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Altro che Giulia De Lellis, gli Zen Circus finiscono in classifica con “Andate tutti affanculo”

Distratti dalle ‘notizie’ di Giulia De Lellis in testa alle classifiche letterarie, prima anche di Stephen King, in molti si sono persi l’esordio degli Zen Circus nella Top 10 dei libri italiani. La band di Appino, Ufo e Karim, infatti, assieme allo scrittore Marco Amerighi ha pubblicato un’antibiografia che non cade nello stereotipo e diventa vero e proprio romanzo di formazione.
A cura di Francesco Raiola
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Zen Circus (Ilaria Magliocchetti Lombi)
Zen Circus (Ilaria Magliocchetti Lombi)

La storia di Giulia De Lellis prima di Stephen King nelle classifiche dei libri ha fatto il giro d'Italia scatenando l'indignazione di chi non si capacita di come funziona il mercato. Anni fa, probabilmente, si sarebbe gridato allo scandalo vedendo King in testa alle classifiche (no, GDL non ha nulla a che fare con King) in un continuo cercare di comprendere perché la qualità non voglia dire automaticamente copie vendute e la poca qualità, invece, le pernacchie: storia di influencer, scrittura, ghostwriter (più o meno ghost), evasioni in campi non propri. Per adesso, però, Giulia De Lellis è prima nelle classifiche Amazon, mentre per capire quello che avverrà in quelle ufficiali dei librai bisognerà aspettare qualche giorno.

Tutto questo gridare all'influencer più famosa d'Italia però ha distorto gli sguardi dalla classifica italiana e al suo ottavo posto. In top 10, infatti, c'è un libro a firma Zen Circus, la band formata da Appino, Karim e Ufo, nota al grande pubblico per la partecipazione al Festival di Sanremo e agli altri per la loro lunga esperienza nel mondo underground italiano. Quando qualche giorno fa li ho incontrati per presentare "Andate tutti affanculo" – titolo del libro che riprende quello dell'album che li ha sdoganati definitivamente – mi raccontavano di buone vendite, ma dalle buone vendite alle posizioni alte della classifica la strada non era del tutto spianata. E invece…

E invece il libro ha esordito in ottava posizione – anche grazie a un importante tour instore, preso proprio dal circuito musicale – e chi osserva le classifiche si trova a fare i conti con un libro firmato a varie mani, quelle della band e quelle dello scrittore Marco Amerighi, vincitore del premio Bagutta Opera Prima con il libro “Le nostre ore contate” (Mondadori, 2018). Una delle grandi battaglie per chi entra nel mondo della carta stampata – poesia, romanzo, racconti – provenendo da un campo limitrofo è quello del pregiudizio: a causa di tantissima spazzatura, pensierini da terza elementare scambiati per poesia, autobiografie scritte alla meno peggio etc, infatti, si è creata una coltre che difficilmente è dissipabile e porta il critico a non aprire neanche il libro. Chi lo scrive lo sa, il tempo è poco, i libri sono tanti e la lettura è faticosa (e bellissima).

Gli Zen non fanno eccezione a questo pregiudizio, e però… Chi conosce la band, ne conosce la musica, i testi, le idee e chi ha la fortuna di aver incontrato i componenti sa quanto siano una delle band più letterarie del Paese (con loro, ad esempio, possiamo mettere i Massimo Volume – una loro canzone dà il titolo al libro di Amerighi – e non a caso Emidio Clementi ha scritto più romanzi) e "Andate tutti affanculo" stupisce di quello stupore che ti prende quando ti rendi conto che forse il pregiudizio vacilla. Chi scrive si era approcciato con estrema curiosità a questo libro presentato come anti biografia, soprattutto quando aveva letto la classica avvertenza che "Ogni riferimento a fatti e persone etc etc". Ma "Andate tutti affanculo" non è appunto la classica autobiografia scritta male: la band, infatti, dopo aver tentato di scrivere singolarmente e poi costruire una sorta di unità ha pensato bene di affidarsi alle mani dello scrittore pisano che ha trasformato le storie dei tre in un vero e proprio romanzo di formazione. Se è vero che tutto ciò che c'è scritto nel libro, giurano gli Zen, è vero è anche vero che il lavoro principale è stato fatto sulla lingua, da uniformare, sull'intreccio, chiaramente, con alcuni piani temporali che sono stati modificati per far fluire meglio la narrazione.

Ispirato chiaramente a "Open", autobiografia di Andrè Agassi e punto di riferimento per il genere e non solo, in alcuni punti riporta alla mente anche "Mercy on me" ovvero la biografia a fumetti di Nick Cave, soprattutto nelle sue sfumature più dark. La storia è quella di tre ragazzi (sono molti di più, si incontrano, si perdono, litigano, muoiono, ma il nucleo resta quello degli Zen attuali): c'è quello bullizzato che alla fine si prenderà la rivincita, il bambino prodigio che sembra perdersi e ritrovarsi, e il figlio di genitori rivoluzionari la cui fine è segnata proprio dalla fine di quella speranza, c'è la Provincia che fa da sfondo a questa avventura che si svolge tra cantine, centri sociali, on the road in giro per concerti e sui palchi, ma che ha la musica come motore ma non come nebbia, concretizzandosi talvolta anche negli incontri musicali: da un giovanissimo Motta a un altrettanto giovane Pierpaolo Capovilla fino a un Vasco Brondi che consegna nelle mani di Giorgio Canali quello che sarebbe diventato "Canzoni da spiaggia deturpata". Insomma, questo degli Zen è un romanzo che può leggere anche chi non conosce la band toscana, ma che vuole immergersi nel mondo di un gruppo di ragazzi di inizio anni '90 che tra accordi strimpellati alla chitarra, primi amori, concertini in locali piccoli e bui, mito di Kurt Cobain, passando per i fatti di Genova, e poi cadute, cadute, cadute e piccole soddisfazioni, arrivano a realizzare un sogno. Levatevi dalla testa il gossip, il raccontino su quanto sono bravi gli Zen, ma pensate più a quello che J. R. Moehringer ha tentato di fare con Agassi. Con le giuste distanze, ovviamente.

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