Tre singoli spalmati in un anno, una intervista e un paio di esibizioni (più o meno) live hanno fatto di LIBERATO uno dei fenomeni musicali del 2017. Il progetto anonimo partenopeo ci ha messo ben poco per diventare virale, grazie soprattutto, però, alla musica, partendo da "Nove maggio", primo dei tre singoli, accompagnati da un video girato da Francesco Lettieri, uno dei registi più noti del panorama indipendente italiano (al lavoro, tra gli altri, con Calcutta, Thegiornalisti, Motta, Giorgio Poi e FASK) per proseguire con "Tu t'e scurdat'e me" e "Gaiola Portafortuna", tutti accompagnati dall'immaginario visivo e prettamente napoletano del regista.

Chi è LIBERATO?

Chi ci sia alle spalle del progetto resta un mistero, anche dopo un anno in cui qualcuno aveva provato a mettersi con la testa e col pensiero a cercare di capire quale fosse l'identità dei protagonisti. Nessun ‘follow the money' come nel caso letterario di Elena Ferrante, ma qualche tentativo, voci soprattutto, culminate con quella che doveva essere il disvelamento durante una delle puntate di Gomorra. Tutte sciocchezze, alla fine: nessun indizio durante la serie targata Sky, se non un'abilissima mossa commerciale – o una cavalcata del mistero, che fa parte del gioco – di Livio Cori, rapper uscito da qualche settimana col suo nuovo album, nonché uno dei nomi più gettonati di cui si vociferava potesse far parte del progetto (ma lui continua a negare). Forse è stato il primo e ancora oggi resta uno dei papabili, insieme a quello di Emanuele Cerullo o di un giovane musicista e produttore napoletano che vive all'estero (passando dalla Francia alla Spagna). Insomma, una gara che ha alimentato non poco il mito LIBERATO, che a sua volta è riuscito a giocarsi bene le sue carte, come il gran parlare che si è fatto sull'esibizione al Mi Ami di Calcutta, Priestess e Izi o quella al Club To Club.

Le difficoltà d'esportazione della tradizione

Di certo c'è che oggi intervistarlo è praticamente un'impresa, ma soprattutto che l'effetto LIBERATO è servito e non poco a un pezzo del panorama musicale napoletano che da anni soffre, almeno nel suo versane meno elettronico e rap, a sfondare i confini regionali. Uno dei grossi problemi, attualmente, del panorama, infatti è quello di non avere enorme respiro oltre il Garigliano, tranne pochissime eccezioni che, comunque, restano fenomeni isolati in momenti rari: a parte i Foja e La Maschera che in città e dintorni fanno numeri importanti e riescono anche a suonare in alcune tra le principali città italiane, sono poche le realtà che, utilizzando la tradizione partenopea, ce la fanno, soprattutto se cantano in napoletano o si rifanno a un immaginario preciso.

La musica di Franco Ricciardi

Per questo il progetto che ha in Lettieri l'unico protagonista visibile ha avuto il merito di riportare un po' di attenzione nazionale su una scena, quella che unisce il rap all'urban con una componente melodica importante e il cantato in napoletano, che vede in Franco Ricciardi, ad esempio, uno dei protagonisti. Da anni il cantante, stimatissimo dai rapper napoletani e non solo, è una delle figure cardine della scena in città e il suo ultimo album, "Blu", è forse una delle cose migliori uscite nel 2017, grazie anche alle produzioni di due nomi come quello di D-Ross e Star-t-Tuffo e a collaborazioni con Raiz e Vale Lambo, tra gli altri. Ma Ricciardi deve fronteggiare da anni l'etichetta di neomelodico (ha un passato remoto che lo vedeva incasellato in quelle fila) che ne limita il raggio d'azione e crea un pregiudizio che porta a non dare neanche una possibilità d'ascolto. "Blu", però, è stato un caso a parte, un album con suoni potenti e la voce inconfondibile di Ricciardi a mettere d'accordo critica e pubblico: chi ha apprezzato "Nove Maggio", singolo d'esordio di LIBERATO, infatti, difficilmente potrà liquidare facilmente "N'ata Notte", singolo che ha dato il la a quest'ultimo progetto. Ricciardi mescola urban, rap, EDM, rock e la tradizione mediterranea, quella di cui, da anni, si fanno portavoce artisti come Enzo Avitabile, Lucariello, i gruppi citati prima e lo stesso Raiz, voce degli Almamegretta e pochi giorni fa è stato protagonista di un mega concerto gratuito a Scampia, dove ha radunato circa 7 mila persone, a coronamento di un anno che lo ha visto intervistato e recensito su siti generalisti e anche siti di settore che solitamente lo snobbavano.

I casi Granatino e Livio Cori

Della scia del fenomeno LIBERATO e Ricciardi, poi, ne ha beneficiato anche Ivan Granatino, altro artista che da anni lotta contro il pregiudizio e che da tempo fa coppia artistica anche con l'autore di "Blu". Anche lui mescola rock, rap, dance e la tradizione melodica napoletana e nel giugno scorso ha lanciato il suo "Ingranaggi", album in cui unisce italiano e napoletano: quello di Granatino, comunque, non è un nome nuovo neanche per chi è meno avvezzo alle cose napoletane perché, oltre alle collaborazioni con Clementino, Club Dogo e Luchè dei Cosang, tra gli altri, il rapper fece anche capolino a The Voice of Italy nel 2014, anche se il suo pubblico se l'è costruito fuori dalle dinamiche televisive. Granatino, tra l'altro, è stato inizialmente uno dei nomi che circolavano quando si parlava proprio dell'autore di "Tu t'e scurdato ‘e me" (al punto da lanciare una smentita in musica) proprio come avvenuto, appunto, a Livio Cori. Attivo da anni, Cori ha firmato quest'anno per la Sugar di Caterina Caselli per cui è uscito con un singolo, "Surdat", che ha fatto parte della colonna sonora di "Gomorra 3", in attesa di un album che potrebbe uscire nel 2018. Cori è tuttora uno dei nomi forti dietro la voglia di disvelamento dell'identità di LIBERATO, soprattutto tra chi pensa che più che un artista singolo sia un progetto. Nell'anno della conferma del rap e della trap come alcune tra le maggiori espressioni della musica partenopea, l'artista misterioso ha dato una spinta importante anche a un movimento che gioca con quegli stilemi, ma che a causa di un cantato più melodico ha trovato spesso troppe porte chiuse. Che sia il momento buono per una svolta?