Scott Walker, uno dei personaggi più affascinanti e talentuosi della scena musicale inglese è orto la scorsa notte all'età di 76 anni, come scrive la sua etichetta, la 4AD che in un lungo messaggio ha scritto: "È con grande tristezza che annunciamo la morte di Scott Walker. Scott aveva 76 anni e ha lasciato sua figlia Lee, sua nipote Emmi-Lee e la sua compagna Beverly. Per mezzo secolo il genio dell'uomo nato Noel Scott Engel ha arricchito le vite di migliaia di persone, prima come membro dei The Walker Brothers e poi come artista solista, produttore e compositore di assoluta originalità. Walker è stato un titano unico, in prima linea per qual che riguarda la musica britannica: audace, curioso ha prodotto lavori che avevano l'ardire di esplorare la vulnerabilità umana e l'oscurita atea che la circondava".

Il successo coi The Walker Brothers

Walker ha una storia particolare, perché se oggi è conosciuto come uno dei cantautori più originali e all'avanguardia del pop mondiale, con una voce caratteristica, scura, profonda, la sua carriera artistica nacque in tutt'altra maniera. Il cantante, infatti, faceva parte di una boy band, The Walker Brothers che furono una delle band più note in Inghilterra negli anni '60, diventando popolarissimi grazie a due hit come "Make It Easy On Yourself" e "The Sun Ain’t Gonna Shine (Anymore)" con una fanbase che non invidiava quella dei Beatles. Mentre la band raggiungeva sempre più successo, Walker, però, scriveva materiale che sarebbe servito alla sua carriera solista che nacque quando i The Walker Brothers si sciolsero non reggendo alla pressione del successo.

La carriera solista

Walker, quindi, cambiò completamente mood e virò verso sonorità più "epiche e psichedeliche" come le definisce il Guardian, vera e propria avanguardia che si materializzarono nei suoi Scott, Scott 1, Scott 2, Scott 3 e Scott 4, prima di scomparire: "Dopo un lungo silenzio – continua la nota della 4AD – Scott riemerse nei '90 con un lavoro che faceva molta attenzione ai testi e decostruiva la musica in alcuni elementi paesaggistici. Attingendo a politica, guerra, peste, tortura le epiche apocalittiche di Scott usavano il silenzio come effetti del mondo reale. Tra i primi a pingerne la scomparsa c'è stato Thom Yorke dei Radiohead che ha parlato dell'enorme influenza per la band e per lui "mostrandomi come potessi usare la mia voce e le parole".