Alvaro Soler (ph. Ben Wolf)
in foto: Alvaro Soler (ph. Ben Wolf)

Il 9 maggio Alvaro Soler tornerà in Italia per esibirsi a Milano per il primo degli appuntamenti live che lo vedranno protagonista nel nostro Paese, ormai sua patria adottiva. È qui, infatti, che Soler ha trovato per la prima volta la grandissima popolarità, mettendo le basi per uscire dai confini e far conoscere la sua musica in tutto il mondo. Autore di vere e proprie hit come "Sofia", "El Mismo Sol", "Yo contigo, Tu conmigo", "Libre" fino a "la cintura", Soler è stato tra i protagonisti anche della televisione italiana, quando fu giudice di X Factor, vincendo con i Soul System, nel 2018 è tornato con l'album "Mar de Colores" che il 10 maggio uscirà in una nuova versione e che dà il nome anche al suo prossimo tour che lo vedrà protagonista il 9 maggio al Mediolanum Forum di Milano, poi tornerà in Italia il 20 giugno per il Sounds Best Festival allo Stadio Benito Stirpe di Frosinone, l'11 luglio per il Maia Music Festival all'Ippodromo Maiam Merano (Bz), il 6 Agosto al Città Sant’angelo Outlet Village, il 7 al Castiglioncello Festival di Castello Pasquini, Castiglioncello (Li) e il 9 all'Asiago Live di Piazza Carli, Asiago (Vi).

Senti, Alvaro, si parte sempre con l’entusiasmo giovanile, poi ci si scontra con i meccanismi dell’industria: quanto è cambiato il tuo modo di fare musica rispetto ai tuoi 16 anni?

La cosa che è cambiato di più è che quando cominciamo a fare musica la facciamo per noi stessi, perché ci piace, hai voglia di suonare qualcosa, poi quando vedi che quelle canzoni che hai scritto, arrivano alla gente, portando le tue emozioni, diventano canzoni che si ascoltano, hanno successo, a quel punto diventano una cosa diversa, perché hai una responsabilità e l'obiettivo alla fine diventa non più solo fare musica per te ma anche per la genere ascolterà. Eccola la cosa che è cambiata maggiormente. Oggi è diventato il mio lavoro, faccio musica tutti i giorni: quando scrivevo canzoni, a casa mia, non avevo alcuna fretta, nessun obbligo, era totalmente diverso, oggi quando mi siedo per scrivermi devo comunque obbligarmi un poco, devo fare tre giorni, staccare tutto e scrivere.

In un’intervista leggevo che "La cintura" nasce anche come monito e incitamento: fate quello che vi pare se vi fa stare bene, anche se non sapete farla.

Ognuno di noi è libero di fare quello che vuole, in quella canzone volevo dire che ognuno può fare quello che vuole anche quando abbiamo delle insicurezze, quando non ci sentiamo all'altezza, a proprio agio, come successo a me con la danza, perché sono alto, magro ed esteticamente non bello da veder danzare, ma quella non è la parte importante, quello che conta è se mi diverta o meno.

Ti consideriamo, ormai, un cantante mezzo italiano, le tue hit estive sono ormai una certezza. Quanto rischi di rimanere ingabbiato nell'idea del cantante del tormentone?

Credo che sia logico, soprattutto se senti d'estate le canzoni alla radio, però penso che la musica abbia generi diversi ma resta comunque musica, quindi se c'è una canzone positiva è positiva, se la fai uscire d'estate è estiva, ma la cosa bella è quando un brano diventa una colonna sonora di un momento bello e se è una mia canzone mi fa ancora più piacere. Ovviamente non credo che farò sempre questo tipo di canzone, anche perché parliamo dei singoli, ma sull'album c'è molta varietà, se ascolti solo la radio invece pensi cose tipo ‘Alvaro Soler, re dell'estate'.

Il tuo tour alla fine serve anche a questo, no: far ascoltare a chi ti ama anche le tue varie anime…

Io voglio che il mio tour sia un'esperienza magica non solo un momento per ascoltare le mie canzoni, un vero e proprio show, questa, alla fine, è la cosa divertente, credo sia un po' quello che ha fatto Fedez, che ha uno show enorme, pieno di cose, non solo canzone dopo canzone dopo canzone… nel mio ci sono momenti più allegri, altri più emozionali, al piano, con un violino, ci sono momenti diversi tra loro, è il racconto di una storia personale.

La percezione che hai del tuo successo italiano è lo stesso che hai nel resto del mondo?

Ogni Paese è diverso: l'Italia è stato l'inizio di tutto e quello è un fatto speciale, è un posto in cui mi trovo bene, sono a mio agio, anche grazie al calore che mi ha dato la gente, mi sento sempre abbracciato e questa è una sensazione molto bella, poi aver fatto X Factor mi ha dato molta visibilità, cosa che non è avvenuto in altri Paesi dove è diverso.

Dall'Italia sei partito, però immagino che la tua musica abbia avuto un incremento anche nei Paesi latino americani, soprattutto oggi che musica in spagnolo sta diventando sempre più ascoltata…

Questo per me e per i cantanti che cantano in spagnolo è molto importante, perché si stanno aprendo un bel po' di porte ed è una cosa bellissima.È difficile andare in un Paese in cui non si parla la spagnolo e fare una canzone che la gente ascolta, però sta succedendo e sono contento, è perfetto per me, sono fortunato di poter fare tour in Paesi in cui non parlano la mia lingua.

Qual è il tuo obiettivo più grande?

Il primo obiettivo è poter fare un tour mondiale, sarebbe fantastico, avendo vissuto in Asia, a Tokio, per sei anni, mi piacerebbe poterci tornare a suonare, sarebbe la realizzazione di un sogno.

Anche per te l'America del Nord resta il mercato di riferimento?

Sì, certo. È strano, perché è un mercato enorme al punto da non aver bisogno di più musica, quindi lavorano molto con l'export e poco con l'import perché non ne hanno bisogno, deve succedere qualcosa di veramente speciale perché importino cose. Per noi, comunque, il focus è più il Sud America, infatti dopo quello di Mar de Colores faremo anche un piccolo tour in Messico, Argentina, Cile e se funziona lì pian piano possiamo anche puntare all'America del Nord.

Stai già lavorando a qualche altra cosa? Dobbiamo aspettarci qualcosa per l'estate?

Il 10 maggio esce una canzone nuova, con la riedizione di Mar de Colores, sarà un bel momento perché è una canzone molto divertente.

Cosa facevi prima di fare il cantante? Quanti no hai ricevuto prima di trovare la popolarità?

Prima andavo all'Università, sono laureato in Disegno industriale ed era quello che facevo, poi mi sono preso due anni per provare a fare qualcosa con la musica e fare dei lavori temporanei per vivere, ma ho ricevuto tantissimi no. A Barcellona, all'epoca, non andava niente, il Pese era in crisi, la gente non aveva i soldi per andare al concerto, era difficile, la musica era un prodotto di lusso.

Come definiresti, adesso, la tua esperienza a X Factor? Pensi sia servito il tuo aiuto ai ragazzi?

Serve perché dopo hai un contatto con loro, ancora oggi parlo con i Soul System e i Daiana Lou e se posso aiutarli lo faccio, quindi sì, è servito molto a me e anche a loro.