Sanremo è quell'evento mediatico il cui successo è commisurato alla dose di curiosità suscitata nel pubblico. La curiosità sovente prescinde dalla qualità ed è per questo motivo che al Festival non c'è niente di scritto e prevedibile, tutto è vittima degli eventi. Il fatto che oggi, parlando della storia della kermesse, si citi la minaccia di un tentato suicidio in diretta come uno degli eventi simbolicamente più forti della storia di questa manifestazione, fa intendere come non vi sia una formula inattaccabile, una ricetta che generi la riuscita di un'edizione e non sia soggetta a migliaia di variabili. Nella storia recente, quella in cui Sanremo ha consolidato sempre più la sua reputazione di evento televisivo più acclamato e discusso dell'intera stagione televisiva e musicale, c'è stata una particolare edizione nella quale la qualità televisiva e delle canzoni in gara è coincisa con una dose consistente di imprevisti, complici ad aver creato un'aspettativa inattesa, quindi un'attenzione mediatica enorme. Si tratta del festival del 1987, quando il Muro di Berlino, sebbene vacillante, non era ancora caduto. Alla conduzione c'era Pippo Baudo, il Trio Solenghi-Lopez-Marchesini e Giorgio Faletti gli facevano da spalla comica e dal PalaRock era collegato in diretta Carlo Massarini, uno dei più esperti giornalisti musicali d'Italia.

La morte di Claudio Villa, Patsy Kensit a nudo

Furono molti i piccoli inconvenienti capaci di generare la necessaria dose di "hype" sul Festival di Sanremo 1987, altro che la sfortunata disavventura di Gabriel Garko, con l'esplosione della villa dove alloggiava a pochi giorni dal Festival di Sanremo 2016. Si tratta, appunto, di imprevisti di per sé irrilevanti che, mettendo in discussione la regolare riuscita della manifestazione restituiscono il senso del bello della diretta, l'idea che in quei giorni tutto quanto accada sia inesorabilmente irreversibile nei suoi effetti sulla manifestazione. Si iniziò dal ricovero improvviso del direttore del palcoscenico a pochi minuti dal debutto della prima serata, accompagnato dalla diserzione delle prove di Romina Power a causa della sua gravidanza, oltre che dall'influenza per lo stesso Baudo. Si aggiunse anche Patty Pravo che, venuta a conoscenza della somiglianza della sua canzone "Pigramente signora" con "To the Morning di Dan Fogelberg", misticamente svenne per l'emozione. A mettere una spunta sulla sezione "hot" ci pensò Patsy Kensit, che durante la sua esibizione perse una spallina dell'abito ritrovandosi così a seno nudo e, come se non bastasse Adriano Celentano venne invitato come ospite per cantare una canzone sulla pace, proposta che fu costretto a declinare per le proteste da parte di alcuni concorrenti in gara. Completava il quadro la notizia tragica giunta nell'ultima serata di quel festival, quando Pippo Baudo annunciò in diretta la morte di Claudio Villa, il "reuccio" della canzone italiana. Perché tanti imprevisti condizionarono in positivo il seguito di quel Sanremo? Perché essenzialmente la curiosità è un sentimento che prevale su qualsiasi altro, più duratura persino dell'indignazione.

Memorabili canzoni in gara a Sanremo '87

Qualche illuso, che poi finisce per prendersi tutta la ragione, dice che quello che conta di Sanremo, alla fine, sono le canzoni. Non è proprio così, o meglio non è del tutto così, considerando che il Festival ha sempre mostrato un certo affanno nel piazzare le canzoni in radio e far vendere milioni di dischi, o quantomeno varrebbe la pena sottolineare come, spesso, i risultati della classifica finale e quelli delle vendite parlino due lingue differenti. Ma il Sanremo del 1987 contemplava in gara alcuni grandi classici della musica italiana, mai dimenticati. Primo tra tutti quello che vinse, "Si può dare di più", cantato da Tozzi, Morandi e Ruggeri, una sorta di inno che trascinò l'Italia da un decennio a un altro. Ma non è tutto, in classifica si piazzarono anche Fausto Leali con "Io Amo" (terzo classificato), Albano e Romina con "Nostalgia Canaglia" (in quarta posizione), Fiorella Mannoia con "Quello che le donne non dicono" (premio della Critica, successivamente intitolato a Mia Martini), oltre a "La Notte dei pensieri" di un giovane Michele Zarrillo, che vinse nella categoria Giovani. Sì, è vero, Sanremo si ricorda "anche" per le canzoni: qualcuno ricorda, per caso, l'edizione del 2008 in cui trionfarono Lola Ponce e Giò di Tonno?

Whitney Houston, Duran Duran e The Smiths

Si diceva del bello di quell'edizione, aldilà delle imprevedibilità del caso e delle canzoni in gara, alcune gemme che fanno da sottofondo a qualsiasi antologia possibile su Sanremo. Per spiegare la specialità di quel Festival potrebbe tornare utile snocciolare la lista degli ospiti internazionali presenti quell'anno: c'era Whitney Houston, che manifestò la sua grandezza con un'esecuzione di "All At Once" per la quale si eseguì un bis in via del tutto eccezionale; c'erano i Duran Duran e gli Spandau Ballet a ribadire la contesa dei due gruppi al vertice del pop mondiale del tempo; presenti anche i Simply Red, così come i The Smiths, Bob Geldof, Paul Simon, Frankie Goes to Hollywood e tanti altri. Come a dire che al tempo la spending review era un concetto ben lontano dall'essere all'ordine del giorno.

Il Sanremo più visto della storia

Un altro dettaglio, per nulla irrilevante, rende degno di nota il Festival di Sanremo del 1987: si trattò della prima kermesse il cui riscontro di pubblico venne rilevato dal sistema escogitato da Auditel. E in questa inedita e forse mai più ripetuta congiunzione tra qualità contenutistica e un intreccio di pettegolezzi e piccoli drammi della vigilia, quell'anno si registrò il dato d'ascolti più alto della storia di Sanremo, imbattuto sino ad oggi. Stando ai dati Wikipedia, l'esordio del 4 febbraio venne seguito da 17.500.000 (66.3% di share), 14.800.000 (64.4%) il 5 febbraio, 13.200.000 (67.50%) il 6 febbraio, fino alla chiusura strepitosa con 18.300.000 (77.50%) del 7 febbraio. Cifre bulgare che oggi sarebbero assolutamente irripetibili, vuoi per la frammentarietà dell'offerta televisiva, vuoi per una concorrenza sempre meno inconsistente e un patto di belligeranza con le altre reti che nei primi anni 2000 ha più volte vacillato. Questi numeri sono senza ombra di dubbio il bigliettino da visita di Pippo Baudo, che non a caso resta (e forse resterà ad imperitura memoria) il personaggio televisivo con il maggior numero di conduzioni del Festival di Sanremo all'attivo.