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8 Febbraio 2019
21:16

Il significato di “Dio è morto” di Guccini, canzone che parla della speranza in un mondo nuovo

“Dio è morto” è senza dubbio una delle canzoni più conosciute di Francesco Guccini, il cantautore di Pàvana che quello che è uno dei cantautori più amati del Paese ha scritto nel 1965, il cui testo è ispirato da Allen Ginsberg e la sua poesia “L’Urlo”, mentre il titolo rimanda chiaramente a Friedrich Nietzsche.
A cura di Redazione Music
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"Dio è morto" è senza dubbio una delle canzoni più conosciute di Francesco Guccini, il cantautore di Pàvana che quello che è uno dei cantautori più amati del Paese ha scritto nel 1965, il cui testo è ispirato da Allen Ginsberg e la sua poesia "L'Urlo", mentre il titolo, ormai è noto, riprende il mito di Friedrich Nietzsche della Morte di Dio. L'amore per la letteratura, il suo animo anarchico e la passione per l'America che hanno sempre contraddistinto Guccini si sono fuse hanno creato questo testo diventato ormai un classico del canzoniere gucciniano e italiano, in generale. Incisa anche da Caterina Caselli e dai Nomadi che la portarono al successo ben prima che lo facesse Guccini. Furono loro, infatti, a cantarla per prima e bisognerà aspettare dieci anni prima che il cantautore la cantasse dal vivo.

Il testo di Dio è morto

"Ho visto la gente della mia età andare via lungo le strade che non portano mai a niente, cercare il sogno che conduce alla pazzia" è uno degli incipit più noti della canzone d'autore italiana e dà il via a una canzone di protesta tra le più amate e anche fraintese. Il pezzo, infatti, inizialmente fu frainteso e censurato dalla Rai che forse non lo lesse bene (o forse troppo bene). Il pezzo è il canto di un bisogno di rinascita spirituale, dopo la morte di dio dovuta al capitalismo, ad esempio, ma anche alla ricerca di sogni irrealizzabili, di uomini persi "dentro le notti che dal vino son bagnate, dentro le stanze da pastiglie trasformate, dentro le nuvole di fumo, nel mondo fatto di città".

La speranza nelle nuove generazioni

La canzone si struttura con un inizio in cui si elencano i motivi per cui Dio è morto, appunto, una seconda in cui si parla del racconto di una generazione "ormai non crede in ciò che spesso han mascherato con la fede nei miti eterni della patria e dell'eroe" prima di una chiusura di speranza totale, di speranza, invece, verso le nuove generazioni: "Ma penso che questa mia generazione è preparata a un mondo nuovo e a una speranza appena nata ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi perché noi tutti ormai sappiamo che se dio muore è per tre giorni e poi risorge".

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