Amy Winehouse (LaPresse)
in foto: Amy Winehouse (LaPresse)

Amy Winehouse tornerà in concerto nel 2019 e non è una bufala. Una stranezza, forse sì, però. Pare che il prossimo anno, infatti, partirà un tour che vedrà protagonista l'ologramma della cantante inglese morta il 23 luglio del 2011, quando fu trovata senza vita, appunto, nella sua casa. La cantante, insomma, sarà riportata in vita in maniera digitale per dare la possibilità anche a chi non ha mai potuta vederla dal vito di ascoltare la sua voce abbinata anche alla sua immagine, come nei migliori film di fantascienza. Anche se la fantascienza c'entra poco anche perché sono anni che c'è un ramo della musica live che si muove in quella direzione e la Winehouse potrebbe essere una interessante cartina di tornasole degli sviluppi di questa tecnologia. Ovviamente le polemiche sono dietro l'angolo e non mancherà chi tra gli amanti della sua musica può pensare a un modo per lucrare sulla fama di una delle cantanti più talentuose di questi ultimi anni, diventata un fenomeno globale con soli due album alle spalle e tanti problemi di dipendenza.

I ricavi alla Fondazione fondata dal padre

A cercare di fare chiarezza su quello che succederà è, come sempre, il padre Mitch, fondatore della Fondazione che porta il nome della figlia e che ha come obiettivo quello di sensibilizzare sui danni che provoca l'abuso di alcol e droga e supportare i ragazzi a rischio e lo sviluppo, grazie alla musica, di coloro che partono svantaggiati: "Vederla esibirsi ancora è qualcosa di speciale che ancora non riesco a trasformare in parole. La musica di nostra figlia ha toccato le vite di milioni di persone e significa molto il fatto che la sua eredità continui in questo modo così innovativo", ha detto l'uomo – come riportato dal Guardian – il quale ha anche specificato come i soldi che entreranno da questo tour andranno a riempire le casse della Fondazione.

Altri concerti con ologrammi

Lo show, che durerà tra i 75 e i 110 minuti, è stato organizzato dalla Base Hologram che dopo quello su Roy Orbison e Maria Callas (sic) è al suo terzo progetto, anche se, in generale, di esempio ce n'è qualcuno in più, a partire dall'ologramma di Tupac che apparve al Coachella festival nel 2012, poi ci fu Billy Holliday e quelli, in fieri, di Ronnie James Dio e Frank Zappa oltre a quello degli ABBA che, hanno detto, presentando il loro prossimo tour, useranno questa tecnologia all'interno del loro show. Resta da capire, ovviamente, quanto il pubblico apprezzerà l'idea di vedere uno dei propri idoli sapendo che non esiste. per adesso una risposta l'ha data il Giappone dove Hatsune Miku è una popstar amatissima, pur non essendo altro che la mascotte di un software di sintesi vocale.