Si chiamano Mujeres Creando e sono  Assia Fiorillo (voce), Igea Montemurro (violino), Giordana Curati (fisarmonica), Anna Claudia Postiglione (chitarre), Agnese Mari (basso), Marisa Cataldo (batteria e percussioni), sei ragazze che lo scorso gennaio, dopo un lungo percorso ha pubblicato il primo album, "Le stelle sono rare", che fonde sonorità mediterranee ai suoni dei Balcani, in un etno pop che sta pian piano facendosi largo: "Il bello sta nel cercare di trovare una quadra tra le influenze di ognuna, tra il disordine zigano e le dinamiche del pop o le armonie della bossanova". L'ultimo singolo – il cui video Fanpage.it vi mostra in anteprima – è proprio quello che dà il titolo all'album: "È uno dei primi brani scritti per il progetto del disco. Nel tempo ha assorbito i contributi musicali di ognuna di noi e quindi in qualche modo sintetizza il nostro approccio corale alla composizione, diventando in maniera quasi naturale la title track".

Siamo a un anno dall’uscita di “Le stelle sono rare”, il vostro primo album che raccoglie, però, anni di canzoni e attività. Che 2018 è stato?

Dall'uscita del disco fino ad oggi è stato un susseguirsi di momenti, incontri, scambi, estremamente emozionanti ed arricchenti. Trovarsi davanti a centinaia di persone in una sala straripante, il 26 gennaio scorso all' Ex asilo Filangieri di Napoli per il lancio del disco, è stata la conferma che tutto il lavoro fatto negli scorsi anni aveva colpito il cuore delle persone. Da allora fino ad oggi, abbiamo suonato molto in giro per l'Italia e ovunque abbiamo sentito calore e sostegno che ci spingono ad andare avanti e a lavorare ad un nuovo progetto discografico.

“Sonorità mediterranee” è quello che si legge di più ascoltando la vostra musica e in effetti, se proprio dobbiamo trovare un termine ombrello, direi che ci può stare, eppure le sfumature sono tantissime. Come arrivate a trovare un suono, una produzione, un vestito alle canzoni? 

Il leit motif di molti gruppi è “ognuno porta un background musicale diverso”. Ed anche noi non vi stupiremo! In effetti è naturale che sia così. Poi il bello sta nel cercare di trovare una quadra tra le influenze di ognuna, tra il disordine zigano e le dinamiche del pop o le armonie della bossanova. Non cerchiamo etichette per un genere in particolare, e questo forse a volte fa perdere i riferimenti, ma è proprio quello che ci interessa per poter sperimentare e contaminare il nostro sound. Per il disco, dopo la fase compositiva, quando i brani avevano una forma più chiara, abbiamo deciso di farci dare una direzione artistica che fosse univoca. Ci siamo affidate quindi ad Ernesto Nobili, che con il suo gusto e la sua esperienza ha confezionato un disco del quale siamo orgogliose.

Domanda di rito per chi non vi conosce: come si incontrano le Mujeres e come decidono di dare il la a questo progetto? 

L'incontro umano è stato assolutamente casuale, qualcuna era amica di qualcuna che poi era già amica di qualcun'altra. Annaclaudia Postiglione (chitarra), Igea Montemurro (violino) e Giordana Curati (fisarmonica) avevano già messo su un trio strumentale, un'esperienza che dopo un po' si è evoluta in un progetto più ampio e strutturato con il coinvolgimento di Assia Fiorillo (Voce) e Marisa Cataldo (Batteria). Infine, dalla pubblicazione del disco, per i live si è aggiunta Agnese Mari al basso.

Un progetto che si sta levando anche qualche soddisfazione, come la selezione della vostra “E Je Parlo ‘E Te” nel disco “Voci Per La Libertà” di Amnesty International.

“E Je Parlo ‘E Te” è un brano intimista che affronta il tema dell’omofobia e lo fa con delicatezza. È stata una sorpresa anche per noi, considerato il suo appeal più da teatro che da concorso. E invece siamo riuscite ad arrivare alla finale di questo storico concorso, che dà voce alla musica emergente impegnata nella lotta per i diritti umani, ottenendo il “premio web social”.

Il Mediterraneo, certo, l’amore per il cantautorato, le atmosfere gipsy, il jazz, il Sud America, ma anche una forte impronta sociale, appunto, che si sviluppa anche al di fuori dei testi delle vostre canzoni, giusto?

L'impegno sociale lo sentiamo molto forte sia come musiciste che come donne; ci siamo esibite in diverse iniziative di solidarietà o di protesta civile, cosa che l'arte deve sempre sapere e poter fare. Adesso più che mai visto il cupo momento storico che viviamo. Dentro i testi, inevitabilmente, riversiamo idee e convinzioni personali. In questo lavoro ci è piaciuta molto l'idea di capovolgere alcuni stereotipi dell'immagine della donna nelle canzoni, sempre all'insegna del dramma o imbrigliata nelle idealizzazioni. Il femminile che abbiamo raccontato invece è goffo, un po' scomposto ma coraggioso, autoironico e intraprendente.

Come mai "Le stelle sono rare" è diventato il titolo dell’album? Come nasce la canzone e che ruolo ha all’interno dell’album?

Le stelle sono rare è uno dei primi brani scritti per il progetto del disco. Nel tempo ha assorbito i contributi musicali di ognuna di noi e quindi in qualche modo sintetizza il nostro approccio corale alla composizione, diventando in maniera quasi naturale la title track. Il testo esprime appieno lo spirito del disco, una visione dell'amore ironica e singolare. Attraverso l'idea di un corteggiamento senza molte speranze, il brano racconta la fatica di sentirsi speciali agli occhi dell'amore. Narra della bellezza di un corteggiamento poetico e del coraggio necessario affinché si possa essere originali e conquistare la persona amata nel più singolare dei modi, una stella speciale e rara, insomma che brilla su tutto il resto. Ma il suo epilogo in fondo è appunto ironico.

Il 2019 sarà un anno di tour in Italia e anche all’estero: come vi muovete per le date estere, che Paesi toccherete? Come coltivate questa tensione verso altri Paesi? 

Ci aspettiamo cose belle da questo 2019: il concorso Voci Per La Libertà insieme all’ente Nuovo Imaie ci ha selezionate come gruppo emergente destinatario di un fondo che ci permetterà di organizzare date in Italia e all’estero. Al momento siamo in fase di organizzazione, ma pubblicheremo gli aggiornamenti sui nostri canali social e sul sito. Ci auguriamo quindi di riuscire a suonare di più all’estero perché diversamente dall’Italia, che si piega un po’ troppo spesso a logiche commerciali e mainstream, l’Europa si è storicamente dimostrata molto più capace di accogliere proposte artistiche indipendenti e alternative. In Europa gli investimenti nella cultura consentono al pubblico, già più educato all’ascolto di sonorità nuove o differenti, di avere maggiore pluralità nella scelta musicale.

Tra l'altro nell’album ci sono anche due pezzi in spagnolo (uno è un classico come “Remedios”) e uno in inglese.

La scelta dei brani in inglese e in spagnolo deriva dalla volontà di portare nel concept del disco la nostra apertura per ciò che è differente. Una lingua diversa, che ha anche sonorità diverse, porta con sé modi diversi di pensare e di comunicare.