Non deve essere facile cominciare la propria carriera musicale quando alle spalle hai due genitori come Mango e Laura Valente, ma nel suo "Monolocale" Angelina Mango ha portato un po' di sé e poco – musicalmente parlando – dei suoi. Un'idea già precisa, testi che hanno una costruzione non banale, sia nella ricerca della struttura che nel significato, muovendosi in un calderone ampio che per rispetto suo e di un'intera generazione non cercheremo di chiudere in categorie sempre più fluide (ok, diciamo che per darci una direzione mescola cantautorato pop a quell'enorme contenitore che usiamo chiamare urban). Nel suo monolocale ha buttato giù le otto tracce contenute in questo esordio e a Fanpage.it ha raccontato come sono nate, come lavora sulla scrittura e anche del suo rapporto con la fama e con i genitori.

Come va a Milano, come è stato il passaggio da Lagonegro?

A Milano mi sono trasferita quattro anni fa, facevo la terza liceo, il passaggio è stato forte, perché arrivavo da una realtà completamente diversa, però è stato meno traumatico di quanto mi aspettassi, ho trovato molta accoglienza da parte dei miei compagni di scuola, che erano le unisce persone della mia età che conoscevo.

Come nasce l'idea di Monolocale? 

L'idea di fare uscire questo disco è nata appena ho finito gli otto pezzi che lo compongono. Io scrivo sempre, però c'è stato questo momento in cui avevo scritto queste canzoni in modo molto più veloci e spontaneo e arrivata alla fine mi sono resa conto che l'ultima che avevo scritto aveva chiuso quel capitolo. Ed era proprio un capitolo, perché risentendole tutte insieme funzionavano, mi raccontavano una storia. Quindi l'esigenza, più che l'idea, di far uscire queste canzoni insieme è nata nel momento in cui sono finite, perché ho capito cosa volevo dire.

Hai un'identità musicale abbastanza formata, sia sonora che di testo, come ti sei formata anche come autrice?

Credo che il mio modo di scrivere adesso sia il risultato di varie componenti: da una parte avere assimilato una modalità di scrittura precisa da parte delle persone che mi circondavano, un approccio alla musica di un certo tipo. Poi tutta la mia formazione è data dalla sperimentazione, io scrivo da tanto tempo, ho scritto e scrivo tuttora tanto e ogni volta lo faccio in modo migliore, penso, quindi il risultato è tutto quello che ho imparato, cercando di capire anche il mio modo di gestire le emozioni e raccontarle, quindi credo che sia dato tutto dalla pratica.

A volte fai quasi un lavoro metanarrativo come quando canti "Forse distruggo le cose per poterne fare canzoni, forse quella volta ti ho perso per poterlo cantare e adesso che ci sei smetterò di scrivere se necessario".

Proprio per quello, essendo metanarrativo è supersincero, era quello che pensavo in quel preciso istante. In realtà è molto istintivo quello che scrivo, poi vado ad aggiustare le cose che secondo me suonano meglio, sono più semplici e immediate.

Leggevo che sulla parola qualche volta ti confrontavi anche con tua madre, vero?

Beh, capita quando le faccio ascoltare una canzone finita che lei mi dica che cosa le piace di meno e cosa di più, che mi dicesse che una determinata parola non la convincesse e ci mettessimo anche a litigare.

“Che stile hai, che musica ascolti? ma che ne so io, ma che ne so” questo segna un po’ una sorta di cesura generazionale. A volte la mia generazione non riesce a entrare nell'idea di una generazione che ha abolito la gabbia dei generi, la noti questa differenza?

Certo, in tanti cercano di collocarmi o collocare i miei ascolti, di definirmi all'interno di una categoria la musica, ma io non ci riesco e non so se questo è un mio limite o è proprio un limite generale. Che poi più che un limite è un'apertura generazionale, quel verso era proprio una cosa sincerissima, perché mi avevano proprio chiesto cosa ascoltassi e sono caduta nel vuoto, non riuscivo a catalogare quello che ascoltavo e quello che scrivevo.

Un'altra cosa che mi ha colpito è lo spoken word di "Muoio per niente".

A livello espressivo il modo di cantare che ho trovato in alcune canzoni come "Muoio per niente" o "Iron Man", per esempio, nasce dalle circostanze. Dovevo registrarle di notte perché erano ispirate in quel momento e non potevo né urlare né cantare altrimenti i vicini mi avrebbero ammazzato e quindi ho sussurrato e la mattina, quando ho riascoltato, con l'idea di dover ricantare, mi sono resa conto di quanto fosse forte così, di quanto arrivasse e l'ho lasciato così. Da lì ho capito che mi piace questo modo di usare la mia voce.

E come nasce l'idea che "sia tempo di sbagliare" (sempre in "Muoio per niente")?

Questo nasce perché tante volte in passato mi è capitato di scrivere e aspettare che arrivasse la canzone giusta con cui uscire, di aspettare il momento, la persona, invece questo disco e quella canzone, che secondo me è molto particolare e coraggiosa, sono un modo per dire che non fa niente se si sbaglia l'importante è esprimersi, assecondare l'urgenza di dire una determinata cosa in un determinato momento.

Com'è stato crescere in una famiglia di musicisti e vivere non solo la musica ma anche la popolarità?

Credo che sia stata una fortuna per me, è stato molto stimolante. Ed è stata una fortuna perché avendo questa passione e questo modo di esprimermi anche io è stato più facile trovare la mia strada: se i miei genitori avessero fatto un altro lavoro, avrei dovuto cercare il mio modo di esprimermi, invece è stato il primo che ho utilizzato, la musica. È chiaro, ogni famiglia e ogni situazione in cui si nasce ha pro e contro, però credo che ci siano stati tanti pro.

"Mio fratello io lo sento già suonare", con tuo fratello avete già pensato a fare qualcosa à la Billie Eilish e Finneas?

No, lui è un batterista, molto bravo secondo me: noi abbiamo un gruppo, però coi ragazzi avevamo pensato a dei live anche per promuovere Monolocale, quindi lui già suona con me ma in quella frase intendo proprio dire che quando lo guardandolo vedo proiettato nel futuro, che fa il suo lavoro, suona in giro per il mondo, è un modo per augurargli il meglio.

Ti è piaciuta Bella d'estate rifatta da Tiziano Ferro?

Beh, molto, Tiziano in questa versione si è messo molto a nudo, ha mostrato la sua stima nei confronti di mio padre e non posso che esserne onorata.

Cos'è che hai preso dai tuoi, cosa ti piace di più?

Erano molto in linea con le cose base della vita e credo che una delle cose per cui non smetterò mai di ringraziarli è il rispetto verso il talento e verso le capacità che si hanno. Non sento come un peso, ma è un onore portare un talento e una passione come la musica.

Hai detto che non lo vivi come un peso, ma c'è qualcuno che ha provato a fartelo pesare?

In tanti mi chiedono se mi pesi il fatto di essere cresciuta in questo modo, ovviamente no. Chiaramente, però, presentandomi con nome e cognome metto in conto che ci saranno tante parole in più anche dedicate alla mia famiglia però poi alla fine credo che il lavoro si valuti dopo un po' di tempo, quindi devi imparare a mantenerlo alto il livello, quindi se fra 10 anni sarò ancora qui a fare musica potrò dire che non sarà stato così importante.

Qual è la cosa più bella che ti ha detto tua madre quando le hai detto che l'avresti pubblicato?

Non so se è qualcosa che mi ha detto o il modo in cui mi ha guardata, però la sua stima la percepisco, anche perché lei mi dice tutto anche quando qualcosa non è giusto, quindi mi fido del suo parere. Vedere che ha appoggiato questo mio lavoro dall'inizio mi ha dato molta convinzione, autostima.

Il rapporto con l'ambiente musicale e con l'etichetta, invece? Sai, molti all'esordio non hanno proprio idea di come funzioni, mentre per te è diverso.

Da quando sono nata ho visto come funziona l'ambiente musicale, quindi sono fortunata anche in questo: tanti ragazzi pensano di affrontare un ambiente di un certo tipo e poi si trovano spaesati davanti a tanti meccanismi. Io affronto in maniera spontanea, sincera e aperta la cosa, sono sempre contenta di conoscere i pareri delle persone, dei musicisti, delle persone che stimo.

Che effetto ti ha fatto l'amore e la stima che il Paese ha avuto per i tuoi genitori?

C'è molto rispetto e molta ammirazione e stima da parte del pubblico italiano nei confronti della mia famiglia. Credo sia giusto, anche io ho la stessa stima e lo stesso rispetto, quindi per me è un onore poter fare parte di questa famiglia.