I Marlene Kuntz sono in tour con "30 : 20 : 10 MK2", uno spettacolo in cui uniscono una serie di anniversari. Per la band guidata da Cristiano Godano, caposaldo del rock italiano e non solo, sono trent'anni di carriera (portati benissimo), e sono 20 anni dall'uscita di "Ho ucciso paranoia", album seminale che ha anche avuto un'importanza nella musica della band che ha segnato il percorso del rock italiano a partire dagli anni 90. Oggi a Godano resta un'indole rock & roll che, col tempo, si è raffinata, trasformata: si cresce, aumentano le esperienze e anche la musica evolve: "L'istinto è connesso all'urgenza espressiva di un giovane che esplode e ha bisogno di manifestare il suo impeto, poi poco alla volta quest'impeto viene trasformato in altro" racconta a Fanpage.it il cantante, che parla anche di quando la storia della band avrebbe potuto prendere un'altra strada, se solo avessero avuto "le palle di andare in quella direzione".

Cristiano, sono 20 anni di "Ho ucciso Paranoia", possiamo dire che  fu l’album che in qualche modo vi portò verso un suono meno noise, in cui si inoculavano germi melodici che avreste sviluppato anche successivamente?

Può essere che quello sia un disco in cui iniziano a fare capolino alcune pretese melodiche più marcate. Io non riesco a individuare un punto di svolte in cui succede che qualcosa cambia. Ci sono due o tre canzoni che cominciano a rivendicare fieramente il desiderio di emanciparsi da un cliché che si stava cominciando a definire, quello dei Marlene noise. Il noise è un approccio musicale non uno stile di vita, il mio stile di vita è fare buona musica.

Anche i testi sono pian piano evoluti, da brevi sferzate si sono sempre più dilungati. In che modo il processo di crescita ti ha cambiato e ha cambiato la musica dei Marlene?

Dovendo avere a che fare con la scrittura di testi di canzoni, quando il numero di canzoni aumenta cerchi degli espedienti e stratagemmi per esprimerti senza ripeterti e fare a meglio il suo lavoro di artista che non si ripete e che non dice stupidaggini. L'istinto è connesso all'urgenza espressiva di un giovane che esplode e ha bisogno di manifestare il suo impeto, poi poco alla volta quest'impeto viene trasformato in altro, quindi se non sei più pervaso intimamente, devastato da un sentimento di incazzatura, trasformi la scrittura in qualcos'altro.

Parlami un po' di questo tour del doppio, in cui le varie anime dei Marlene si intrecciano…

Il tour lo abbiamo voluto chiamare "30 : 20 : 10 MK2" perché 30 sono i nostri anni di vita, 20 gli anni che compie il nostro terzo disco, appunto, e dieci le location in cui portiamo il tour, quindi per renderlo corposo e coerente col nostro percorso ci siamo inventati questa idea del doppio concerto: la prima parte tutta acustica di un'ora, poi cambio palco e ce n'è una elettrica. E mettiamo insieme il trentennale e il ventennale, perché nel trentennale rappresentato un po' da questa nostra versatilità, la parte acustica rappresenta il nostro essere cresciuti, da band noise siamo stati capaci e bravi ad evolverci e diventare una band che sa gestirsi anche da un punto di vista acustico. Nell'acustico mettiamo i pezzi dei Marlene che riteniamo i migliori per essere riadattati in chiave diversa: nella seconda parte celebriamo i 20 anni di Ho ucciso paranoia riproponendolo tutto e alla fine continuiamo con alcuni pezzi che sono quelli che, immaginiamo, la maggior parte della gente si aspetta da noi.

E invece la sessione di domande e risposte come funziona?

Chi acquisterà il biglietto con Q&A verrà accolto prima da me e poi dai Marlene per due cose ben precise. Quando ci sarò io presenterò due o tre pezzi del mio disco solista che si spera uscirà nei primi mesi del 2020. Condividerò le impressioni e chiacchiereremo, poi sarò raggiunto dagli altri Marlene faremo una sessione di domande e risposte.

Sei più critico o indulgente quando guardi al vostro passato?

Nei riguardi della storia dei Marlene io sono orgoglioso. L'altro giorno riflettevo su un fatto: ho visto recentemente su Youtube un pezzo estratto da un tour Live in love, all'epoca di "Uno", disco che alcuni hanno capito molto, riconoscendolo come uno dei migliori della nostra produzione, dal punto di vista di eleganza e creatività e altri che non l'hanno capito tirando fuori la solita tiritera dei Marlene che si sono rincoglioniti etc. Ho visto un estratto di "Negli abissi fra i palpiti" e ho un rammarico, credo che in quel momento avremmo dovuto avere le palle di andare in quella direzione, perché stavamo facendo un concerto magnifico, di una eleganza e raffinatezza… era l'inizio di un percorso dei nuovi Marlene Kuntz, il che non significa che rinnego quello che è successo. Però se mi chiedi un confronto con la Storia posso individuare lì una piccola sliding door che non è stata presa.

Sono andato a rileggermi un po’ i vostri testi e c’è il racconto dell’amore in tantissime forme. Esiste un pudore contro cui un artista come te deve lottare per mettere la penna sul foglio?

Penso che esista un pudore e ogni artista de la risolve con se stesso e la propria capacità di nascondersi o esibirsi. Vi sono due o tre pezzi dei Marlene in cui decido, anche in maniera provocatoria, molto rock and roll, nei testi di essere esplicito ma non volgare, quindi non credo di aver avuto così grossi problemi col pudore.

I Marlene Kuntz sono in tour, e dopo le tappe di Firenze e Fontaneto d'Agogna (No) il 5 ottobre saranno a Cesena, al Vidia, il 10 a Roma, all'Orion, l'11 a Perugia, all'Afterlife, il 12 a Parma, al Campus Industry, il 18 a Trezzo sull'Adda (Mi) al Live Club e il 19 a Padova, all'Hall.