Vincitore morale dell'ultimo Festival di Sanremo, Achille Lauro è riuscito anche quest'anno ha diventare protagonista sul palco dell'Ariston. Se lo scorso anno Lauro De Marinis arrivava al Festival come outsider, come il personaggio ‘strano' e sconosciuto ai più, quest'anno è tornato con un 2019 che lo ha visto anche protagonista in tv, ‘adottato' anche da Mara Venier, Insomma, non più sconosciuto e col rischio di essere normalizzato dall'effetto televisivo-sanremese. Ma Lauro, che da anni è uno dei protagonisti della musica italiana – anche quando in pochi tra il publico mainstream lo conosceva – si è preso tutto quello che poteva prendersi.

La performance artistica a Sanremo 2020

Durante le esibizioni sanremesi, infatti, ha messo su una vera e propria performance artistica, tra musica, moda, Cultura. Lauro, come ha scritto bene Daniele Cassandro su Internazionale "ha fatto quello che le pop star fanno fin dagli anni cinquanta: usare il mezzo televisivo anziché esserne usati. Ha sfruttato al massimo le quattro serate di Sanremo per esibire la sua estetica e raccontare la storia che voleva raccontare" e la storia che voleva raccontare era quella dell'abbattimento del concetto di genere. Lauro è andato a Sanremo per portare un'opera d'arte sul gender fluid, ma anche per rivendicare il suo essere una popstar. E ci è riuscito.

Achille Lauro, un lavoro su musica e immagine

Solo che chi ha seguito un po' la carriera del rapper romano, sa che la sua evoluzione non è stata improvvisa, anzi. Se è vero che anni fa, Lauro era la rappresentazione del tamarro di borgata, è altresì vero che ha fatto un enorme lavoro su se stesso e già in Pour l'amour l'evoluzione estetica era a buon punto. Lauro, infatti, aveva tagliato i capelli, aveva rafforzato la sua immagine androgina, si era vestito di una tutina sbrilluccicante fatta di paillettes e si era messo le ali, novello Angelo blu, non a caso nome della canzone che apriva l'album assieme a Cosmo. Il cambiamento fisico corrispondeva anche un cambiamento artistico e infatti quell'album conteneva in provetta tutto quello che sta diventando Lauro: trap, certo, ma anche dance, rock, pop. Forse lì era ancora meno consapevole, o comunque essendo meno popolare il suo discorso era depotenziato, mentre adesso ha capitalizzato tutto quello che poteva. Prendersi la scena dell'appuntamento televisivo e musicale più importante del Paese e farlo con un messaggio fortissimo, sparigliando e polarizzando i giudizi.

Gli album di Lauro tornano in classifica

Il risultato è arrivato anche in termini di vendite o, comunque, di numeri. La sua "Me ne frego" – il titolo stupisce ed è sintomatico di quello che avrebbe messo in scena, perché ribalta quello che è un significante associato al fascismo, facendone un'arma di libertà – è il quarto brano più ascoltato del Festival, stando alle prime classifiche FIMI dei singoli e allo streaming e in top 10 tra le più mandate in radio. Ma guardando la classifica degli album, Lauro è riuscito nell'impreso di riportare a ridosso dei venti il suo ultimo album "1969", ma anche di riportare in classifica i suoi due album precedenti, ovvero "Pour l'amour" – che ad oggi resta l'album fondamentale per capire il Lauto pensiero e la sua evoluzione – e "Ragazzi madre" dove sono presenti due delle sue canzoni più amate, ovvero la title track e "Ulalala".