Se c'è un album che a parere di chi scrive – e non solo, per fortuna – ha segnato in maniera importante un pezzo dell'Italia musicale in questi ultimi anni, quello è senza dubbio DIE, ultimo lavoro di Iosonouncane, moniker dietro cui si cela Jacopo Incani, musicista e cantante sardo che con due album ha dato prova di una classe totalmente al di fuori dei canoni e al contempo in grado di squarciarlo, quel canone. Prima ci fu il Festival del Cinema di Nuoro, poi, lo scorso novembre, Incani salì sul palco del Linecheck di Milano assieme a Paolo Angeli, artista come se ne trovano pochi, in grado di mescolare l'ancestralità con la sperimentazione, per un concerto che hanno deciso di replicare per poche date che si terranno il 13 marzo al Teatro Duse di Bologna, città dove è Paolo Angeli ha vissuto la sua formazione come musicista di riferimento e dove Iosonouncane risiede tutt’ora, per spostarsi a Roma il 14 marzo per una data al prestigioso Auditorium Parco Della Musica, il 15 marzo al Teatro Verdi di Salerno, il 16 all'Auditorium San Romano di Lucca, prima del finale, il 17, nella loro Sardegna, a Cagliari all’Auditorium del Conservatorio.

Quella tra Iosonouncane e Angeli è l'unione di due artisti che hanno deciso di fregarsene delle mode e cercare nel proprio percorso musicale di mantenere il timone verso una ricerca costante che parta dalla tradizione per poi svilupparsi in percorsi che prendono strade diverse, certo, ma che sono più vicine di quanto pare. La loro prima collaborazione è in "Buio", una delle canzoni di DIE, ma Incani ha Angeli come riferimento da anni, come ha dichiarato più volte: "La scaletta è costruita a partire da frammenti delle rispettive discografie utilizzati come punto di partenza per improvvisazioni" come ha spiegato Iosonouncane a Fanpage.it

Tutto parte da “Buio” o forse no. Come siete arrivati tu e Angeli alla decisione di costruire uno spettacolo assieme, prima, e di espanderlo, poi?

È una decisione maturata nel tempo e mossa semplicemente dalla grande stima reciproca – e quindi dalla voglia di suonare insieme. Quando è arrivata la proposta da parte del Festival del Cinema di Nuoro per un concerto inedito in duo abbiamo subito accettato. E siccome ci siamo divertiti parecchio abbiamo deciso di rifarlo, prima a Milano per Linecheck e poi con un mini-tour di 5 date.

La domanda classica è: cosa vedremo sul palco? Che strumentazione avrete? Quale scaletta?

Paolo suonerà la sua chitarra sarda “preparata” (strumento unico al mondo e di sua invenzione), io elettronica e chitarra elettrica. Entrambi canteremo. La scaletta è costruita a partire da frammenti delle rispettive discografie utilizzati come punto di partenza per improvvisazioni.

Siete due artisti diversi, eppure c’è qualcosa che vi unisce, come – ma è la mia impressione – per quanto riguarda il lavoro sulla tradizione (per quanto ti riguarda penso soprattutto a DIE, ai canti tenori sardi). Ho letto che Angeli per te è stato un ascolto costante negli anni passati, come avete unito i vostri percorsi artistici?

I nostri sono percorsi artistici molto differenti che si uniscono nel momento in cui ci ritroviamo a suonare insieme. E lo facciamo in un terreno neutro in cui io porto la mia natura di compositore (votato quindi alla scrittura dettagliata) e Paolo la sua di improvvisatore. Ciò che accade è unico, non è ripetibile e non viene ripetuto.

Siete due artisti nella cui musica è sempre possibile trovare vari strati, scoprire una sfumatura nuova a ogni ascolto. Vi siete ricavati uno spazio importante all’interno di un mondo velocissimo. Come vi sentite, come ti senti, rispetto a quello che gira attorno alla musica italiana di oggi?

Osservo tutto da molto lontano.

In attesa del seguito di DIE non sei rimasto con le mani in mano, da questo progetto con Angeli al lavoro sull’album di Colapesce etc. Com’è stato il post DIE? È successo quello che ci raccontasti successe dopo “La Macarena su Roma”, ovvero un bisogno di allontanamento?

Mi interessa e mi piace fare dischi, fare concerti, lavorare come compositore o produttore. Tutto il resto mi pare assolutamente superfluo, e mi affatica poiché mi secca. Il bisogno d'allontanarmi, quindi, è sempre enorme e costante e probabilmente cercherò di soddisfarlo quanto prima. Dopo DIE ho ricevuto tante belle proposte artistiche sulle quali ho avuto una gran voglia di lavorare e ho dovuto rimandare, almeno per un po', la mia momentanea sparizione.

Parlando di Buio scrivesti che era “una virtuale improvvisazione tra Bologna e Barcellona, con una Sardegna astratta e in divenire come punto di incontro”. La Sardegna era presente anche in DIE, cos'è che ti/vi ispira della vostra Terra?

La sua cultura arcaica e quindi inevitabilmente contemporanea, gli sterminati paesaggi non edificati, la bassissima densità abitativa, i suoni che la caratterizzano (tanto quelli della natura quanto quelli del "canto a tenore"), la relazione col tempo e lo spazio, il rapporto inconscio e carnale con la vita, il vivente, la morte, il viaggio. Tutto ciò sicuramente è di ispirazione per entrambi, e come tale rappresenta un punto di partenza per lunghi e spericolati viaggi, non un porto sicuro al quale fare ritorno.

Proseguirà questa collaborazione?

È molto probabile ma non abbiamo alcun piano in merito.