Jay-Z da dei consigli alle case discografiche

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Jay-Z consiglia alle case discografiche di occuparsi di meno artisti alla volta. Ma intanto finisce nei guai per un’accusa di razzismo all’inverso.

Jay-Z da tempo ormai si è trasformato da semplice rapper in vero e proprio uomo d'affari, riuscendo a gestire diversi impegni a partire dalla propria etichetta discografica.

E così il marito di Beyoncé ha pensato bene di dire la sua a proposito delle case discografiche odierne, che a parer suo non sono in grado di gestire il gran numero di sfide in cui decidono di imbarcarsi.

Stando a Jay-Z, infatti: "Non si vedono tanti dischi quanti se ne vendevano prima, e così ti ritrovi ancora lì da pagare i conti della Bentley. La gente deve stare attenta al lavoro di reperimento degli artisti e a quello che producono. Le compagnie discografiche devono aggiornarsi, qualcuno deve dargli una svegliata."

Jay-Z poi parla della sua esperienza con la Def Jam Records, una delle grandi compagnie statunitensi: "Ricordo che durante il mio primo anno con la Def Jam abbiamo prodotto 56 artisti. Non ci sono 56 grandi artisti nel mondo e stiamo parlando di una sola compagnia. Una compagnia che si occupa di 80 artisti all'anno ad esempio…bhe sono troppi".

Intanto Jay-Z dovrà preoccuparsi di smentire alcune accuse mosse da alcuni reporter inglesi che sarebbero stati allontanati dall'after-party organizzato proprio dal rapper dopo i Brit Awards: sembra che gli addetti alla sicurezza incaricati di far passare gli ospiti all'area VIP della festa si siano premurati di far entrare solo persone di colore, escludendo i bianchi dall'ingresso.  Un'accusa pesante questa che causerà non pochi problemi al marito di Beyoncé.

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