Amatissimo sui social, finalista ad Amici, con milioni di stream su Spotify, trainato dal successo di "Mi manchi", Aka7even è tra i cantanti più amati dell'ultima edizione di Amici di Maria De Filippi. Arrivato in finale, non è riuscito a giocarsi la gara a due, ma uscito dalla scuola è stato colpito da un'esplosione di affetto che lo ha portato a essere l'artista più apprezzato sui social. Oggi, venerdì 20 maggio, ha pubblicato il suo primo album – ha scelto un album a fronte del solito EP – omonimo, in cui mostra le sue varie facce, quelle già mostrate nel programma, spaziando da pezzi istrospettivi come Mi manchi fino all'idea di tormentone di "Loca". Abbiamo parlato con Luca Marzano, vero nome del cantante, di come ha vissuto questa esperienza, del rapporto con i suoi compagni e con Anna Pettinelli e di quello che si aspetta per il futuro.

Come è stata questa uscita dalla scuola e il ritorno alla vita reale?

C'era il desiderio di uscire perché non sono il tipo che ama una vita monotona, uscendo mi sono trovato di fronte a un mondo novo che ancora devo metabolizzare, però è stato figo, ho visto il pubblico vicino, c'è molto affetto.

Sei uscito da lì ancora ciuccio e presuntuoso, per citare la tua docente Pettinelli?

Ciuccio sì, ma presuntuoso no.

Qual è stato il vostro rapporto?

È stato un rapporto madre/figlio, discussioni però poi il giorno dopo presi benissimo, abbiamo lavorato molto assieme, abbiamo fatto anche un percorso non solo artistico ma anche psicologico, visto che mi ha aiutato tantissimo.

È vero che a un certo punto sapevi che non avresti vinto? Avevi fatto pace con quell'idea?

Sì, sì, ho capito, l'avevo capito tempo prima. Ma non mi interessava neanche vincere, l'obiettivo – ce lo siamo detto spesso tra noi in casa – era fare show, divertirci, perché alla fine il percorso vero comincia fuori.

Però ti abbiamo visto deluso quando tutti i premi sono andati a Sangiovanni, forse qualcosa lì te l'aspettavi?

Sì, qualcosa me l'aspettavo, a un certo punto ha cominciato a girare questo video in cui dico a Maria: "Sangio", quando stavano per assegnare il premio Siae, se non sbaglio. Mi aspettavo qualcosa, ma in realtà sapevo anche quello, va bene così, ok vincere premi, vincere categoria e programma, ma la vittoria più grande è quella post Amici, quello che avviene dopo.

Sei preparato a quello che potrà succedere: alti, bassi, successo?

Preparato no, ma pronto sì. È il sogno di una vita, quindi ritrovarmici dentro e fare ciò che amo, tutti i giorni, non può che rendermi fiero e orgoglioso.

Abbiamo ascoltate tante anime, da Mi manchi a Loca, ti chiedo qual è quella che senti più tua?

La strada che voglio percorrere è quella di essere un artista eclettico, voglio portare lo stile americano in Italia. Essere versatile, svegliarmi una mattina è fare trap, svegliarmi un'altra mattina e fare un pezzo uptempo, un'altra ancora una ballad.

I primi album solitamente sono cose che invecchiano presto, perché pieno di cose scritte tempo prima…

Sì, ma questo primo album rappresenta tutto il percorso fatto ad Amici, come sono entrato e come sono uscito, l'obiettivo era di permettermi, dopo, di poter fare qualsiasi cosa.

Non cantare Mi manchi all'inizio ti ha penalizzato o era solo una strategia condivisa?

Era una strategia perché nel caso fossi arrivato in finalissima avrei avuto un altro pezzo forte, tanto quanto Loca. Purtroppo non ci sono arrivato, ma va bene così, alla fine Mi manchi ha fatto già platino, è un pezzo molto ascoltato, ma fare Loca, prima, avrebbe dato tanta visibilità per proseguire una crescita.

Il successo di Mi manchi in che modo ti ha colpito? È stato un pezzo che ti ha messo a confronto con l'aspetto non musicale, e un interesse per la tua storia con Martina.

Io ho vissuto la casetta come se non ci fossero le telecamere, altrimenti l'avrei vissuta malissimo, le telecamere erano pesanti, anche se non l'ho fatto notare e ho immaginato che ogni telecamera fosse qualcuno della redazione. A quel punto mi sono lasciato andare e sono stato me stesso.

Quella storia è passata, insomma, è stato un modo per crescere?

Assolutamente sì.

Senti, pensi che abbia vinto l'artista che più se lo meritava?

Sì, anche se per me ogni finalista avrebbe meritato la vittoria, me compreso. Come ti ho detto, per me la vittoria non era importantissima, per Giulia sì, quindi è ancora più figo il fatto che abbia vinto lei, prima ballerina donna a vincere Amici. Questa cosa ha un peso anche maggiore, quindi sono contento.

Sei risultato il preferito sui social, cosa con cui ti confronterai molto, questo forse lascia un po' più l'amaro in bocca? C'è anche da dire che quando abbiamo fatto il tuo nome in studio c'è stato un boato…

Pensa che quella bolgia l'ho vista in un video, non al momento, perché avevo un in-ear, quindi non ho sentito del tutto questo caos che si era creato. Però quest'aspetto è figo, la gente mi sta vivendo come una persona vera, senza muri, trasparente, fuori sono lo stesso che vedevate al daily.

Qual è la prima cosa che hai fatto appena sei uscito?

Mangiare.

Cosa?

Al buffet con la redazione.

Gli altri ragazzi li stai sentendo?

Sì, mi sento quasi con tutti, anche con i quelli del pomeridiano.

Cosa ti sei prefigurato? Cosa ti aspetti per i prossimi giorni?

Spero in un percorso in crescita, però sono pronto anche a cadere e rialzarmi, perché ci saranno queste situazioni, devo metterle in preventivo, sono pronto. Spero che questo mood che sto vivendo non cambi.

Qual era il giudice che sentivi più vicino?

Stash. Sono una persona che quando si esibisce vede anche le reazioni ed ero molto attento alle loro facce, ai loro modi di reagire, e Stash era uno di quelli che mi gasava di più, era presissimo, mostrava anche lui di stare sul pezzo, di groovare con me.

Senti, è vero che Yellow non ti entusiasmava tantissimo?

Yellow è un pezzo che a me piace tantissimo, in realtà, ascolto un botto di quel genere lì. Vedere che la gente da fuori non apprezzava quel mood mi pesava e automaticamente mi ha portato a disprezzare Yellow, poi ho capito che una delle critiche più forti era per l'autotune, quindi mi sono detto: "Bene, allora a parte quello, il pezzo piace".

Senti, sogna: con chi ti piacerebbe collaborare?

Mi piacerebbe uscire dall'Italia: uno dei miei sogni è Justin Bieber, se uno deve sognare, meglio farlo in grande.

In Italia, invece?

Mi piacerebbe lavorare con Tancredi, ne abbiamo già parlato. Ci piacerebbe scrivere insieme, lui scrive benissimo.

Il tuo rapporto con Sangiovanni com'è?

È quasi come gli altri, lui è forse un po' più distaccato, ma è anche la persona che mi è stata più vicino in casetta, è un ragazzo saggissimo, aveva sempre la parola giusta. Io ho cercato di fare altrettanto, anche se lui è una persona che si chiude molto, sta sulle sue.

Quali sono stati i messaggi più belli che hai ricevuto?

Guarda, più che messaggi, ho visto un botto di meme. È una roba divertentissima, perché io sono anche quello, sono un po' stupido, faccio brutte figure, ma è stato accolto anche quel lato di me, quindi mi sono detto: "Posso essere me stesso, quindi se faccio una figuraccia, sono apprezzato lo stesso, perfetto".

Quando hai capito che la musica poteva essere importante per te?

Ho iniziato a capire che poteva essere la strada giusta subito dopo aver fatto X Factor, perché trovandomi su un palco di quel calibro, mi sono detto che potevo farlo, se ti chiamano lì è perché hanno visto qualcosa. A quel punto ho cominciato a lavorare in maniera professionale.

E quando hai pensato ad Amici?

Amici è stata una conseguenza di X Factor. Ho sempre sognato di fare un talent, vedendoli mi ci immaginavo dentro, mi dicevo: "Immagina se fossi ad Amici". Quello a X Factor è stato un percorso breve ma figo, iniziando a lavorare seriamente ho fatto un po' di provini, ci ho provato 5 anni a entrare e alla fine ci siamo riusciti.

Qual  stata la cosa principale che hai imparato nella scuola?

Ho imparato a conoscermi e ad accettarmi, questo è stato il passo più importante per avere la consapevolezza che nelle ultime puntate ho poi portato sul palco. Sono sempre stato una persona che non voleva conoscersi, l'ultimo periodo guardarmi e dire: "Oh, questo sono io" mi ha portato ad avere quella consapevolezza che sul palco era piena di energia. Ero contento di vedermi sul palco, allo specchio, di accettarmi, di confrontarmi.