in foto: Roger Waters (Getty Images)

Il Tribunale di Milano ha dato ragione all'artista italiano Emilio Isgrò, dichiarando che l'artwork di "Is This The Life We Really Want", ultimo album di Roger Waters, ex membro dei Pink Floyd, sarebbe troppo simile alle "Cancellature", l'opera dell'artista concettuale siciliano del 1964 e di conseguenza ha chiesto il ritiro dell'album dai negozi. Il giudice Silvia Giani, della sezione del Tribunale di Milano, quindi ha confermato quanto già deciso lo scorso 16 giugno, quando il caso del blocco delle vendite diventò internazionale.

L'ordinanza del giudice.

Il giudice, infatti, ha dichiarato che concept dietro la copertina, il booklet e le etichette riprenderebbero "pedissequamente la forma espressiva" dell'opera di Isgrò che va tutelata e non può, di conseguenza, essere riprodotta "senza il consenso dell'autore". Come riporta il Sole 24 Ore, nell'ordinanza si legge che

tale materiale, che è commercializzato unitamente ai supporti fonografici, riproduce, come emerge ictu oculi dal raffronto, le forme espressive dell’opera “Cancellature” 1964 di Isgrò: linee nere, tracciate in modo irregolare, che lasciano trasparire alcuni segni grafici sottostanti e mettono in evidenza le residue parole risparmiate dalle cancellature mediante linee nere. Il raffronto dell’opera di Isgrò con il detto materiale raffigurativo che accompagna il supporto fonografico di Roger Waters palesa che la riproduzione ha ripreso pedissequamente la forma espressiva personale dell’artista Isgrò (…). L’evidenza della riproduzione delle medesime forme espressive nel materiale che accompagna il disco (su supporto cd o in vinile) “Is this the life we really want?” di Roger Waters, di cui la società resistente è distributrice per l’Italia, è confermata anche dalla comune percezione da parte dei critici musicali e dei critici dell’arte, che hanno immediatamente associato la copertina dell’opera discografica in oggetto all’artista Emilio Isgrò . Di qui l’illiceità della riproduzione dell’opera di Isgrò senza il consenso dell’autore

Il giudizio di Vittorio Sgarbi.

Dopo lo stop di giugno la Sony si era "costituita nel giudizio cautelare chiedendo il rigetto delle pretese del Maestro Isgrò e la revoca del decreto cautelare" e aveva chiesto anche la perizia di Vittorio Sgarbi che, tra le altre cose, aveva precisato che l0artista siciliano non avesse intercettato nulla “ma ha intercettato un’atmosfera e sviluppato una tecnica espressiva creatasi, in un clima di avanguardia, quasi un secolo fa, e l’ha diffusa, intensificandola ossessivamente. Ma la sua ossessione non può imporsi come interdizione per gli altri a risalire allo stesso gesto o archetipo (acclaratamente non suo)”, la discussione, quindi, era stata spostata al 19 luglio, appunto, e il disco rimesso in commercio.

Il fallimento della trattativa tra le parti.

Le trattative tra le parti, però, sono fallite e nell'ordinanza di ieri, come riporta l'Ansa, si impone alla label "una penale di 100 euro per ogni violazione o inosservanza del divieto, si legge che la copertina sarebbe un plagio alla forma espressiva dell'artista siciliano, come confermato ‘dalla comune percezione da parte dei critici musicali e dei critici dell'arte, che hanno immediatamente associato la copertina dell'opera discografica in oggetto all'artista Emilio Isgrò", bocciando quindi la tesi di Sgarbi: "Quello che si è verificato è un plagio palese delle mie opere in particolare delle opere esaminate dal Tribunale", aveva commentato Isgrò qualche settimana fa e adesso resata da vedere quali saranno le prossime mosse, dall'appello alla possibilità che i legali dell'artista chiedano il ritiro anche in altri Paesi.