Ricordate Viva la Vida, il pezzo dei Coldplay che ha spopolato nell’estate del 2008? Dietro gli archi e i violini di quella canzone c’erano le mani di un musicista italiano, il 39enne Davide Rossi. Dopo il diploma al Conservatorio di Milano, nel ’92, Davide capisce che la musica classica non fa per lui e cambia completamente strada, pur senza rinnegare il proprio strumento.

Lasciata la Penisola, il violinista parte alla volta di Londra per seguire i corsi di Robert Fripp, il chitarrista britannico dei King Crimson, e nel frattempo lavora al fianco di rock band alternative italiane, come Mau Mau e Afterhours

. L’incontro con Fripp si rivela illuminante, perché mostra a Davide che le nozze tra il suo violino e la musica rock sono un’impresa possibile.

Seguendo il chitarrista in tutta Europa, Rossi vede spalancarsi le porte della musica internazionale: conosce i Goldfrapp, duo britannico di musica elettronica; lavora con i Verve all’album del ricongiungimento, Forth. Nel 2006 inizia la collaborazione con i Coldplay nell’album Viva la Vida. Il suo contributo c’è in Life in Technicolor, 42, Yes, Violet Hill, Strawberry Swing e soprattutto nella splendida canzone che dà il nome al disco.

Davide Rossi è l’esempio di un artista italiano che ce l’ha fatta. Ma è anche la dimostrazione che, per sfondare nella musica internazionale, non si può restare nella Penisola. Il mercato nostrano soffre ancora di un’eccessiva chiusura, come lo stesso musicista dichiara: “Da noi si pensa a ciò che può funzionare in Italia, e infatti funziona solo lì”.

Paola Ciaramella