Nel 2018 con l'album "Pop heart" ha festeggiato i suoi 25 anni di carriera. Un lungo percorso verso il successo iniziato quando, con il brano "Come saprei" si portò a casa la vittoria del Festival di Sanremo. Era il 1995 e da allora con la sua voce non è più uscita dal cuore degli italiani. Oggi Giorgia si guarda indietro e si gode tutto l'affetto dei suoi fan, trovando il tempo di dedicarsi anche alle buone iniziative.

Sabato 21 dicembre alle 17 infatti Giorgia sarà ospite di "Rai Libera Tutti", programma di InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, trasmesso dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Una chiacchierata con i giovani pazienti reduci da trapianti e patologie croniche che li costringono a lunghi ricoveri, durante i quali hanno scoperto la musica come antidoto per affrontare le loro sfide. "E poi", "Di sole d'azzurro", "Quando una stella muore". Sono i grandi successi di Giorgia, che la cantante ripercorrerà cantando insieme ai ragazzi.

Da ragazzina mi vergognavo a cantare. Cominciavo a farlo non appena i miei uscivano di casa. Non mi volevo far sentire, mi vergognavo soprattutto di mio padre. Così mi cercavo i testi delle canzoni sui giornali (non c'era internet) e cantavo quello che mi piaceva. Mi emozionavo, ero felice e mi andava bene così.

Dalla ragazzina che cantava di nascosto al Festival di Sanremo

Un talento, quello di Giorgia, che non poteva restare nascosto a lungo. Nel 1994, a 23 anni, arriva per la prima volta sul palco dell'Ariston. Autrice di oltre 100 brani, in Italia venderà oltre sette milioni di dischi. Il successo arriverà persino in Europa, in Canada e in America Latina.

Crescendo, qualcuno ha fatto la spia e ha detto a mio padre "Tua figlia mi sa che canta" e piano piano ho capito che la mia voce era un punto di partenza, avevo un dono di cui non ero responsabile e forse anche indegna. Successivamente ho capito che la voce è un grande mezzo di conoscenza di sé.

Oggi Giorgia ha ritrovato la naturalezza degli inizi

La cantante ha raccontato ai microfoni della radio di quanto la sua carriera sia cambiata nel corso degli anni. Lo studio, poi il successo e il rischio di snaturare la sua anima artistica più personale. Oggi pero, sente di averla ritrovata a pieno.

Sono partita con la fase dello studio e della tecnica, era tutto meccanico, razionale, non c'era anima. (…) Quando fai i dischi ti buttano nella mischia e ti fanno fare cose anche belle…ma tu ti chiedi "Dove sono? Cosa faccio? E soprattutto, dov'è finita quella ragazzina che cantava in casa? Dov'è quella scintilla che ti spinge?" Allora quella parte l'ho dovuta proteggere da tante cose che non erano belle…ho fatto un lavoro al contrario: ho cercato di recuperare la parte sana del mio lavoro, quella più istintiva, ho ritrovato la naturalezza.