieme alla vostra sempre!!!". Max Gazzè e Manuel Agnelli chiedono, in aggiunta, una legge sul lavoro dello spettacolo che in generale rappresenti una tutela, come ha specificato lo stesso Gazzè:

Il settore culturale e creativo da tempo necessita di una riforma strutturale e di un cambio di percezione volto a riconoscerne il valore artistico, produttivo – in termini economici e occupazionali – e sociale – come elemento di aggregazione di città, province e periferie. Senza un intervento definitivo e il più possibile unitario, le conseguenze di questa crisi saranno drammatiche e avranno ricadute insostenibili sulla vita dei lavoratori, sulla salute dell’intero settore e sul PIL del nostro paese. In questi lunghi mesi caratterizzati dallo stop forzato delle attività culturali abbiamo preso atto che teatri, cinema, live club e spazi culturali, nonostante si siano dimostrati luoghi sicuri, sono costantemente considerati attività produttive sacrificabili. Ad una legge sul lavoro – che è urgente – per arginare il piano emergenziale ed entrare finalmente nell’era del riconoscimento del lavoro discontinuo, è necessario – affinché lo sforzo della pandemia non sia completamente perso – affiancare una riforma sul riconoscimento degli spazi culturali e sulle imprese.