in foto: Paolo Vallesi

Si chiama "Un filo senza fine", l'ultimo album di Paolo Vallesi, che arriva a distanza di qualche mese da alcuni singoli lanciati singolarmente sul web e dopo in periodo lungo in cui il cantante, volto e voce nota della musica leggera italiana, si era preso un lungo periodo di stop, dopo una delusione musicale ma soprattutto discografica, il fallimento di un album su cui aveva investito molto in prima persona e problemi con l'etichetta. Non è semplice confrontarsi con numeri scarsi e scarsa considerazione se sei l'autore di canzoni che oggi tutti ricordano, da "La forza della vita", di cui ricorrono i 25 anni, "Grande", "Le persone inutili".

E così Vallesi ha voluto riprendere in mano il filo di una carriera lunga oltre 25 anni e tornare con un album intero in cui unisce passato (con le cover di alcune delle sue canzoni più famose), il presente, ovvero gli inediti presenti, e il futuro, che si ritrova, spiega ai microfoni di Fanpage.it, nelle sonorità più elettroniche in “In questo mondo”. Vallesi è ripartito da "Pace", la canzone scritta e cantata assieme ad Amara, e portata per la prima volta su un palco a lui molto caro, quello del Festival di Sanremo, dove è salito da ospite, fino ad arrivare all'esordio in 30esima posizione nella settimana d'esordio.

“Un filo senza fine” è il tuo nuovo album e visto com’è composto (e senza ascoltare il brano omonimo), immagino che quel filo sia quello che attraversa la tua carriera…

È un titolo bivalente: è una traccia dell'album che da una parte parla di un argomento ben specifico, però volevo che fosse il titolo dell'album perché questo filo senza fine è anche il mio rapporto con la musica, che a prescindere che la si faccia per tante persone o per poche, per me è una cosa più importante della mia vita. Volevo che questo filo unisse il mio passato musicale, con canzoni come "Le persone inutili", "La forza della vita" riarrangiate in maniera totalmente diversa, con l'orchestra sinfonica che le ha rese distaccate da ogni tipo di tempo e di suono, il presente, perché ci sono delle canzoni inedite e anche un po' il futuro perché è con la musica che voglio andare avanti e ci sono degli arrangiamenti che possono dare anche l'idea della mia produzione futura. In più ci sono il duetto con Amara che è una cosa importantissima, così come lo è averla potuta presentare a Sanremo, e l'omaggio a Fossati, perché come io mi sono reso conto che alcune mie canzoni sono state compagne dell'adolescenza per molti, li hanno fatti crescere e fatto compagnia, così io ho avuto come riferimento "Una notte in Italia" e l'ho voluto ringraziare per le emozioni che mi ha dato, facendo una mia versione della canzone, orchestrata in maniera diversa.

L’uno-due iniziale è un chiaro messaggio contro la violenza e la guerra, argomenti che, mi pare, ti stiano molto a cuore…

Sì, le prime due canzoni, "Pace" e "Un filo senza fine", sono le due facce della stessa medaglia, con la prima che parla dell'importanza della pace interiore, di quanto sia importante avere pace dentro di sé per poterla trasmettere all'esterno, e "Un filo senza fine" che è una denuncia verso l'uso delle armi e la considerazione che ho che la violenza genera solo altra violenza. Credo che se ci sia una strada, questa sia quella della comprensione, del dialogo e dell'unione, non certo dalla violenza.

Senti, a proposito di Amara, cosa hai trovato in lei che ti ha portato a questa collaborazione?

È una persona di una emozionalità, solarità e amore verso la propria arte bella e non comune a tutti. Ci siamo conosciuti per caso ed è nata un'amicizia che durerà per sempre e una collaborazione che è stata fatta nel modo più bello possibile, nella verità. "Pace" l'ha scritta lei, ma si è tramutata subito in duetto, le nostre voci si fondevano bene ed è una gran bella cosa, per questo abbiamo deciso di fare alcuni concerti insieme tra fine aprile e fine maggio per poter presentare i rispettivi dischi. Una collaborazione che mette a primo posto l'amicizia e la verità, più che un calcolo.

Hai ritrovato un palco importante per te, come quello di Sanremo. Come è stato ritornarci?

La grande gioia di trovare quel palco, in veste di ospite, è una cosa molto bella e importante, e per questo ringrazio il direttore artistico. Sembrava che dovessimo essere in gara, nessuno sa o vuol sapere i motivi per cui la canzone non sia rientrata nella lista dei 22, ma diciamo che l'abbiamo comunque cantata su quel palco, ed era quello che volevamo.

Ti sei fatto prendere anche tu dalla voglia di quel pop un po’ elettronico che tanto si porta (in “In questo mondo”)?

Sì, però credo che ci vogliano le canzoni giuste per fare le cose in un certo modo. A volte sento delle produzioni di canzoni che hanno tutta un'altra natura, sono solo vestite di elettronica e le trovo molto discrepanti. Io ho lavorato in quel modo solo su quella canzone, perché solo quella canzone lo chiamava. Le canzoni non si decide per forza se farle elettroniche o no, per pura scelta commerciale, si può fare se la canzone te lo chiede, in fondo è nata da un provino che aveva quella ritmica lì.

Sono 25 anni da "La Forza della vita". Che vita era quella? Ricordi la genesi di quella canzone e soprattutto lo sconvolgimento ebbe sulla tua vita?

Proprio in questi giorni, la Siae ha certificato che questa canzone, essendo stata pubblicata in più di 80 paesi nel mondo e tradotta in non so quante lingue e suonata in quasi tutte le parti del mondo, è diventata un evergreen della musica italiana, e ne sono rimasto sbalordito, perché non ti aspetti che una cosa che hai concepito magari mentre sei da solo a scrivere, possa prendere un respiro così largo. Quando ho scritto quella canzone ero da solo, con le persone che lavorano con me, pensando di scriverla per noi, perché quando scrivi una canzone non pensi che questa possa avere successo o possa diventare qualcosa di cui puoi parlare anche 25 anni dopo… insomma la canzone è nata come tute le altre, da una considerazione sul valore della vita, un inno alla vita che ho scritto assieme a Beppe Dati e sono cambiate tante cose in questi 25 anni, ma mi piace che questa canzone sia rimasta nel cuore e nelle orecchie della gente e credo che questa sia una grande gratificazione per me che faccio questo lavoro, non c'è altro che si può dire se non ringraziare tutti quelli che l'hanno amata.

Hai passato un lungo periodo di silenzio, come mai? È un suicidio discografico, praticamente…

Sono famoso per non essere furbo, nel senso buono del termine. Diciamo che c'è stato un periodo della mia vita, soprattutto dopo un disco che si chiamava "Sabato 17:45" che non andò bene per niente. Lo produssi e lo feci con tutto il mio amore verso la musica, ma con poca furbizia, non promuovendolo, in più la casa discografica interruppe subito la promo perché non aveva le caratteristiche che doveva avere e il nostro rapporto si interruppe un po' bruscamente e così per un po' di tempo ho odiato il mondo che circondava la musica, mi sono staccato da tutto e da tutti, ho fatto altre cose, sempre legate alla musica, ho scritto colonne sonore, prodotto artisti emergenti, però per un certo periodo l'idea della discografia non mi è più appartenuta. È chiaro che poi quando vuoi rimetterti sul mercato devi renderti conto che il tempo è passato e che quando ti riaffacci le persone ti dicono ‘ah, che bello che sei ancora vivo', però magari non gliene frega più niente. Allora riparti veramente da zero, con lo spirito con cui scrivevo le mie prime canzoni, quando nessuno mi considerava e sono ripartito così, senza che mi considerassero, a parte i miei amici più stretti e i fan che mi hanno sempre seguito e da lì siamo arrivati a pubblicare delle cose, a fare dei video e adesso quest'album che è arrivato al 30° posto alla prima settimana, che per me è una bella soddisfazione.

Che sensazioni stai avendo in questi primi giorni?

Una sensazione bella, dovuta al fatto che le persone che hanno ascoltato il disco sono tutte strafelici e trovano tutti che sia un disco bellissimo. Magari non è facile portare a conoscenza tutti di questo progetto, perché ci sono tante cose, e difficile è farlo sapere, ma la cosa che ti dà fiducia è quando ti rendi conto che chi ti dice che è bello non te lo dice per farti un complimento, ma perché l'ha ascoltato e ti parlano di una canzone e non di un'altra. L'importante è aver fatto qualcosa di cui sono felice.