Albert
in foto: Albert

Si muove tra cantautorato e rap, Albert, nuova scommessa Warner che ha come fonti di ispirazioni artisti come Fabrizio De Andrè e Fabri Fibra. Due mondi che una volta potevano sembrare lontani ma che in questi ultimi anni stanno trovando sempre più punti di incontro. Se un artista come Dargen D'Amico da anni parla di cantautorap, la commistione tra questi due generi – per non parlare dei rapper che si definiscono i nuovi cantautori – è una delle cifre stilistiche dell'Italia musicale. È su quel versante che si muove questo ventenne che ha Frah Quintale e Dutch Nazari (ma anche Calcutta e Carl Brave) come esempi reali e tangibili da seguire e che nel 2016 si mise in mostra prima su Youtube e poi con un Ep autoprodotto, "Alter Ego", che gli aprì le porte di una major. Il 27 aprile scorso è uscito "Orme", nuovo capitolo di questo percorso.

Partiamo dall'inizio: chi è Albert, nome nuovo del panorama ma su cui Wanrner punta molto.

Ho iniziato a fare musica quando avevo 16 anni, ho messo le prime cose su Youtube, come molti, da lì l'anno scorso ho avuto l'idea di fare un disco con un amico, "Alter Ego", e da lì è arrivato l'interesse della Warner. Io avevo già l'idea di muovermi verso un'altra direzione, anche prima del loro arrivo, nel senso che parto come rapper, ma oggi l'immaginario del rapper classico è un po' fuori dalla mia portata: non ho situazioni di disagio di cui parlare tali da mettermi in una condizione tale da prendermi una sorta di rivincita, a me piace scrivere, raccontare molto di me e la goccia che ha fatto traboccare il vaso riguardo la musica è stata la scomparsa di mio padre nel 2013. Da lì è cominciata una musica un po' più ragionata e questo Ep è un'evoluzione di Alter Ego per la quale la scrittura è fondamentale: ho cercato di esprimere in poche parole, sintetizzando al massimo quello che avevo nella testa, scegliendo le parole con attenzione e adattandole a una sonorità spesso molto pop, talvolta rap…

Quello che Dargen D'Amico chiama cantautorap in questi ultimi anni sta prendendo piede, lo spettro è vastissimo…

Guarda, tu dici Dargen e io penso anche ad Andrea Nardinocchi, lui era stato uno dei primi input a quel genere che col rap indie va per la maggiore. Già in quegli anni lì, quando ero più piccolo, quella roba mi intrigava molto, cercando di essere più conscious e attirare a sé la gente, il mistero dell'artista che non si vede tanto, un po' enigmatico che racconta che si mette in luce attraverso la musica mi ispira molto, poi io ho delle influenze del cantautorato molto forti.

Sì, infatti leggevo questa cosa e mi interessava sapere dove peschi per la scrittura, a cosa ti ispiri.

L'artista che ascolto ogni giorno è De Andrè, poi un altro che ha segnato a livello di rap è Fibra, è grazie a lui che è nata la passione e solo in seguito, negli ultimi anni, ho rivalutato il cantautorato. Da ragazzino lo ascoltavo in auto coi miei ma non ne comprendevo il reale significato delle parole, le metafore dei De Andrè, Bennato, De Gregori, in generale il cantautorato ha questa forza che con una chitarra, uno strumento semplice è in grado di creare così tante emozioni che ancora oggi riescono a emozionare anche un ventenne come me.

L'altro giorno leggevo le parole di "Orme": "E non mi aspetto di sfondare ma di ricadere giù (…). La mia storia è come tante, una vita come le altre" che è quella cosa che mi raccontavi prima…

Guarda, questa frase è quella più significativa, nel senso che non ho aspettative, cerco di non farmene quando penso a come potrà andare l'Ep o pensare a come andrà la vita, perché mi piace pensare a quello che è adesso. La mia è una storia di vita abbastanza comune, non ho pretese di voler essere il migliore o dirlo agli altri, voglio che siano gli altri, al massimo, a notarlo.

Come è nata “Strada”? Luca è un personaggio reale o rappresentativo? Come lavori sulle canzoni?

Luca è un personaggio reale, mi ispiro alla storia di un barbone che abita nella mia zona, da ragazzino, con gli amici, lo vedevamo lì in giro, non abbiamo mai avuto un rapporto reale con lui ma crescendo la sua storia mi ha interessato: lo vedevo sempre girare con un passeggino in cui teneva tutte le sue cose e scrivendo l'album mi sono detto che la sua storia, immaginata, poteva essere raccontata. Generalmente quando comincio a scrivere non so mai di cosa voglio parlare, devo mettermi lì a provare e riprovare, e a volte è anche solo una parola che mi fa venire in mente di cosa parlare.

Tua madre ti chiede sempre la tua musica come va (per citare "Palma")?

Guarda da quando è cominciato questo percorso con Warner lei è sempre più interessata, nella nostra famiglia nessuno ha mai fatto il cantante o musicista, io sono il primo: lei lo vede come un lavoro, qualcosa per cui mi devo impegnare, gli dà lo stesso peso che dava al liceo.

È sempre stato così, hai sempre avuto appoggio totale?

Sì, sulla musica sì, assolutamente, quando ho finito il Liceo mia madre sapeva che avrei cominciato a coltivare questa passione. Ho tentato l'Università per un anno ma nella mia testa volevo fare un anno di sola musica e capire cosa mi dava, mentre prima i risultati venivano da quello che era un hobby.

Se dovessi guardarti attorno chi includeresti in un’eventuale scena in cui sei incluso anche tu?

Guarda a me piace molto il filone che chiamo "indie rap", ma da Calcutta a Carl Brave sono tutte canzoni che mi piacciono molto.

Beh, hai preso proprio due estremi…

[Ride, ndr] Mi piacciono molto Frah Quintale e Dutch Nazari, sono artisti che mi ispirano, perché a scrittura e intensità sono fortissimi, sono due esempi che mi piacerebbe seguire.