30 Ottobre 2014
12:07

10 cover che (forse) non sai essere delle cover

Le cover sono rivisitazioni di brani famosi ed è quasi un genere a sé con cui tantissimi artisti famosi si sono confrontati. Qui ci sono 10 brani rifatti che forse qualcuno non sa essere cover, ma che crede, piuttosto, siano brani originali.
A cura di Francesco Raiola

Quello delle cover è un genere a parte e talvolta molto criticato. Rivisitare un brano di un artista, spesso un brano molto famoso di un cantante o band altrettanto famoso spesso è un rischio con cui, però, in molti si cimentano. La tradizione è lunghissima e probabilmente nella propria carriera sono innumerevoli gli artisti che, innamoratisi di un brano, hanno deciso di rivederlo e farlo proprio, con risultati alterni. Non parliamo delle tribute band, ovviamente, ma di artisti molto noti. C'è chi ne fa una vera e propria forma d'arte, come successo ultimamente coi Flaming Lips che, assieme a colleghi del calibro di Miley Cyrus Moby, My Morning Jacket, MGMT, Dinosaur Jr.’s J Mascis, Foxygen e tanti altri, hanno rifatto tutto "Sgt Peppers and the Lonely Heart Club Band", lo storico album dei Beatles del 1967. Ma ci sono anche fallimenti incredibili, pezzi che restano nell'immaginario come storpiature improponibili e infine ci sono quelle cover che in molti non sanno neanche essere tali. Brani entrati nella nostra cultura musicale come se fossero degli originali.

In questo elenco abbiamo raccolto 10 pezzi che forse molti pensano essere originali (no, non fate quelle facce, molti di questi casi sono stati testati personalmente), come "A che ora è la fine del mondo" di Ligabue o "Gli spari sopra" di Vasco Rossi. Buon ascolto.

A che ora è la fine del mondo – Ligabue (R.E.M.)

Questo è il brano che dà il titolo al quarto album del cantante di Correggio. Divenuto uno dei suoi brani più amati di Liga, è una cover di "It's the End of the World as We Know It (And I Feel Fine)" dei R.E.M., rivisitata e attualizzata per il panorama italiano. È, infatti, una critica alla situazione italiana di quegli anni (1994) che vedevano Berlusconi e la sua politica televisiva prendere sempre più piede nel paese. Liga descrive cosa succederebbe se arrivasse veramente la fine del mondo e lo fa in modo molto caustico.

Fine del Mondo in Mondovisione,
diretta da San Pietro per l'occasione
A reti unificate e poi sulla pagina 666
Prima però su Canale 9 ci sarà il terzo Festival del dolore
Con la finale dei casi umani meno meno umani che mai
I puttanieri ci diano dentro, che là di là niente ciccia, niente

Gli spari sopra – Vasco Rossi (An Emotional Fish)

Ebbene sì, forse i fan più assidui del Komandante sanno bene che questo brano, incluso nell'album omonimo "Gli spari sopra" (1993) non è un suo brano originale, ma una cover del brano "Celebrate" degli sconosciuti An Emotional Fish. Il testo, però, è stato riveduto completamente dallo stesso Vasco, che ha fatto diventare il ritornello originale che diceva "This party's over" ne "Gli Spari Sopra", appunto.

Il brano degli An Emotional Fish

E chi se ne frega – Marco Masini (Metallica)

Marco Masini che rifà i Metallica è uno degli argomenti più discussi quando a un certo punto della serata si arriva a parlare delle cover più incredibili della storia. "E chi se ne frega", infatti, presente nell'album “Uscita di sicurezza” del 2001 è la cover di una delle ballads più conosciute dei Metallica, "Nothing Else Matters", che Masini trasforma in un titolo perfetto per la trilogia che vede anche "Vaffanculo" e "Bella stronza" tra le protagoniste. I Metallica hanno approvato, parola del cantante.

Il brano di Marco Masini

Ad ogni costo – Vasco Rossi (Radiohead)

Altro momento dolente è la cover, sempre di Vasco, dei Radiohead e della loro "Creep". I fan della band di Thom Yorke, infatti, si chiedono continuamente cosa sia venuto in mente agli inglesi di permettere che Vasco rifacesse uno dei brani simbolo della band, contenuta in "Pablo Honey". È vero che i Radiohead non amano tantissimo il loro album d'esordio e col tempo lo hanno dimostrato navigando altri mari, ma era proprio necessario? E i fan del Komandante che ne pensano? Chissà, quel che è certo è che Vasco non si discute, si ama. E così sia.

Il gorilla – Fabrizio De Andrè (George Brassens)

In quanti sanno che una delle ballate più note di Fabrizio De Andrè non è in realtà sua ma dello chansonnier francese George Brassens? De Andrè, ormai è noto – almeno a chi lo ama e lo segue -, deve tantissimo alla tradizione cantautorale d'oltralpe che vede in Brassens uno dei massimi esponenti, dalla quale ha mutuato tanto anche in termini di cover. "Il gorilla" è una di queste. Il brano, infatti, appartiene al catalogo del cantautore francese e si adatta perfettamente nella tradizione del cantautore genovese visto che narra le gesta di un Gorilla che, fuggito dalla gabbia, decide di perdere la verginità. Di fronte si ritrova una vecchietta e un giudice e la scelta cade sul secondo che il giorno prima "aveva fatto tagliare il collo" a un uomo. Una canzone contro la pena di morte e le ingiustizie, perfetta per De Andrè (che riprese anche altri brani di Brassens come "Le Passanti").

Geordie – Gabry Ponte (Canzone popolare inglese)

Geordie è una canzone popolare britannica, resa popolare in Italia proprio da Fabrizio De Andrè. Chissà se quelli che ne hanno ballato la versione di Gabry Ponte nelle discoteche di mezza Italia, sapevano che il brano non era originale. Ma in fondo gliene sarebbe fregato qualcosa? Let's dance.

Meraviglioso – Negramaro (Domenico Modugno)

Essere musicista ti obbliga prima o poi ad avere a che fare con Modugno. Essere musicista pugliese rende tutto ancora più complesso e lo sanno bene i Negramaro, una delle band pugliesi più note degli ultimi anni. Sangiorgi cantò "Meraviglioso" in un live a San Siro nel 2008, pubblicato nel "Live a San Siro" uscito lo stesso anno e raggiunse la prima posizione della classifica dei singoli italiani. Anche qua ci si è chiesto se la versione originale per tanti fan del gruppo sia altrettanto conosciuta.

Volare – Albano (Domenico Modugno)

E come poteva mancare Albano in una classifica così variegata? E infatti non manca. Non sono solo i Negramaro, infatti, a essersi confrontati con quel mito che è Domenico Modugno, ma anche il cantante di Cellino San Marco non ce l'ha fatta a resistere al richiamo di Modugno e così ha deciso che doveva rifare una delle canzoni italiane più famose nel mondo. Lui che in giro per il mondo si leva enormi soddisfazioni ha voluto rifare "Nel blu dipinto di blu", nota comunemente come "Volare", ma lo fa con una… ehm… leggera nota di colore. Albano, infatti, decide di riarrangiarla in chiave reggae e quello che ne esce suona esattamente così

Ciao american dream – Mario Venuti (Wilco)

Mario Venuti è uno dei cantanti italiani più amati e raffinati, prima coi Denovo e poi con una carriera solista di tutto rispetto. Qualche settimana fa ha pubblicato "Il tramonto dell'Occidente", album che ha scritto assieme a Francesco Bianconi dei Baustelle e in cui potete trovare, oltre a varie collaborazioni (da Battiato a Carnesi e Alice) anche una cover, che forse non è notizzima in Italia. "Ciao American Dream", infatti, è una rivisitazione di un gruppo molto noto negli Usa, ovvero i Wilco di Jeff Tweedy che scrissero "Ashes of American Flag", presente in uno dei loro album più noti, ovvero "Yankee Hotel Foxtrot": "È una band che mi piace molto – ha dichiarato al Manifesto -, ma è soprat­tutto Bian­coni ad andarne pazzo. Mi ha fatto sen­tire quel pezzo e ha voluto a tutti i costi rifarlo…". 

Il brano di Mario Venuti

Un giorno credi – Gigi D'Agostino (Edoardo Bennato)

Un altro capolavoro della musica italiana e un'altra cover da ballare nelle discoteche d'Italia. La voce resta sempre quella di Edoardo Bennato che ha collaborato alla stesura del pezzo. Il brano, uno dei più noti del cantautore napoletano è stata pubblicata nel primo album "Non farti cadere le braccia" del 1973, e poi riproposta nel successivo "I buoni e i cattivi" del 1974. Non meraviglia questa collaborazione se si conosce la voglia continua di Bennato di sperimentare.

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