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Che noia la musica in tv, sempre gli stessi cantanti, sempre le stesse canzoni

L’estate, il tormentone, l’heavy rotation in radio, le prime serate, le prime serate due volte in pochi giorni, le prime serate tre volte in pochi giorni, insomma, la musica in tv è solo grande evento, non quotidianità come accade per ognuno di noi. Sempre le stesse canzoni, gli stessi artisti e la stessa noia.
A cura di Francesco Raiola
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Arena di Verona (LaPresse, foto d'archivio)
Arena di Verona (LaPresse, foto d'archivio)

L'estate, il tormentone, l'heavy rotation in radio, le prime serate, le prime serate due volte in pochi giorni, le prime serate tre volte in pochi giorni, insomma, la musica in tv è solo grande evento, non quotidianità come accade per ognuno di noi. La tv vede la musica solo quando bisogna celebrarne la parte più mainstream, come se non la si potesse celebrare con programmi quotidiani, cercando di dar spazio alle varie componenti di cui è formata. In questi ultimi giorni abbiamo visto trasmissioni che celebrano la musica e che hanno al proprio interno sempre le stesse canzoni, sempre gli stessi cantanti, sempre le stesse cose, insomma, in un circolo vizioso che rende visibile solo ciò che è già estremamente visibile. Almeno, però, resta la solidarietà verso i lavoratori dello Spettacolo.

Vero, sono quelli i tormentoni dell'estate, le hit che tutti abbiamo sentito (anche basta!) negli ultimi due tre mesi e hanno conquistato le classifiche radiofoniche, di streaming e di vendita, ma il punto è che il circolo vizioso fa sì che alla fine ascoltiamo solo le canzoni e i cantanti famosi, che quella pervasività l'hanno raggiunta grazie a enormi passaggi radiofonici, televisivi e di playlist. Insomma, il solito discorso che vuole che celebriamo solo ciò che vogliamo far diventare virale. È il problema che ci troviamo davanti quando ci confrontiamo con l'invisibilità della musica in televisione. A parte il Festival di Sanremo, praticamente la tv usa la musica come contorno, solitamente un po' sciapo e tendenzialmente senza varietà.

Si celebrano i grandi cantautori, si ascoltano le canzoni del momento come sottofondo ai programmi, si mandano in onda i concerti degli artisti super affermati. E, ovviamente, ci si dimentica di un mondo estremo, sfaccettato, fatto di tantissime realtà che solo a fatica e per concessione divina riescono a sfondare la patina del grande pubblico. Insomma, vale sempre il discorso che se non arrivi al grande pubblico non esisti. Modello che talvolta penalizza anche alcune delle voci che un pezzo di storia della musica lo hanno scritto, ma che non sono appetibili (perché, per esempio, non si piegano al concetto di hit estiva).

Sui canali principali non si vedono praticamente trasmissioni che fanno da vetrina alla musica, casomai affiancando grandi nomi a scoperte. Chi è cresciuto negli anni '90, per non andare troppo indietro, ricorda senza dubbio Mtv (con una serie di programmi spin off anche per chi voleva andare oltre il mainstream), o i programmi di Red Ronnie come "Help" e "Roxy Bar" che permettevano al pubblico di scoprire giovanissimi Ben Harper, Any Di Franco a cui si affiancavano i gruppi italiani esordienti e finanche musicisti classici come Andrea Griminelli. Poi il mondo della musica è cambiato e anche quello televisivo, la distribuzione si è modificata e l'industria ha attraversato una crisi profonda dalla quale si sta tirando fuori solo in questi ultimi anni.

Lo streaming, il digitale in generale, stanno dando altri spazi ai musicisti, e questo è un bene, ma resta il problema dell'incisività di radio e tv nella vita di tantissime persone a cui praticamente non si mostra che un pezzetto piccolo e ridotto del panorama, rendite lunghe decenni (e ormai quasi ingiustificati), un piattume estremo e un revival che praticamente toglie ossigeno alle novità. Qualche tentativo c'è stato, rigorosamente in seconda serata inoltrata, come avvenuto per i programmi di Manuel Agnelli e Brunori (diversi ed entrambi con ottimi spunti), ai quali non c'è stato seguito. È vero, questi ultimi anni ci hanno insegnato che la tv e le radio non sempre servono per fare i numeri, ma veramente i numeri sono l'unico parametro che ci interessa?

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