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5 scienziati hanno nascosto frasi di Bob Dylan nelle loro pubblicazioni

Cinque ricercatori svedesi hanno scommesso, per 17 anni, di inserire quante più citazioni possibili di Bob Dylan all’interno delle loro pubblicazioni. Come ricompensa, una cena in un ristorante locale.
A cura di Francesco Raiola
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Bob-Dylan
Bob Dylan

L'amore per Bob Dylan può toccare anche la ricerca scientifica, come dimostra una scommessa che si è svolta per molti anni tra 5 ricercatori svedesi amanti del cantautore di Duluth. Una scommessa che va avanti da 17 anni, per la precisione, che prevede di dover inserire quante più citazioni possibili delle canzoni di Bob Dylan all'interno delle loro pubblicazioni, prima che vadano in pensione; per il vincitore il premio sarà una cena in un ristorante locale. Una scommessa che nessuno ha preso sottogamba e, col senno di poi, a scorrere la lista dei titoli delle loro pubblicazioni fa impressione vedere come siano riusciti a inserire titoli del cantautore parlando di neuroni, cellule e tutto ciò che riguarda la ricerca scientifica.

La scommessa, come riporta il Guardian, cominciò nel 1997 quando Jon Lundberg e Eddie Weitzberg – docenti nel Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia del Karolinka Institutet – pubblicarono su Nature "Nitric Oxide and Inflammation: The Answer Is Blowing In the Wind", riprendendo forse uno dei pezzi più conosciuti del cantante: "Entrambi amiamo Bob Dylan quindi quando ci siamo ritrovati a dover scrivere un pezzo che riguardava la misurazione del monossido d'azoto sia nel tratto respiratorio che nell'iintestino… il titolo è venuto fuori e calzava a pennello" come ha spiegato Weitzberg. La scommessa nasce quando qualche anno dopo i due videro un artisolo scritto da Jonas Frisén, Professore al Dipartimento di biologia cellulare e molecolare e Konstantinos Meletis, ricercatoreal Dipartimento di Neuroscienze, i quali riuscirono addirittura a far meglio dei loro colleghi titolando una ricerca con il nome di un album di Dylan e una canzone, "Blood on the tracks: a simple twist of fate" in cui parlavano di come le cellule ematiche potessero modificarsi e diventare cellule nervose. Lundberg e Weitzberg, quindi, scrissero un pezzo in cui nel titolo inserirono "The times they are a-changin’" e diedero il via alla sfida con una mail.

A quel punto cominciarono a spuntare articoli come ‘Eph receptors tangled up in two’ ispirato a ‘Tangled up in blue" e "Dietary nitrate – a slow train coming’", finché arrivò anche Kenneth Chien, Professore di Ricerca Cardiovascolare al Dipartimento di Biologia molecolare, il quale inizialmente citò Dylan senza essere a conoscenza della scommessa. "La gara, comunque, è aperta a tutti" dicono ma è fondamentale che "la citazione sia legata a un contesto specifico, che rinforzi il messaggio e innalzi la qualità dell'articolo e non viceversa". Il perché di Dylan è presto detto, oltre all'amore dei cinque per il cantautore, infatti, c'è il fatto che "Un musicista che continua sulla propria strada per 30 anni non è uno che la gente ha voglia di ascoltare sempre. La buona musica è innovativa, come quella di Bob Dylan e lo stesso vale per la ricerca. Un ricercatore deve anche cercare di trovare percorsi nuovi, differenti", come dice Konstantinos Meletis.

Una scommessa, insomma, che è destinata a continuare, senza fermarsi, "Like a Rolling Stone".

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