3 Ottobre 2014
15:30

Afterhours, a L’Aquila il festival “Hai paura del buio?”: “Vogliamo tenere accesi i riflettori”

Si terrà a L’Aquila l’unica data della seconda edizione del festival “Hai Paura del Buio?”, evento ideato da Manuel Agnelli e dai suoi Afterhours, che consta di performance di musica, danza e teatro. Rodrigo D’Erasmo ci ha raccontato il perché di questa scelta.
A cura di Francesco Raiola

Hai paura del buio Festival? "Un esempio di imprenditoria culturale” lo definì lo scorso anno, ai microfoni di Fanpage, Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, dal cui album prende il nome questo festival che prevede performance di musica, danza e teatro e a cui partecipano alcuni tra gli artisti più importanti del panorama musicale italiano. "Dobbiamo cambiare la visione della cultura e della musica in Italia (…). La cultura è il nostro modo di fare politica. La cultura è politica” continuarono il leader della band e il violinista della band Rodrigo D'Erasmo. L'anno scorso l'iniziativa fu un successo che, ovviamente, si portò appresso anche alcune critiche, ma il pubblico riempì i tre appuntamenti che si tennero a Torino, Roma e Milano. A un anno di distanza dalla sua nascita il festival torna e lo fa nella maniera più politica che poteva, ovvero riappropriandosi un luogo ormai divenuto simbolico: L'Aquila, il capoluogo abruzzese colpito da un terribile terremoto nel 2009 e divenuto contemporaneamente simbolo della solidarietà italiana e dell'incapacità burocratica del nostro Paese.

Il ritorno a L'Aquila

Proprio là, sabato 4 ottobre, si terrà questa data unica del festival, grazie all'impegno dell'associazione culturale KeepOn, e la scelta non è affatto casuale: "Dopo la ferita del terremoto del 2009, L’Aquila è oggi il simbolo di quel ‘buio' che si può e si deve superare anche attraverso la cultura". Già nel 2012 gli Afterhours, assieme a Il Teatro degli Orrori, tennero un concerto di solidarietà in cui, contestualmente, venne chiesto alle istituzioni di non cedere sulla ricostruzione, facendo anche sì che quello non rimanesse un episodio isolato. Questo, quindi, è un altro piccolo passo della band per far sì che quella spinta non muoia. La sostenibilità, specificano gli organizzatori, "è affidata in parte al Comune, che ha messo a disposizione le infrastrutture, in parte a una rete di sponsor privati e di giovani imprenditori locali che ha consentito di sostenere gli impegni economici, e per finire è resa possibile dalla disponibilità di tutti gli artisti coinvolti, che andranno in scena in cambio di un minimo rimborso".

Afterhours
Afterhours

L'intervista a Rodrigo D'Erasmo degli Afterhours

Siamo tornati da Rodrigo D'Erasmo per capire cosa succederà nel capoluogo abruzzese domani e cosa è cambiato in quest'anno.

Tornate a L'Aquila, dopo il concerto gratuito che teneste assieme al teatro degli Orrori nel 2012, per questa unica data di HPDB14. Che città ritrovate?

Quando suonammo nel maggio del 2012 arrivammo il giorno precedente per fare un sopralluogo nella cosiddetta "zona rossa" del centro storico e la terribile sensazione che ci rimase scolpita nella memoria fu quella di una vera e propria città fantasma. Il giorno seguente riprese vita e vedemmo la rabbia negli occhi di tanti ragazzi che ci chiesero di tornare, di non dimenticarci di loro. Due settimane fa siamo tornati per fare un sopralluogo nella location che ospiterà domani il festival e facendo un giro in città abbiamo piacevolmente respirato un'aria di ripresa. Anche un po' di leggerezza e di spensieratezza che immagino siano davvero difficili da ritrovare. L'Aquila ha voglia di rialzare la testa.

Se dovessi spiegare a qualcuno che non sa di cosa stiamo parlando in cosa consiste questo festival e qual è l'idea principale che c'è dietro, cosa direste?

"Hai paura del buio? Il festival" è un contenitore/laboratorio culturale teso ad abbattere le barriere di genere e di disciplina nel vasto mondo dell'arte.  È nato con l'intenzione di mescolare le carte e le modalità creative portando ospiti di varia estrazione sullo stesso palco generando così un corto circuito da entrambi i lati della transenna: artisti/pubblico. Si alternano dunque decine di performance (danza, letteratura, arti visive, teatro e tanta musica di ogni genere) senza soluzione di continuità. Parlo anche di laboratorio perché spesso accade che le collaborazioni vengano sollecitate da noi sulla carta ed accadano poi in maniera spontanea e quasi improvvisata all'interno delle giornate stesse del festival. Queste incognite e sorprese tengono teso il filo della curiosità e dell'eccitazione che lega il dietro le quinte al palco e il palco alla platea.

L'Aquila (e la sua ricostruzione) è ormai un argomento di cui non si parla più tanto. Quanto, un festival come il vostro, può contribuire a riportare là l'attenzione?

L'intento è proprio quello di tenere i riflettori accesi su questa catastrofe perché tutto il Paese continui a preoccuparsene. I problemi degli Aquilani sono anche i nostri e noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di sfruttare i grandi media dello spettacolo per tornare a parlare di questa bellissima città ferita. Il festival va a sollecitare, nel suo piccolo, la questione della ricostruzione del tessuto sociale. Una categoria messa profondamente in crisi dal terremoto è proprio quella dei giovani che difficilmente riescono ad immaginare il loro futuro a L'Aquila. Tendono a scappare e costruirselo altrove. Eventi come questo vogliono invece dimostrare che si può fare. Che la cultura, la riflessione e, perché no, lo svago e il divertimento sono un ingrediente altrettanto importante per la rinascita di una città che cultura e storia le ha scolpite nelle proprie fondamenta.

Come mai avete deciso di fare un solo evento, quest'anno, a fronte dei tre dello scorso anno?

Non ci sono regole in merito. L'anno scorso si erano create le circostanze e le possibilità di farne tre tappe in tre mesi. Avevamo scelto 3 grandi città (Torino, Roma, Milano) per presentare al paese questo progetto, per raccontarne le intenzioni, il manifesto e dettarne le linee guida. Il secondo step, per noi prioritario, era quello di portare il festival dove ci sembrava ci fosse bisogno. Dove potesse essere utile in qualche maniera. E quando si è presentata l'occasione, tramite KeepOn, di portarlo a L'Aquila, abbiamo immediatamente detto si!

Nell'intervista che ci concedeste lo scorso anno dichiaraste: “Dobbiamo cambiare la visione della cultura e della musica in Italia”. Ecco, a che punto siamo?

Temo che le cose non si siano spostate di molto. La cultura continua ad essere falcidiata da tagli e scelte dissennate che la stanno riducendo ad un hobby, neanche troppo appetibile. Ci vorrebbe una profonda restaurazione delle menti, dei poteri forti e delle normative per iniziare a vedere dei risultati. Noi tentiamo di incarnare il ruolo di agitatori culturali, come abbiamo spesso fatto e di usare il nostro megafono per riportare le voci o le grida che raccogliamo quotidianamente stando così spesso e da così tanto in giro e a contatto con così tanta gente. Per fortuna alcuni interlocutori all'interno del Ministero della Cultura e della Commissione Cultura iniziano ad essere più disponibili e si aprono al dialogo e alla collaborazione. La strada è lunga ma le idee sono tante e la voglia, ormai diventata esigenza, di cambiamento è grande. Questo mi porta ad un cauto ma sincero ottimismo.

Tutti gli ospiti

Ma chi sono gli artisti che accompagneranno Agnelli e soci in questa avventura? Ad alternarsi sul palco ci saranno Antonio Rezza e Flavia Mastrella (performance teatrale), Piero Pelù (concerto), Paolo Giordano con Plus (Minus&Plus) (reading), Bachi da Pietra (concerto), Versus – Cristiano Carotti VS Desiderio (performance dj e vj set), Valentina Chiappini (performance), Diodato (concerto), Enrico “Der Maurer” Gabrielli + Sebastiano De Gennaro (musica contemporanea e attitudine punk), Ghemon (hip hop), Le Indiesponenti (dj set), Graziano Staino (video-arte), Isabella Staino (installazione pittorica), Luminal (concerto), Nebulae (danza), Ura (concerto).

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2.461 di Gaia Bozza
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