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Il silenzio interrotto di Ivano Fossati: con “Contemporaneo” ripercorre la sua carriera

Benché volontariamente “fuori dai giochi” da quasi cinque anni, Ivano Fossati si è concesso il piacere di assemblare una maxi-antologia. Si intitola “Contemporaneo” ed è un vero e proprio monumento all’arte di uno dei nostri più grandi cantautori di sempre.
A cura di Federico Guglielmi
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Sono trascorsi più di cinque anni da quando Ivano Fossati, durante una partecipazione al programma TV “Che tempo che fa”, annunciò la sua inappellabile decisione di ritirarsi dalle scene al termine del tour dell’album “Decadancing”: non un abbandono della musica, ci tenne a precisare, bensì un radicale distacco dalle produzioni discografiche e dai concerti. Stanchezza? Magari anche sì, ma soprattutto una straordinaria onestà intellettuale: “Non credo che potrei ancora fare qualcosa che aggiunga altro rispetto a quello che ho fatto fino ad ora”, spiegò il cantautore genovese, all’epoca fresco sessantenne, e la mente ancor oggi vacilla al pensiero di quanto la musica ne guadagnerebbe se tutti coloro che non hanno più nulla di rilevante da dire si togliessero semplicemente dai piedi, smettendo di occupare spazi di mercato e promozionali. Dopo quasi quarant’anni di professione, e centinaia e centinaia di incontri con musicisti di ogni tipo, posso affermare con certezza che un buon 90% di quanti pubblicano dischi privi di senso sanno benissimo di avere realizzato, appunto, roba nella migliore delle ipotesi prescindibile, e nella peggiore immonda; il loro problema è l’essere schiavi del successo, del guadagno, del brivido del palco, del ruolo di gente “che conta”, della paura di diventare “ex”, persino del senso di responsabilità nei confronti di chi sulla loro attività “ci campa” da anni se non decenni. Li capisco, eh, ma non posso fare a meno di pensare che siano in larga parte non artisti ma bottegai, e di quelli che non si fanno scrupoli a vendere merce avariata e fregare sul resto. Che da quel 19 marzo 2012 in cui si esibì per l’ultima volta Fossati non abbia rinnegato la sua decisione lo rende ai miei occhi una sorta di divinità, ferma restando la (mia) convinzione che magari avrebbe potuto essere meno tranchant e limitarsi a un album ogni… boh, perché uno come lui avrà sempre qualcosa di bello e significativo da trasmettere.

La notizia non è freschissima, dato che la sua uscita sul mercato risale allo scorso 25 novembre, ma con il natale che in pratica è già qui lo si può prendere come un suggerimento per eventuali doni “last minute” (anche a se stessi, perché no?). Sto parlando di “Contemporaneo”, imponente raccolta di Ivano Fossati disponibile in formato “standard” (quattro CD oppure otto vinili per sessantuno brani, quattro dei quali inediti) e “deluxe” (dieci CD per centotrentanove tracce – compresi otto inediti e due rarità – e librone di duecento pagine, infinitamente più esauriente del booklet della “standard”). Si potrebbe discutere sul senso di queste ormai comuni maxi-antologie (che “antologia” è mai, una che raduna circa due terzi della produzione di studio del suo titolare?) e sul fatto che l’edizione normale non contenga tutto il materiale inedito e raro, ma sarebbe sterile, così come sarebbe stucchevole lanciarsi in un’ennesima filippica contro i discografici speculatori. Purtroppo o per fortuna, oggi si può godere di qualsiasi musica senza metter mano al portafogli, e pertanto quelli che sono disposti a investire denaro in un “oggetto” pretendono, in sostanza, due cose: la qualità dei contenuti, confezione ovviamente compresa, e un prezzo onesto. Sotto entrambi i profili, “Contemporaneo” non offre il fianco a critiche: le canzoni di Ivano Fossati sono le canzoni di Ivano Fossati (e la loro selezione per questo progetto è stata curata proprio dal suo autore), l’apparato iconografico e testuale – si segnala in particolare la lunga intervista esclusiva realizzata da Massimo Bernardini – è di alto livello, il listino dice 102 euro per la deluxe, 95 per la standard in vinile e appena 24 per la standard in CD.

Sì, ok, ma come sono questi inediti? Valgono?”, vi starete chiedendo. Padroni di dissentire, ma ascoltare “Il suono della voce”, “Idealista”, ”Quelli siamo noi” e “Vola” nelle interpretazioni di chi le ha scritte e non di Tosca, Noemi, Fiorella Mannoia e Mia Martini non è certo un’emozione da poco anche quando si tratta di provini e non di incisioni professionali, e che “Ho visto Nina volare” (composta a quattro mani con Fabrizio De André) in versione Fossati è come minimo commovente. Più “da completisti” il resto delle bonus, cioè un’esecuzione dal vivo di “Una notte in Italia” e gli strumentali “La lingua del santo”, “A cavallo della tigre” (ambedue dalle colonne sonore di altrettanti film di Carlo Mazzacurati), “Jeux d’enfants” (sigla di “Ballarò”) e “Dolce acqua” (già dei Delirium, qui incisa in concerto). Non credo che, arrivati a questo punto, qualcuno si aspetti di leggere nelle prossime (poche) righe un mio “Fossati for dummies”: lo spazio sarebbe in ogni caso troppo esiguo e non ci farei una gran bella figura. Mi concedo però il vezzo di autocitarmi, da un estesissimo articolo di oltre quindici anni fa. "Brani che, al di là dei temi specifici affrontati, ruotano praticamente sempre attorno a uno dei quattro elementi principali, andando a comporre un repertorio dove questi ultimi – e qui sta la splendida anomalia – sono tutti in (quasi) uguale misura presenti: c’è l’Acqua di tanti mari, da quello della natìa Genova fino ai molti assai più esotici da solcare con barche e navi e/o con menti e cuori; c’è la Terra dove andare, non importa se metaforica o reale, dei mille luoghi del sogno, della memoria e del mito; c’è il Fuoco della passione, acceso dall'amore o dalla coscienza politico-sociale, che quando divampa può purificare come distruggere; e c’è, infine, l’Aria del cielo nel quale tentare di alzarsi in volo, come audaci Lindbergh o fragili icari, sulle ali di una libertà che comunque va conquistata. Acqua, Terra, Fuoco e Aria, anime di una musica più dinamica di quanto possa apparire a un ascolto superficiale, perfetta per accompagnare, incoraggiare o addirittuta stimolare il viaggio eterno verso un orizzonte che non può non avere un ‘oltre'". I brani sono quelli di Ivano Fossati, certo, e l’assortimento offerto dai due “Contemporaneo” toglie il fiato.

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Federico Guglielmi si occupa professionalmente di rock (e dintorni) dal 1979, con una particolare attenzione alla musica italiana. In curriculum, fra le altre cose, articoli per alcune decine di riviste specializzate e non, la conduzione di molti programmi radiofonici delle varie reti RAI e più di una ventina di libri, fra i quali le biografie ufficiali di Litfiba e Carmen Consoli. È stato fondatore e direttore del mensile "Velvet" e del trimestrale "Mucchio Extra", nonché caposervizio musica del "Mucchio Selvaggio". Attualmente coordina la sezione musica di AudioReview, scrive per "Blow Up" e "Classic Rock", lavora come autore/conduttore a Radio Rai e ha un blog su Wordpress, L’ultima Thule.
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