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17 Settembre 2015
23:00

45 anni senza Jimi Hendrix, prodigio rock per intere generazioni

In una camera d’albergo di Londra, 45 anni fa, Jimi Hendrix morì, mettendo fine a uno dei più grandi spettacoli che il rock avrebbe mai visto: l’innovazione tecnica e l’energia sul palco lo hanno reso uno dei personaggi più importanti della Storia della musica mondiale.
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Quando salì sul palco di Woodstock, assieme ad alcuni dei nomi più grandi che la Storia della Musica, forse non sapeva che sarebbe stata una delle sue esibizioni più importanti della Storia. O forse sì. Perché Jimi Hendrix sapeva di essere il più grande chitarrista che il mondo avrebbe visto da lì a molto tempo dopo. Le note distorte di ‘The Star Spangled Banner' l'inno americano che dal palco americano il musicista rese acide e mitiche risuonano ancora nelle orecchie di chi apprezza l'arte della chitarra. Il suo uso del wha wha, la capacità di prendere le sonorità blues e farle proprio, ispirandosi a maestri del genere come B.B. King, Muddy Waters, Howlin' Wolf, Albert King and Elmore James, ma anche a chitarristi come Curtis Mayfield, Steve Cropper senza disprezzare il funk e il jazz, lo hanno reso una delle figure più importanti della Storia.

La morte prematura e la grande eredità

Nato a Seattle il 27 novembre del 1942, Hendrix è stato certamente la più grande chitarra con cui il rock si sia mai scontrato. Le sue note hanno infiammato intere generazioni. Era il Voodoo Child del rock, predestinato a essere il migliore di tutti. E divenne il migliore di tutti, finché una vita vissuta senza freni e inibizioni non lo portò a una morte tragica. Il cantante, infatti, fu trovato morto dalla sua compagna, il 18 settembre 1970, mentre era in una stanza del Samarkand Hotel di Londra. Morte per soffocamento, dovuto al vomito. Si è molto dibattuto sulle cause della morte, sulla possibilità di salvarlo, così come lo si è fatto sull'eredità, musicale e materiale che ha lasciato.

Con la musica dimenticavo la paura

Jimi innovò radicalmente il modo di suonare lo strumento e a questo ci aggiunse un'estrema capacità di stare sul palco. Un atteggiamento sfrontato, che si è stampato – a volte oscurandone le capacità tecniche – nella mente di tutti quelli che almeno una volta si sono approcciati ai filmati dei suoi concerti: Corde suonate con i denti, chitarra suonata dietro la schiena e Fender Stratocaster – strumento con cui flirtava, in un continuo atteggiamento dai risvolti ‘sessual-musicali' – distrutte alla fine dei concerti. Eppure quello che resta, oltre ai suoi eccessi è la sua musica: pezzi come ‘Hey Joe', Fire', ‘Foxy lady' o ballds come "Little Wing", "Bold As Love" sono patrimonio culturale di tutti noi.

La musica mi rendeva euforico, suonare mi faceva dimenticare tutto, anche la paura. Salivo sul palco, mi sistemavo… e spingevo al massimo.

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