Non far riferimento a un successo come "Mad About You" quando si parla degli Hooverphonic è difficile, ma è anche vero che soffermarsi a quello, o ad "Anger Never Dies", altro loro successo, è sicuramente fare un torto a questa band belga che da quel 1996, anno in cui il gruppo pubblicò l'esordio “A New Stereophonic Sound Spectacular”, album dal quale Bernardo Bertolucci prese "2 Wicky" per la colonna sonora di "Io ballo da sola", ma è che il secondo album "The Magneficent Tree" che i belgi raggiungono il successo internazionale, trainato da un singolo come "Mad About You", appunto e da quel momento sono definitivamente una band internazionale con un successo che va ben oltre i confini domestici. La band di Alex Callier, Raymond Geerts e Noémie Wolfs, però, ama sperimentare, e così agli Hooverphonic vengono accostati i generi più diversi: "Gli Hooverphonic sono una band trip hop", "Gli Hooverphonic sono una band elettronica", Gli Hooverphonic sono una rock band", cogliendo di volta in volta un aspetto che li caratterizza, ma consci che ciascuna di queste definizione è fallace nel suo significato unico che le caratterizza, per il semplice fatto che i belgi hanno spesso mescolato le carte. Parla di melting pot, Callier, che abbiamo raggiunto telefonicamente a Milano, ma soprattutto ci spiega il lavoro speciale fatto per "Reflection", il loro nuovo album.

"Hooverdomestic", infatti, è il progetto che la band ha sperimentato per cercare un suono nuovo, inedito, lontano dalla standardizzazione data dai classici studi di registrazione e così, un po' di tempo fa hanno pubblicato sul proprio sito ufficiale un appello rivolto a chiunque amasse la musica affinché trasformasse la propria casa in uno studio di registrazione, nel quale la band avrebbe trascorso una settimana a incidere il nuovo album. Di tutte le risposte e le proposte pervenute la band ha scelto 4 case e una Chiesa, registrando di volta in volta nelle diverse stanze, uno strumento alla volta, sfruttando le peculiarità di ogni luogo, non lasciandosi sfuggire echi e riverberi e dando un'attenzione spasmodica alla voce, aggiungendo a quella della cantante Noemie Wolfs quella di tre coristi maschi, perché l'idea di Callier e della band era quella di rimettere la voce al centro di tutto: "Abbiamo registrato tutti i piani due volte e abbiamo di volta in volta scelto il suono migliore per la canzone e quindi abbiamo fatto una sorta di patchwork, un mosaico e talvolta senti la batteria suonata in una stanza, la voce in un'altra, le chitarre registrate in un'altra casa" ci dice il chitarrista che aggiunge come questo sia "un album molto diretto, base, con piano, voce, basso, chitarra e allo stesso tempo abbiamo cercato di fare un album più compatto, con un suono più compatto".

Un album pop, il loro album più pop, come ci conferma Alex prima di spiegarci come mai abbia scelto "Amalfi" come metafora di bellezza e quale sia il suo rapporto con l'Italia e con… Gallarate.

"Viviamo in un mondo standardizzato, dove tutto è digitale. Un mondo di plug-in, programmi e software" hai dichiarato in un'intervista. È da questo bisogno di cambiare che nasce il progetto Hooverdomestic?

Viviamo in un mondo molto complicato e il problema è che viviamo in un mondo di software, plug-in e questo dà dei suoni standardizzati, sempre gli stessi. E in un mondo standardizzato quello che è importante è creare un suono molto particolare, personale, una reazione contro questa standardizzazione ed è per questa ragione che abbiamo deciso di registrare solamente in luoghi dove nessuno aveva mai registrato. Così abbiamo trovato delle case con un suono unico, abbiamo deciso di non utilizzare degli effetti digitali, abbiamo registrato tutte le eco e l'abbiamo fatto in maniera analogica, come si faceva una volta e questo ha dato un tono particolare. Insomma, abbiamo cercato di catturare l'anima di tutti questi luoghi. Quello che era veramente nuovo – perché sai, all'epoca, negli anni 60, ci sono stati già i Rolling Stones che hanno registrato in una casa in una città in Francia -… ciò che abbiamo fatto è stato ricreare un suono particolare: per esempio le batterie le abbiamo registrate in due luoghi diversi e suonano in due modi diversi, così abbiamo cercato di registrare tutte le canzoni due volte. Abbiamo anche registrato tutti i piani due volte e abbiamo di volta in volta scelto il suono migliore per la canzone e quindi abbiamo fatto una sorta di patchwork, un mosaico e talvolta senti la batteria suonata in una stanza, la voce in un'altra, le chitarre registrate in un'altra casa ed è il solo momento in cui abbiamo usato il computer che ci ha dato la possibilità per farlo. È stato l'unico momento in cui l'abbiamo utilizzato, neanche per gli effetti, anche il missaggio l'abbiamo fatto in analogico e per questo abbiamo cercato di creare un suono particolare. C'è chi dice che nessuno noterà la differenza, forse la gente forse non coglierà coscientemente tanta differenza ma credo anche che in quest'album si è creata un'atmosfera che non ci sarebbe stata se avessimo registrato in uno studio.

Pensate di ripetere l'operazione anche in futuro?

Può essere, non so. Per quanto mi riguarda il prossimo album vorrei registrarlo a casa mia e alla fine è un po' la stessa cosa, non in uno studio. Sarà sempre ispirato a quel tipo di registrazione, cerchiamo sempre di trovare dei metodi di registrazione differente ma non ci piace ripetere cose già fatte, non ci piace ripetere due volte la stessa cosa.

Possiamo dire che "Reflection" è il vostro album più pop?

Sì, senza dubbio è il più pop, e forse anche perché non abbiamo utilizzato un'orchestra ad esempio. È un album molto diretto, base, con piano, voce, basso, chitarra, ma allo stesso tempo abbiamo cercato di fare un album più compatto, un suono più compatto. Siamo stati in tour con un'orchestra negli ultimi tre anni ed è stato fantastico ma a un certo punto cerchi qualcos'altro. Per quanto mi riguarda metterei la voce ancora più centrale e quando tu vuoi mettere vuoi mettere la voce così al centro devi creare degli arrangiamenti più semplici, in cui ci sia più spazio per la voce. Questa era l'idea e così abbiamo realmente creato più spazio per la voce e allo stesso tempo abbiamo cercato dei giovani cantanti per accompagnare la voce di Noemie.

Con quest'abum avete giocato molto con varie sonorità, spaziando nei decenni…

Credo che è perché siamo belgi e i belgi sono sempre stati molto eclettici: prendi Stromae, che ha delle influenze di Brel, ma anche della musica africana e quella europea. È un po' la stessa cosa che cerchiamo di fare noi provando sempre a creare una sorta di melting pot, una specie di potpourri di tutte queste influenze e di creare un universo speciale, un universo Hooverphonic e in quest'album abbiamo realmente mescolato diverse sonorità, quelle degli anni '40, '50, '60 e '70. Anche noi ascoltiamo musica varia e per quanto riguarda la mia collezione musicale c'è di tutto dentro; amo anche degli artisti molto eclettici come Serge Gainsbourg, che ha fatto degli album reggae, altri in cui fa cose molto anni '80. Mi definisco spesso retrofuturista: io voglio creare qualcosa che ha delle influenze degli anni 60 ma che non potrebbe mai essere registrata negli anni '60. Per me è importante creare cose nuove, come un artista che fa collage, che mette insieme delle cose per creare, alla fine qualcosa di speciale.

“Like the Amalfi Coast you are wildly curling beautiful” è una delle strofe di "Amalfi", il vostro primo, fortunato, singolo. Come nasce questa canzone e come mai avete scelto proprio la costiera amalfitana?

Ho scritto questa canzone con un amico italiano, Luca Chiaravalli: eravamo nel suo studio di Gallarate, stavamo scrivendo e l'ultimo giorno dovevo prendere un aereo per Napoli, per un festival che era in costiera amalfitana e allora abbiamo cominciato a scrivere la canzone, ma senza le parole, solo la musica. Ho preso l'aereo e poi un taxi che m'ha preso all'hotel; siamo stati in viaggio per un'ora e mezza, così ho potuto osservare tutta la costiera ed era veramente così bella, è una costiera stupenda, fantastica e a quel punto che ho incontrato la mia compagna e mi sono innamorato e guardando la costiera ho scritto la canzone e l'ho utilizzata come metafora per la bellezza.

Siete legati all'Italia, oltre che per Amalfi, anche per Bertolucci. Il regista italiano, infatti, ha utilizzato la vostra "2 Wicky" per la colonna sonora di "Io ballo da sola". Qual è il vostro rapporto con il nostro Paese?

Guarda è il mio editore che gli ha inviato la canzone, io non ho mai incontrato Bertolucci, ma nella maggior parte dei casi, quando ho scritto per il cinema, non ho mai incontrato i registi. Detto ciò, sono un gran fan dell'Italia, la prima volta che sono venuto là avevo appena prodotto un album di un gruppo belga  che voleva registrare da voi, quindi siamo venuti a Pisa ed è stato veramente emozionante. Mi sono innamorato dell'Italia fin dalla prima volta che ho messo piede, soprattutto per l'atmosfera, la cucina e ogni anno cerco di venire in Italia con la mia compagna. Quello che mi piace da voi è che anche in un autogrill puoi mangiare un ottimo panino, in Belgio anche i ristoranti buoni fanno schifo. Poi, come ti dicevo, ogni anno cerco di scrivere con Luca (Chiaravalle, ndr).

Un'ultima domanda: "Mad about you" è forse la vostra canzone più conosciuta. Quanto un successo del genere influenza (in positivo o negativo) la carriera di un artista? Quanto ha influenzato la vostra?

È sempre un'esperienza positiva, ci ha dato delle possibilità, quando la suoniamo live resta ancora la canzone che tutti vogliono ascoltare, ma allo stesso tempo abbiamo anche degli altri successi come "Anger Never Dies". Sono sempre molto contento del successo di quel pezzo, perché ci ha aperto delle porte. Bisogna sempre essere contenti, mai avere dei rimpianti. Bisogna sempre capire che non è una cosa ovvia scrivere un successo del genere. Abbiamo venduto quasi due milioni di album e sono molto contento di essere diventato un musicista professionista che può vivere del proprio lavoro. La musica è la mia passione e quando puoi vivere della tua passione, fare concerti in tutto il mondo, devi essere contento. Questi successi ci hanno dato la possibilità di avere questa carriera. Comunque non c'è nulla di scontato, la cosa bella di essere un musicista è che ogni giorno può essere una sorpresa.