Partirà il 7 marzo dal Piccolo Bellini di Napoli il tour voce e chitarra con cui Maldestro saluta il suo ultimo album "I muri di Berlino" e si prepara al lavoro sul prossimo che, spiega a Fanpage.it, "sarà un disco più scuro. Comanderanno la voce e le parole". Uscito a gennaio con il video di "Arrivederci, allora", ultimo singolo estratto dall'album, Maldestro si regala quest'ultimo giro rileggendo in una nuova veste, più intima, "I muri di Berlino", un modo, spiega, per ritrovare intimità col suo pubblico in uno spettacolo che vedrà la musica intervallata anche da alcuni monologhi. Oltre ai pezzi dell'ultimo album e quelli più noti, però,sono annunciati anche alcuni inediti.

Si torna alle origini: chitarra e voce. Insomma, l’idea è di creare un ambiente quanto più intimo possibile. Raccontaci che spettacolo hai costruito.

Avevo bisogno di ritrovare quest’intimità con il mio pubblico, di raccontarmi diversamente, farlo con uno stile più vicino al mio essere cinicamente ironico. Infatti, le canzoni verranno accompagnate da brevi monologhi che mettono in risalto i miei vizi, le mie paure, i miei difetti. Sono molto curioso di vedere la reazione del pubblico a questo nuovo me. Sarò solo, senza band. Un po’ mi dispiace, ma tornerò a casa con più soldi.

In questa veste girerai un po’ l’Italia: qual è il feedback che hai avuto in questi anni? Dov’è stato più complesso arrivare?

Meraviglioso e inaspettato. È stato un anno pazzesco, fatto di abbracci grandi. Mi piace pensare di non essere arrivato da nessuna parte, così da sentirmi sempre frustato per continuare a creare.

Ti sei regalato quest’ultimo giro di abbracci col tuo pubblico prima di tornare in studio. Hai già idea di come suonerà il tuo prossimo album?

Sarà un disco più scuro. Comanderanno la voce e le parole. Ho l’esigenza di darmi completamente come uomo e come cantautore. Spero che qualche fan colga tra le righe. Posso dire dove abito?

Ci sarà anche un fil rouge ad accompagnarlo a livello testuale? Cosa ti ha ispirato questa volta?

Ho passato un quarto della mia vita a cercare gli occhiali, un quarto a pulirli. L’altra metà a non vedere un cazzo. Questo mi ha donato due cose importanti: una continua autoanalisi e la capacità di immaginarmi un uomo migliore. Tentativi falliti vergognosamente.

Tra l’altro, live a parte, hai salutato il tuo pubblico con un ultimo video (à la Von Trier). “Arrivederci, allora, io non riesco a dire addio”… è solo una casualità, no?

No, è studiata ad arte. È una figata vero? Dai, sarò sincero.  È casuale, del tutto casuale. Però mi piace pensare che non lo è. Grazie per lo spunto.

Il tuo ultimo album aveva un titolo emblematico e in uno dei pezzi trattavi un argomento attuale, oggi più che mai: “Sporco clandestino”. Qualche giorno fa Manuel Agnelli ci disse: “Sono stato criticato perché mi prendo troppo sul serio, ma io penso che in questo Paese ci sia bisogno di quello, di serietà e di credere nelle cose” spiegando come altrove il musicista era considerato intellettuale. Qual è, secondo te, il ruolo di un artista?

Un artista non deve avere un ruolo. Nel momento in cui gli viene dato perde la sua libertà, la stessa che gli permette di essere un artista.

Che stai ascoltando in questo periodo?

Me stesso, perché sono il più bravo di tutti. Se puoi, dillo in giro che la storia di dio che non risponde è una cazzata. Ti ho appena risposto a sette domande. Ora devo andare, ho la seduta dallo psichiatra. Ciao.