Arturo Stàlteri
in foto: Arturo Stàlteri

Arturo Stàlteri è uno dei nomi più noti del panorama pianistico italiano. Uscito qualche mese fa con l'album "Low and Loud", il compositore romano è da sempre un punto di riferimento per il panorama italiano e non solo, in grado di unire la sua passione per la classica senza disdegnare il sincretismo con il pop e con il rock, partendo dal prog, innamorandosi dei Rolling Stones ("Colpa di mia sorella – dice a Fanpage.it – che portò a casa Ruby Tuesday"), collaborando, tra gli altri, con Rino Gaetano, conquistandosi la stima di artisti come Philip Glass e Brian Eno, fino alla conduzione di trasmissioni tv e radiofoniche in Rai. Domenica 25, a partire dalle 17, il pianista presenterà il suo ultimo album "Low & Loud" al Museo Madre di Napoli all'interno di Piano City Napoli, la rassegna dedicata alla celebrazione del pianoforte con concerti, eventi e appuntamenti che coinvolgono luoghi pubblici e i salotti belli della città.

Stàlteri, la sua carriera è lunga e soprattutto vasta: la sua musica affonda le mani in molti generi e si lascia ispirare da molte figure. Come e quando nasce questa fame musicale?

È successo naturalmente: mia madre suonava Chopin e le mie sorelle più grandi ascoltavano Beatles, Stones etc… erano gli anni sessanta, avevo 6 anni e la mia casa era invasa dalla musica, senza alcuna barriera.

Il prog, la classica, ma anche Rino Gaetano e i Rolling Stones, appunto: l’idea del piano in questi anni sta cambiando, anche grazie ad alcuni artisti ed etichette che hanno giocato sulle commistioni. Come descriverebbe quello che fa a quel pubblico giovane che non la conosce?

Difficile descriverla. Potrei incuriosire un potenziale giovane estimatore raccontando la mia musica come esperienza di studio e di ascolto inserita completamente nel mondo contemporaneo, che non dimentica la lezione dei grandi del passato, ma vive a 360 gradi le mille tendenze artistiche che ci circondano.

Un pezzo di quel pubblico forse la vedrà a Piano City a Napoli. Che concerto è quello di “Low and Loud”?

Il concerto per Piano City si basa sul nuovo disco, un omaggio totale alle infinite possibilità offerte dal pianoforte; è un viaggio nelle mie passioni, anche extra musicali. Potrei dire che rappresenta perfettamente il modo di essere attualmente.

Ho visto pubblico ampio e giovane ai concerti di artisti (molto diversi tra loro) come Lubomyr Melnyk o Nils Frahm, ma ho anche ben presente la ritrosia di alcuni alla ‘classica’. Mi racconta dal suo punto di vista com’è la situazione in Italia in questo momento?

Credo che la situazione sia migliore rispetto al passato. Internet ha permesso una diffusione capillare della musica, anche classica, ma è certamente vero che molti giovani sentono lontana da loro la cosiddetta musica classica. La colpa, credo, è di chi si occupa della comunicazione (tv, radio, stampa…) . C'è ancora l'abitudine di rappresentare i grandi del passato come esseri "sacri", disumanizzati: i giovani sentono vicini personaggi come Jimi Hendrix o Jim Morrison e non hanno conoscenza della personalità profondamente "ROCK" di artisti come Mozart o Beethoven.

Ho letto che si definisce "post-minimalista romantico". Quanto è complesso dover trovare una categoria per semplificare al pubblico (e alla stampa) quello che fa? E soprattutto, come la spiegherebbe questa definizione?

Ovviamente si tratta di una definizione abbreviativa e pratica. Ho amato moltissimo il minimalismo, come risposta alla musica contemporanea accademica, ma rimango un melodico, con un amore particolare per artisti come Chopin e Schubert.

Nell’album c’è anche un omaggio a Rino Gaetano. Ci racconta la vostra collaborazione e amicizia?

Dell'esperienza artistica con Rino ho un bellissimo ricordo: era una forza della natura! In studio aveva mille idee e riusciva a farti fare cose insospettate… era uno straordinario arrangiatore, con un istinto per il suono assolutamente straordinario.

Suona in tutto il mondo, compone, ha incontrato miti della musica contemporanea (Glass e Eno), ha condotto programmi radio, programmi tv assieme a Battiato etc. Ecco, qual è stata l’esperienza più formativa che ha avuto?

Con Glass e Eno ho avuto pochi incontri, entrambi mi hanno lasciato completamente libero nel rielaborare la loro musica. Con Battiato è andata diversamente: è un vero amico oltre ad essere un uomo profondamente illuminato, e il suo aiuto nella realizzazione del cd dedicato alla sua musica è stato fondamentale!

E qual è la condizione che più la diverte, in questo momento, quando pensa alla musica?

Mi diverte pensare che ho a disposizione un gigantesco archivio di suoni, di ricordi e suggestioni sensoriali dalle quali attingere. Ogni cosa può diventare musica!