Il rapper americano ASAP Rocky è stato condannato da un Tribunale svedese per aggressione, ma non andrà in carcere. Era atteso per oggi il verdetto del Tribunale svedese che doveva esprimersi sull'eventuale condanna al rapper americano, accusato di aggressione e che ha passato cinque settimane in carcere a seguito di una rissa scatenatasi a fine giugno a Stoccolma. Il cantante, però non sarà obbligato a fare altri giorni di carcere, dopo quelle già passate in Svezia, e così si chiude un caso che ha ottenuto un'enorme visibilità internazionale, mettendo anche a rischio le relazioni diplomatiche tra il Paese scandinavo e gli Stati Uniti, soprattutto a seguito delle telefonate (e dei tweet) tra il Presidente Donald Trump e il Primo Ministro Stefan Löfven.

Il risarcimento che dovrà pagare ASAP Rocky

Il Giudice ha deciso che il rapper e due persone del suo staff, coinvolte anch'esse nella rissa, sono colpevoli per l'aggressione ma con condizionale, stabilendo che non c'è bisogno né di comminare multe né, tantomeno, di dover prestare alcun tipo di servizio sociale anche grazie al tempo già trascorso in prigione da parte del rapper, il cui vero nome è Rakim Mayers. La Corte ha stabilito, però, che Asap dovrà risarcire la vittima, il 19enne Mustafa Jafari, di circa 1000 euro e circa 20 mila euro per quanti riguarda le spese legali.

Cosa è successo a Stoccolma

Il cantante, stando a quanto detto dalla Corte, avrebbe ammesso di aver gettato a terra in maniera intenzionale Jafari, averlo colpito al braccio e averlo preso a pugni, rifiutando quello che sosteneva la Difesa, ovvero che il rapper aveva agito per difesa personale, perché la situazione non giustificava alcun tipo di atto di violenza. Rocky aveva dichiarato che la vittima li stava seguendo e più volte aveva chiesto di lasciarli stare, evitando qualsiasi tipo di colluttazione, ma senza che queste richieste fossero accolte da Jafari. Caduta anche l'accusa che Asap avesse usato una bottiglia rotta per colpire il ragazzo; nei giorni scorsi al rapper era stata la possibilità di tornare a casa, negli Stati Uniti, e non era stata richiesta la sua presenza durante la lettura del verdetto.