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30 Gennaio 2021
12:42

Anche Mogol contrario al pubblico a Sanremo 2021, le sue motivazioni

Anche il paroliere e produttore discografico Mogol, in qualità di presidente Siae e dopo un incontro a porte chiuse con il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, ha espresso parere contrario al pubblico in presenza, seppur di figuranti, a Sanremo 2021: “È un teatro e come tutti gli altri è sottoposto alle limitazioni imposte dalla pandemia”.
A cura di Eleonora D'Amore
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Anche il paroliere e produttore discografico Mogol, in qualità di presidente Siae e dopo un incontro a porte chiuse con il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, ha espresso parere contrario al pubblico in presenza, seppur di figuranti, a Sanremo 2021: "È un teatro e come tutti gli altri è sottoposto alle limitazioni imposte dalla pandemia". Le sue dichiarazioni complete vanno ad appoggiare la reticenza del ministro e la volontà di porre fine al dibattito con un ragionevole no al pubblico di contrattualizzati Rai che dovrebbero impegnare le file ridotte, nel rispetto del Dpcm, del teatro Ariston di Sanremo:

È un teatro e come tutti gli altri è sottoposto alle limitazioni imposte dalla pandemia. Viviamo un periodo difficile e nessuno deve essere messo a rischio: le regole devono essere uguali per tutti, non servono certo forzature.

Il mondo del teatro non ci sta

Mogol si augura che che i settori della musica e dello spettacolo possano rapidamente tornare in scena in sicurezza e spinge l'opinione pubblica verso la direzione opposta a quella di Amadeus, che avrebbe voluto un ‘festival della normalità' e si sta ritrovando solo una voglia di normalità senza il bisogno di un festival. Grande la spaccatura nel mondo del teatro e della cultura, che ha visto ogni singola iniziativa mediatica svolgersi in assenza di pubblico e con la massima accortezza. Un settore invalido, incapace, nelle sue realtà più piccole, di rimanere a galla in una situazione cristallizzata da più di anno e che quindi ora non ci sta ad assistere all'apertura di un teatro come l'Ariston per l'esigenza di portare in scena uno degli eventi più remunerativi della televisione italiana. È una questione di soldi? Se lo chiedono i lavoratori dello spettacolo che non hanno potuto trovare un piano b per poter aprire il sipario o quanto meno per avere una finestra sul loro futuro.

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