Quanto il neomelodico è Napoli e quanto Napoli è neomelodica? I due rapporti di forza sono impari, nel senso che se il neomelodico è prevalentemente Napoli, nella lingua, nella tradizione a cui si rifà, nei natali di tantissimi dei suoi rappresentanti, Napoli, ovviamente, non è prevalentemente neomelodico. È una cosa chiara che va bene ribadire, però, anche a seguito della risonanza che ha avuto l'inchiesta di Fanpage.it Camorra Entertainment, in cui si parte dal matrimonio di Tony Colombo e Tina Rispoli per poi allargare il campo al rapporto tra il genere e la malavita e in che modo questo genere sia riuscito a scalare la cima delle televisioni nazionali, facendo diventare artisti con un respiro soprattutto locale dei fenomeni nazionali. I cantanti neomelodici sono vere e proprie star in città e in regioni come Puglia e Sicilia, non disdegnando anche capatine al nord. E in più sono stati anche interlocutori per alcune trasmissioni televisive, senza contare il successo enorme che hanno su piattaforme come Youtube, su cui si gioca un bel pezzo di successo commerciale: non è raro, infatti, trovare artisti neomelodici tra i video più visti. Insomma, il fenomeno neomelodico è enorme, fa grandi numeri ed è forte di un'economia milionaria che fa gioco, chiaramente, anche al sistema camorristico, come spiega anche l'inchiesta.

Napoli pizza e mandolino

Ma come quando uscì Gomorra qualcuno ci tenne a ribadire (e lo fa ancora) che Napoli non è solo quello, come se in questa idea ci fosse una logica (raccontare un pezzo della città non significa fare di tutt'erba un fascio), così anche raccontare il neomelodico e le sue implicazioni fa di tutta la musica napoletana un racconto neomelodico o malavitoso. Napoli, sole, mandolino e belcanto: da sempre la città partenopea è legata a stretto giro con la musica, la sua cultura musicale è internazionale e non è difficile, parlando con qualche straniero, che si evidenzi il legame Italia (non Napoli, attenzione) e "‘O sole mio", senza contare la grandezza di artisti come Roberto Murolo, Sergio Bruni e Renato Carosone, per citarne solo alcuni.

La Neapolitan Music

Insomma, una realtà che è diventata cliché obbligando la scena, però, a uno sforzo di apertura e creatività che ha portato a ottimi frutti. Napoli ha vissuto di grandissime ondate e anche di momenti singoli, correnti che hanno attraversato il tempo, altre che si sono trasformate, in una linea retta che si dirama in tante direzioni. La più nota, celebrata e discussa è quella del Neapolitan Sound che vide negli anni '70 nei Napoli Centrale di James Senese, negli Showman di Mario Musella (e James Senese e Franco Del Prete), Pino Daniele, Tony Esposito, un'epoca dell'oro che nacque grazie all'unione della tradizione, appunto, con la musica black arrivata dagli Stati Uniti. Fu un'epoca che visse tante ramificazioni, appunto, con il lato di Eugenio Bennato (tra NCCP e Musicanova), gli ‘E Zezi, il rock di Edoardo Bennato, le sperimentazioni prima e il pop di Alan Sorrenti, mentre pochi anni dopo esplosero anche artisti come Enzo Avitabile, Enzo Gragnaniello, Teresa De Sio, a ribadire il peso della Cultura partenopea. Un'altra ondata è quella di inizio anni '90, quella delle Posse, coi 99, degli Almamegretta, 24 Grana, Bisca etc, insomma anni in cui il rap, l'indie rock americano e il trip hop cominciarono a ottenere commistioni che portarono a una rinfrescata del suono.

Cantanti e musica a Napoli negli anni Duemila

Napoli è un vulcano di idee e di band che percorrono le strade più ampie e in questi ultimi anni sono tanti gli artisti che hanno cercato di dimostrarlo. Dalle varie declinazioni del folk di band come Foja e La Maschera, passando per quelle cantautorali di Tommaso Primo e Maldestro, il pop bacharachiano dei Fitness Forever, all'indie folk dei Blindur che guardano all'Islanda (e a Sanremo), la versatilità di Flo (che odia le etichette, ma si muove in uno spettro che va dalla world al jazz), fino a sonorità più ‘di moda' come quelle di urban. Da qualche anno, infatti, la città offre un campionario enorme che dopo anni di oblio nazionale, comincia a farsi largo. Il progetto misterioso di Liberato ha aperto la strada, ma ponendo le proprie basi su sonorità in cui da sempre Napoli era protagonista, come quelle rap (La Famiglia, i 13 Bastardi, le Posse, Cenzou fino a nomi come quello di Clementino, Luchè e Rocco Hunt), l'evoluzione trap, da Le Scimmie di Vale Lambo e Lele Blade passando per Enzo Dong e Geolier – due giovanissimi che danno del tu a tutti i grandi della scena nazionale – ma anche il giovanissimo progetto Napoli Milionaria che remixa in chiave trap classici del neomelodico. Discorso a parte merita l'evoluzione di Franco Ricciardi, ancora inserito da qualcuno nell'immaginario neomelodico ma da anni ormai pioniere dell'urban anche grazie al lavoro di produzione con D-Ross. A tutto questo si aggiunge anche la rivisitazione dei classici fatta, ad esempio, da un progetto come quello dei Nu Guinea che parte da alcuni classici rimescolandoli in salsa funk ed elettronica, o, per cambiare completamente ambiente, il punk emo dei Gomma, i progetti di Carola Moccia, aka La Nina, ispirata a una cantante come Rosalia, o il soul contemporaneo di LNDFK, il pop di Katres, quello di rivisitazione del repertorio classico delle Ebbanesis e il lavoro di Davide Petrella, uno degli autori più noti del pop italiano (è autore di brani come "Soldi" e "Calipso"). Una carrellata veloce, uno sguardo col drone sul Golfo, per porre l'attenzione su una fucina di talenti che in questi ultimi anni si sta mettendo in mostra, sfruttando la rete, certo, la moda, ovviamente, ma soprattutto il talento.

La musica neomelodica esiste, ma…

La musica napoletana è anche altro ma, ovviamente, una cosa non esclude l'altra. Parlare dell'influenza della musica neomelodica, dare risalto ad alcuni di quegli aspetti non infanga questa Napoli vivissima, così come non l'infanga un racconto come quello di "Gomorra", né la Little Italy di Martin Scorsese. Napoli è tante cose, ha tante facce, offendersi quando si mette in risalto quello criminale, insomma, vuol dire fare come i bambini quando si mettono le mani davanti agli occhi e pensano di essere invisibili agli occhi dei grandi.