Quanto conta il diritto d'autore dal punto di vista di un artista? Oggi è meglio parlare di diritti d'autore, al plurale, ci spiega l'avvocato Ferdinando Tozzi uno dei maggiori esperti in materia (esperto nel diritto dello spettacolo, di diritti di autore, ma anche, tra le altre cose, Presidente della Campania Music Commission), nel nostro Paese, a cui abbiamo chiesto di fare un po' di chiarezza nel mare magnum di una materia in continuo movimento e che in tempo di crisi è bene che artisti, manager, creator conoscano bene.

In che modo il diritto d’autore si è modificato in questi ultimi anni?

Da anni ritengo giusto parlare più di “diritti di autore”. Fermi i principi base che sono validissimi (peraltro ricordiamoci che furono scritti nel 1941, quando tantissime rivoluzioni tecnologiche erano inimmaginabili, ricordo che la televisione era appena nata) abbiamo ormai una serie di diverse declinazioni del diritto di autore per tipologie di opere, si pensi solo al recepimento del software nell'alveo del diritto di autore, equiparato ad una opera letteraria. Accanto alle "classiche" opere quali romanzi, film, arte figurativa sono nate tantissime altre e non è pensabile avere un identico approccio per tutte.

Quali sono i confini in cui ci si muove in campo prettamente musicale?

La musica per prima ha subito la grande sfida delle nuove tecnologie. Ricordo che ero appena stato nominato per la prima volta giurista esperto del Comitato Consultivo per il diritto di autore (che è l'organismo, consultivo, di maggior rilievo in Italia a livello governativo) e l'atteggiamento del mondo musicale era, comprensibilmente, ancora molto tarato sulla necessità di enforcement. Cosa sempre corretta, però poi nel tempo si comprese (e su questo penso che il lavoro del presidente della FIMI Mazza e dei discografici in genere sia stato lungimirante) che bisognava soprattutto trovare nuove strategie di business, così nacquero gli accordi detti broader rights. Le discografiche iniziarono ad occuparsi di management e degli artisti a 360 gradi trovando nuovi modelli di business rivoluzionando l'approccio all'impresa musicale.

Perché è un argomento che ogni artista dovrebbe quantomeno maneggiare o di cui dovrebbe interessarsi?

Il diritto di autore non è il balzello che i cattivi feudatari impongono ai poveri contadini ma è l'unico strumento che tutti i creativi hanno per vivere del loro lavoro. Oggi più di ieri! Come avvocato, e giurista, sono consulente di molti cantanti e autori, attori e scrittori, influencer e testimonial ma anche di imprenditori del settore (produttori, editori, start up, fondazioni, musei, etc.) e spesso mi accorgo che sono a digiuno di tutto. È assurdo perché è come guidare un auto senza aver fatto scuola guida ed è facile fare incidenti.

Insomma, bisogna avere una maggiore consapevolezza da parte di chi è artista.

La consapevolezza di quel che si fa, dei propri diritti, è fondamentale. Per ignoranza, artisti e imprenditori hanno subito torti e sono stati defraudati dei loro diritti. Poi si può decidere, soprattutto agli inizi, di non essere rigidi verso la propria controparte negoziale ma l'importante è che la scelta sia consapevole. Sapere cosa è e a cosa serve la SIAE o il Nuovo Imaie, così come gli equi compensi o a cosa serve avere in un contratto; è l'"abc" per intraprendere con serietà la propria professione nel mondo della cultura e dell'arte e del cosiddetto "showbiz". Bisogna rivolgersi ad un consulente prima e non quando i problemi sono già in essere. Moti giovani incominciano a contattarmi in tempo e preferisco dargli i primi consigli, instradarli, per permettergli di sviluppare una strategia complessiva in maniera consapevole. Tutto funziona meglio così, quando invece un contratto è firmato e un diritto è violato da legale so come attenuare il danno ma questo difficilmente scompare.

Quali sono materialmente i campi che riguardano, oggi, il diritto d’autore?

Ritengo che il diritto di autore informi le nostre esistenze. Ascoltare una canzone, vedere un video, interagire con una opera visiva, usare un software, leggere un giornale ha a che fare con il diritto di autore. Di certo si è passati dal possesso all’accesso quindi l'immateriale la fa da padrone. Alcuni anni fa coniai la figura giuridica del "corpus digitale" che non è un diritto di proprietà su di un bene, come può essere sul libro cartaceo o sul disco, ma è un diritto di godimento dell'opera a tempo determinato; una sorta di via di mezzo tra l'opera dell'ingegno e il solo corpo materiale dove essa è fissata e riprodotta.

Come è cambiata la questione con la nascita e l’espansione di figure come “creator” e “youtuber”?

Siamo in una epoca in cui teoricamente chiunque può essere creatore e produttore di contenuti e opere dell'ingegno. Ciò è a mio avviso un bene, c'è una formidabile disintermediazione con maggiori possibilità per tutti di accedere alla notorietà del grande pubblico e di diffondere la propria creatività, di esprimersi. Però troppe volte si approcciano tali attività in modo poco professionale basandosi sull’istinto. Spesso dei progetti, che poi diventano successi mondiali, nascono come un gioco e capita spesso che il creator o uno youtuber, violi, anche inconsapevolmente, i diritti di autore.

Vale anche per streaming e piattaforme come Twitch?

Sì, lo stesso dicasi per lo streaming. Da mesi oramai negozio un contratto, quasi sempre per un cantante, ottenendo dalla discografica che lo streaming, almeno se in simulcast, non sia considerato come una fissazione e quindi sottoposto all'esclusiva del discografico. Però registrare una performance, fissarla e renderla disponibile on line on demand investe una serie di diritti (dal cantante o attore al produttore a chi realizza lo show dal vivo etc.) che non possono essere ignorati. Appare chiaro come di nuovo torni il concetto della consapevolezza dei diritti di autore, ciò sia per non violarli sia per non perdere occasioni di guadagno e di tutela.

Qual è l’errore che fanno gli artisti demandano con leggerezza questi aspetti?

Molti artisti un tempo firmavano accordi senza leggerli, se non la cifra del loro compenso. Ma la congruità di un compenso non è assoluta, la si deve valutare in base ai diritti che si concedono ed alla propria forza contrattuale nel mercato. Il diritto di autore prevede all'art. 19 un principio di autonomia dei diritti. Se ne cedo uno non per forza devo cederne gli altri. Tutto va negoziato.
Vado fiero di aver capito prima di molti altri che per provare a garantire il successo ad un artista (di qualunque segmento creativo sia) serve costruire una squadra di competenze. Il ruolo di un avvocato in questo settore deve essere, oltre ovviamente a tutelare il cliente lato diritti cercando di fargli avere contratti del miglior livello possibile, di coordinare la creazione di un team e fare strategia lasciando ad ogni professionalità il suo spazio di autonomia e le proprie responsabilità di afferenza. Se tutti fanno tutto alla fine nessuno veramente fa qualcosa, ciò a discapito in primis proprio dell'artista.

Mi fa un esempio pratico, anche senza fare nomi, di una cosa che le è successa in questi anni?

Un cantante che non sapeva cosa fossero le royalties discografiche, un autore che concedeva le proprie opere senza quantomeno premunirsi di un deposito presso una collecting tipo SIAE e quindi non aveva mai preso DEM o DRM, ma anche imprenditori che non sapevano cosa fosse il diritto di sincronizzazione e pensavano che una canzone trovata on line fosse quindi liberamente utilizzabile, o, sempre imprenditori, che hanno usato immagini senza riconoscere i diritti morali ne patrimoniali. Francamente nel 2021 non è più giustificabile che le opere solo perché in rete siano considerate liberamente apprensibili. Questo è il classico malinteso: poiché in rete è tutto apparentemente e liberamente accessibile allora è anche liberamente utilizzabile… come se i principi e le regole non avessero efficacia nell'online. Un altro fenomeno che mi preoccupa è quello degli influencer. Sempre di più le aziende chiedono loro non solo di promuovere un prodotto ma di essere i produttori dei contenuti promozionali. Come se il testimonial di un brand che vediamo, che so, in tv fosse anche il produttore dello spot di cui è protagonista. Anche qui noto che molti influencer, o agenti che curo, non si rendono minimamente conto che produrre un contenuto significa ad esempio usare delle musiche e quindi dover avere tutte le relative autorizzazioni per le sincro. Così come usare l'immagine di un terzo si deve essere autorizzati, ma anche rispettare una serie di requisiti a tutela del consumatore.

Insomma, come mai in un periodo di enorme crisi come questa bisognerebbe tenersi aggiornati?

Proprio in un periodo come questo è ancor più doveroso farlo. Quando iniziai a fare questa professione, ormai circa 20 anni fa, in pochi conoscevano gli equi compensi e molti non li riscuotevano nemmeno. La prima crisi (quella del 2008) portò una forte attenzione su tali diritti. Lo stesso sta accadendo ora e, giustamente, non si lascia nulla in sospeso ma bisogna conoscere tali diritti. Inoltre, se non si conoscono i diritti essi possono essere anche in buona fede violati con danni talvolta enormi per chi li viola e di questi tempi non possono essere tollerati.